
Dal New Jersey e dalla Virginia non sono arrivati bei regali per l’anniversario della sua elezione alla Casa Bianca. Anzi. I democratici hanno incassato due (sonore) sconfitte (leggi qui) nelle elezioni per i governatori dei due stati. E i repubblicani esultano. Sperano, pensano che i tempi siano cambiati. Ad un anno esatto dalla (magica) notte di Chicago, il G.O.P punta sul fatto che l’effetto Obama sia finito, o in via di estinzione.
Credono nella fine del ciclo politico che, dodici mesi fa, ha portato il primo afro-americano alla Casa Bianca. Puntano alle elezioni di Mid Term per ribaltare gli equilibri al Congresso, in mano ora alla maggioranza democratica. I repubblicani esultano, ma devono anche studiare il perché della sconfitta del loro candidato nelle elezioni supplettive per un seggio alla Camera dei Rappresenti. Per il posto a Capitol Hill, il gioco, nella liberal Grande Mela, non era facile. Eppure una riflessione va sicuramente fatta.
Nonostante il vento (sembra) sia mutato, nonostante i milioni di dollari spesi per la campagna e nonostante un candidato moderato (che credeva nei diritti civili per i gay e nella libertà di aborto) fosse stato sostituito da Douglas L. Hoffmann, un politico dalla venature molto più conservatrici, più vicine al cuore pulsante, alla pancia, ai valori espressi dai repubblicani, la vittoria è andata al democratico Bill Owens.
Ma si tratta di sfumature. La notte elettorale ha portato buone notizie per il Grand Old Party. E un’ondata di fortissima preoccupazione per i democratici. Soprattutto per Barack Obama. La Casa Bianca ha voluto dissimulare l’inquietudine. Il suo portavoce Robert Gibbs ieri ha detto che il presidente non sarebbe stato sveglio fino a notte fonda per seguire i risultati. Un modo per prendere le distanze, per non essere coinvolto nell’importante test. Ma nessuno scorda che, in realtà , Barack Obama si era speso nelle scorse settimane con apparizioni e dichiarazioni pubbliche a favore dei due candidati democratici. Tutto inutile. Nel New Jersey, roccaforte democratica, si è imposto Chris Christie, battendo Jon Corzine, il quale sperava in un secondo mandato.
Ma il candidato repubblicano gli ha “scippato” la poltrona di governatore sulla quale, per la prima volta da un decennio, non siederà un democratico. In questo stato, il voto è stato condizionato anche da diversi fattori locali.
Il democratico Jon Corzine era l’uomo sbagliato al momento sbagliato. Troppe le polemiche sulla sua persona — anche per il suo passato di amministratore delegato della banca d’affari Goldman Sachs. Troppe le proteste per l’elevato numero delle tasse, per il malfunzionamento della macchina amministrativa statale. Molti avevano pronosticano che Corzine non ce l’avrebbe fatta. Erano stati buoni profeti.
E neppure l’intervento diretto di Barack Obama nella campagna elettorale ha fatto cambiare il corso della storia (di queste consultazioni). La Virginia era stata per anni, quasi 40, un territorio di caccia dei repubblicani fino a quando l’anno scorso, nelle presidenziali per la Casa Bianca, l’allora senatore dell’Illinois la strappò al G.O.P.
Dodici mesi dopo, lo stato ritorna nelle braccia dei repubblicani, con Bob McDonell che ha sconfitto Creigh Deeds. Anche questo è un segnale molto preoccupante per Barack Obama. Le prime analisi del voto fanno capire che quella pozione magica, quella miscela che lo portò un anno fa alla vittoria contro John McCain, non è stata condensata, solidificata. Ed è quindi, in questa occasione, svanita.
