
Doveva essere il banco di prova del nuovo rapporto tra governo e cittadini. Lui vuole (voleva) dimostrare di essere diverso dal suo predecessore; lui intende(va) far vedere di essere in grado di gestire le grandi emergenze nazionali; lui punta(va) a convincere l’opinione pubblica della sua volontà di prendersi cura (I Care) della collettività .
La performance non è però stata delle migliori. Anzi, Rischia di essere un boomerang. Troppe aspettative create e deluse sulla gestione della pandemia dell’influenza A. Troppi annunci a cui non sono seguiti azioni pratiche.
Certo: non solo per colpa della Casa Bianca, ma vallo a spiegare all’ordinary man, all’uomo della strada, visto che prima gli hai detto “ti devi vaccinare, perché il pericolo è grande”, ma poi “non gli hai fatto trovare” l’antidoto a portata di mano.
La distribuzione ritardata delle dosi del vaccino, dopo che l’amministrazione aveva detto che la macchina organizzativa era in moto e procedeva senza problemi, ha messo Barack Obama in una situazione imbarazzante. Molto. Tanto che lo stesso presidente (per passare all’attacco) ha voluto scaricare il barile su Big Pharma e ha fatto rendere pubblico il suo malumore nei confronti delle case farmaceutiche.
A cinque giorni dalla dichiarazione dello stato d’emergenza, è stato il portavoce Robert Gibbs a dire ai cronisti che affollavano la sala stampa della Casa Bianca: il presidente è molto deluso (arrabbiato) per quello che è successo. “Perchè lui stesso aveva assicurato che il vaccino sarebbe stato distribuito nei tempi previsti e - ha proseguito Gibbs - non sarà soddisfatto fino a quando ciò non avverrà ”.
Parole che hanno suscitato subito le reazioni delle multinazionali. Che si sono difese. Noi abbiamo fatto tutto il possibile, ci siamo mossi, e abbiamo prodotto l’antidoto in meno di sei mesi, in un tempo inferiore a quello usuale per produrre il vaccino per l’influenza stagionale, ha fatto sapere, dopo le critiche dell’amministrazione, Andrin Oswald, a capo della sezione vaccini della Novartis. Il braccio di ferro è dunque iniziato e terminerà solo quando tutte le dosi saranno a disposizione del pubblico. Solo allora, il presidente sarà tranquillo. Già , perché la gestione della “swine flu”, come dicevamo, rischia di essere un problema serio per Obama.
Se venerdì Robert Gibbs si è scagliato contro le multinazionali del farmaco è (anche) perchè il giorno prima il New York Times era uscito con un pezzo sobrio, ma tagliente sulla questione. Il titolo era esplicito “La mancanza di vaccino sta diventando un test politico per Obama“. L’articolo sottolineava come Barack Obama - nonostante la scorsa primavera avesse chiesto ai suoi consiglieri di non fare trovare l’amministrazione impreparata nel fronteggiare una possibile pandemia - si trovasse alle prese con un ritardo nella consegna del vaccino che avrebbe potuto rivelarsi un pericolo per lui: “Perché in grado di erodere la fiducia dell’opinione pubblica nel governo“.
Nel servizio erano descritti tutti gli sforzi di Barack Obama per arrivare preparato all’appuntamento con la pandemia: le riunioni con i consiglieri per decidere la strategia da adottare e gli incontri con ex membri dei gabinetti precedenti, come, per esempio, David Mathews, segretario alla sanità con Gerald Ford, il quale, nel 1976 dovette fronteggiare una vaccinazione di massa per una epidemia che in realtà non ci fu mai. Ma soprattutto il pezzo del Nyt puntava il dito su una questione scivolosa per l’amministrazione: la grande enfasi con cui il Ministro per la sanità Kathleen Sebelius aveva detto che il vaccino sarebbe stato presto a disposizione di tutti.
Una settimana dopo la proclamazione della stato d’emergenza nazionale(occasione in cui Obama ha scelto di adottare un basso profilo, limitandosi a un comunicato letto nel Giardino delle Rose della Casa Bianca), con almeno metà delle dosi mancanti rispetto ai 40 milioni promessi, quelle frasi della Sibilius, sono apparse un errore strategico. Di cui Obama rischia di pagare il conto.
Anche perchè lepolemiche su questo tema avevano già sfiorato la Casa Bianca. Quando le due figlie erano state vaccinate contro l’H1N1. Favoritismo o buon esempio? Malia e Sasha avevano il diritto all’antidoto oppure lo hanno avuto prima di altri perchè figlie del presidente?
La risposta ufficiale è stata lapidaria: i protocolli sono stati seguite e le due bambini hanno avuto il vaccino insieme a tutti i bambini di Washington D.C. Ma nonostante queste rassicurazioni, a leggere i blog in rete, non pochi pensano che, in realtà , la verità sia un’altra. Ma questo sta più alla sfiducia cronica degli americani nei confronti dei politici nelle vicende sanitarie che a oggettive responsabilità di Obama.
Quello che preoccupa il presidente è che le polemiche vadano avanti e che lui si senta dire quello che John Kerry disse a George W. Bush nel 2004, durante la campagna elettorale, quando gli Usa si trovarono a corto di vaccini per combattere l’influenza stagionale. “E’ tipico del modo di governare di Bush” disse Kerry, alludendo a quella che lui riteneva essere disattenzione (indifferenza, menefreghismo) del presidente repubblicano ai temi sociali.
L’incubo di Barack Obama è ora quello di sentirsi dire dai repubblicani, ma soprattutto dagli americani, ciò che il candidato democratico disse allora all’inquilino della Casa Bianca.
- Lunedì 2 Novembre 2009


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Commenti
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Il 3 Novembre 2009 alle 5:34 jimmie01 ha scritto:
CHANGE IS COMING. DOMANI SI VOTA IN NEW JERSEY AND VIRGINIA. STAY TUNED FOLKS. OBAMA WILL GET A NICE WAKE UP CALL.
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