
Decolleranno il 4 novembre dalla base aerea di Istrana (Treviso) i 4 cacciabombardieri AMX del 51° e 32° Stormo che l’’Italia ha deciso di inviare in Afghanistan per rimpiazzare i 2 jet Tornado schierati nel Paese asiatico da un anno nel quale hanno effettuato 350 sortite per un totale di circa 900 ore di volo. Gli AMX, appartenenti alla versione aggiornata Acol opereranno in Afghanistan dall’aeroporto di Herat ma avranno ‘i medesimi compiti di ricognizione aerea” ricoperti finora dai Tornado”. ”La missione non cambia”, ha assicurato il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, il generale Daniele Tei. “Piloti e specialisti della linea di volo AMX sono addestrati e pronti a svolgere il loro compito e lo hanno dimostrato durante le esercitazioni Green e Red Flag negli Usa. In Afghanistan”.
In realtà, alla Green Flag tenutasi nel deserto del Nevada nell’agosto scorso, gli equipaggi di 10 jet italiani AMX si sono addestrati a compiere per lo più missioni di attacco al suolo in simulazioni che ricreavano il contesto afghano. Attacchi che in Afghanistan non sono autorizzati a compiere se non, in caso di emergenza, utilizzando esclusivamente il cannoncino di bordo. Una limitazione assurda sul piano militare e ridicola sotto il profilo politico. Nessuna forza aerea alleata in Afghanistan infatti ha simili limitazioni.
Americani, britannici, olandesi, danesi, norvegesi e olandesi colpiscono i talebani quasi esclusivamente con le bombe guidate, più precise ed efficaci dei cannoncini e lanciabili da quote medie senza esporre aerei e piloti al fuoco delle armi talebane. Un solo Paese la Germania, vieta l’impiego di armi a bordo dei suoi Tornado basati a Mazar-i-Sharif, autorizzati quindi a compiere solo missioni di ricognizione. La “via di mezzo all’italiana” punta a evitare che i nostri possano provocare vittime civili, certo involontarie ma non così rare in Afghanistan dove i talebani si fanno scudo con la popolazione. Le regole d’ingaggio più recenti imposte dal comando alleato vietano però l’intervento aereo se c’è il rischio di colpire civili e quindi tanto varrebbe impiegare tutto il potenziale bellico a disposizione dei nostri jet. Anche perché finora gli aerei alleati sono intervenuti più volte a tirare fuori dai guai le truppe italiane cadute in imboscate. Non sarebbe male rendere il favore agli alleati e provvedere autonomamente a proteggere le nostre truppe a terra senza ridicole mezze misure.
Il generale Tei ha tenuto a sottolineare come “l’attività di ricognizione aerea svolga un compito essenziale per garantire la sicurezza della popolazione locale, dei militari della coalizione e delle forze afghane” ma è evidente la contraddizione di una forza aerea che schiera in Afghanistan ben 8 velivoli in grado di lanciare bombe e concepiti anche per questo compito (4 AMX e 4 velivoli teleguidati Predator) ai quali viene però negato l’uso delle armi nonostante le incursioni talebane nell’ovest afgano, la regione posta sotto comando italiano, siano in continua crescita. Secondo indiscrezioni esiste la possibilità che l’autorizzazione all’uso del cannoncino di bordo (giunta dal ministro nel luglio scorso) costituisca solo un primo passo per arrivare gradualmente al via libera anche all’impiego di bombe guidate. Un’ipotesi che non tranquillizza considerato che abbiamo già avuto abbastanza perdite in Afghanistan per poter rinunciare fin d’ora a usare il guanto di velluto con i talebani.
- Lunedì 2 Novembre 2009


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