Barack Obama è ora un loser in Afghanistan. Riuscirà a diventare un winner dopo la scelta di Abdullah Abdullah di non partecipare al ballottaggio del prossimo 7 novembre?
A seguito della decisione della Commissione elettorale afghana di proclamare Ahmid Karzai vincitore delle elezioni, il presidente statunitense si trova una situazione molto complicata. L’uomo che Obama non avrebbe voluto più vedere guidare il governo di Kabul è lì, al suo posto: politicamente debole, scarsamente legittimato dal voto (pieno di brogli certificati) popolare, ma pur sempre lì, come unico interlocutore “forte” (perchè non ce ne sono altri) con cui doversi confrontare. “Non avremmo mai voluto arrivare a questo punto - ha detto uno dei più stretti consiglieri di Barack Obama, il quale ha parlato con i giornali americani solo a condizione di restare anonimo. “Non vorremmo essere in questa situazione, dopo nove mesi dall’insediamento del presidente, durante i quali speravamo di cambiare le carte in Afghanistan”.
Gli errori dell’amministrazione Obama
Gli Usa non avevano puntato su Abdullah Abdullah, ma speravano in elezioni democratiche, per avere un presidente nella piena funzione. Non volevano più Hamid Karzai, ma hanno sponsorizzato un possibile rivale, Ashraf Ghani, economista di buona fame in Occidente (ma non nel suo paese) che in realtà non è mai stato veramente in campo.
Dopo l’annullamento del ballottaggio, Barack Obama è costretto a fare buon viso a cattivo gioco: trattare con Karzai, tentare di ribaltare la carte in tavola per trasformare una (strisciante) sconfitta politica (e militare, se si pensa i talebani) in una (possibile) vittoria.
Obiettivo: Karzai sotto tutela
I consiglieri del presidente americano hanno già fatto sapere quale potrebbe essere la strategia: mettere sotto tutela Hamid Karzai, imporgli un ultimatum. Entro sei, sette mesi, il presidente afghano dovrà soddisfare le richieste imposte dall’agenda statunitense. In particolare, dovrà “ripulire” dagli elementi più corrotti il suo governo e la struttura dei governatori provinciali e dovrà dimostrare di volere un dialogo con l’opposizione per evitare che in un paese in guerra si crei anche un muro contro muro tra le forze politiche che concorrono al tentativo di costruzione della democrazia afghana.
Ma Karzai dovrà soprattutto accettare quelle riforme istituzionali che dovrebbero, alla fine, toglierli molto del (poco) potere che ora dispone. In particolare, gli americani puntano alla creazione della figura del primo ministro eletta del parlamento e non indicata dal presidente, come avviene ora. Un contrappeso per “fare fuori” Hamid Karzai e mettere in quel ruolo chiave un uomo vicino all’amministrazione Obama.
Rafforzare l’esercito afghano
L’altro binario su cui intendono lavorare gli americani è il rafforzamento dell’esercito afghano. Nonostante tutti gli sforzi statunitensi, per ora, le truppe di Kabul non sono mai state in grado di svolgere un efficace azione contro i Talebani. Per molti, anche a causa della “prudente” gestione militare da parte di Karzai.
La Casa Bianca vuole che il presidente afghano cambi marcia (e pagina) anche in questo campo. Per Obama, questa diventa la chiave di volta della presenza americana in Afghanistan. Perchè un esercito di Kabul autonomo, in grado di contenere la presenza dei guerriglieri islamici, vorrebbe dire che gli Usa non sarebbero costretti a inviare i soldati richiesti dai generali americani. Potrebbe significare “un pareggio” e non una sconfitta nella guerra che sta andando avanti da otto anni. Per questo Barack Obama concede tempo a Hamid Karzai, ma soprattutto “se lo” prende prima di fare scelte sull’impegno militare Usa nel paese del Centro Asia. Adotta, cioè, la stessa tattica seguita finora.
Il Guardian: hanno vinto i cattivi
Ma come scrive Simon Tisdall sul quotidiano britannico Guardian, magari il presidente magari riuscirà a tirare fuori il cappello dal cilindro, “ma la sua incapacità di gestire il processo elettorale in Afghanistan si è rivelata una debacle a “cinque stelle“. E - prosegue l’opinionista - lo ha fatto sembrare un perdente, proprio come chiunque altro. I soli vincitori - chiude Tisdall - questa occasione sono i cattivi”. Già . Pare proprio che alla Casa Bianca, Dipartimento di Stato e della Difesa se ne siano accorti.
- Martedì 3 Novembre 2009


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Commenti
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Il 4 Novembre 2009 alle 15:19 New Jersey e Virginia: doppio schiaffo a Obama - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] timore per il futuro, il cambiamento (nei portafogli, soprattutto ) che non arriva, le performance non esaltanti sull’Afghanistan da parte dell’amministrazione hanno condizionato il voto. Caso a parte la vittoria di Michael [...]
Il 5 Novembre 2009 alle 18:13 indigesto ha scritto:
Ma “afghanizzare” la guerra, come vorrebbero gli USA, coincide coi loro interessi? Non credo che il governo di Kabul sia disposto, quale che sia, a far guerra al “terrorismo” così come viene rappresentato dagli USA. Tuttalpiù troveranno un accordo coi Taleban. Ma questo va nella direzione degli interessi americani?
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