I giovani (una nuova generazione che si impegnò dietro lo slogan “Change, Yes We Can) e gli elettori indipendenti non sono andati a votare per i democratici. Non ci hanno creduto. Ma questo significa che non credono più in Obama? In parte, sì. La luna di miele tra il presidente e il paese era finita già qualche mese fa. Ma ora a pesare sull’effetto Obama rimangono tanti fattori. Gli indici economici sono migliorati, la recessione è tecnicamente finita, ma il tasso di disoccupazione è ancora troppo alto. E forti sono le polemiche sull’intervento del governo federale, sui piani di stimolo voluti dal presidente. Non è un caso che l’Huffington Post, il blog liberal per eccellenza, abbia intitolato “It’ economy stupid (not obama)“, (un titolo che appare quasi una giustificazione, avanzando l’ipotesi che, in realtà , la sconfitta non sia da imputare al presidente).
Il timore per il futuro, il cambiamento (nei portafogli, soprattutto ) che non arriva, le performance non esaltanti sull’Afghanistan da parte dell’amministrazione hanno condizionato il voto. Caso a parte la vittoria di Michael Bloomberg nella corsa per la poltrona di sindaco di New York. Ormai, il miliardario è il Re di Manhattan, acclamato dai cittadini, anche se l’affermazione per il terzo mandato consecutivo è stata più difficile del previsto.
- Mercoledì 4 Novembre 2009

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Commenti
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Il 4 Novembre 2009 alle 21:33 vincenzoaliascontadino ha scritto:
OBAMANIA C’EST FINÌ?
Era prevedibile che succedesse per vari motivi, ma questo non vuol dire che non potrebbe essere un capace Presidente e magari rieletto, se raddrizza il tiro crisi permettendo.
1) La sua forza è dovuta al web, quasi virtuale, oltre aver speso una cifra colossale per farsi eleggere.
2) Promesse non mantenute, chiusura di Quantanamo, vedi gli arresti effettuati di terroristi anche di nativi in Usa! In poche parole, gli Americani hanno paura nel ricordo del G0, visto le 4000 di morti e diecine di migliaia vittime che soffrono perchè hanno problemi psicofisici ed economici. In Italia, invece, i terroristi li leggono Onorevoli, invece di mandarli in Cina o Cuba. Obama per la crisi globale ha dovuto spendere una barca di miliardi, per finanziare le lobby dei costruttori d’auto e banchieri, senza parlare dei cachet e liquidazioni milionari versati a manager, invece di spennarli col fisco e pagare il danno: ora per l’assistenza Sanitaria, le lobby che sono potentissime miagolano allo sciupone.
3) I Repubblicani si prendono la loro bella rivincita, partiti alla carlona, vedi il flop di Rudolf Giuliani che sceso come un replay e la candidata Palin non vista da buon occhio, cosa dire di un odiato Bush J. Che ha dovuto difendere gli States da terroristi feroci o dimenticato quello che in questo momento il massacro di civili, soldati dell’Esercito Nazionale Afghano e dell’International Security Assistance Force (Isaf) sotto mandato del Consiglio di Sicurezza Onu del 2001 con il compito di sorvegliare la capitale Kabul, base aerea di Bagram da Talebani, figli di ‘ndrognole di al Qaeda, oltre dai signori della guerra che coltiva papaveri trecentuplicata per questo potenti e traditori: visto che non usano manieri forti! I repubblicani hanno vinto elezioni chiave per i Governatori della Virginia e il New Jersey nel primo test elettorale dopo la conquista della Casa Bianca da parte di Barack Obama. Mentre Bill Owens ha vinto l’elezione per il seggio alla Camera dei Rappresentanti del 23/0 distretto dello stato di New York. Tutto ciò Politica vuol dire coesione, senza si perde: ecco che uno staff e amministrazione devono essere concentrati in più mani ma sempre nella stessa coalizione vincente: altrimenti vuol dire caos, proprio quello che succede in Rai-Tv. By http://forum.panorama.it/f25/o.....ni-t16065/
http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/ Matera
Il 5 Novembre 2009 alle 3:42 enrico fumagalli ha scritto:
Se si legge “Il paese di Obama” di Maurizio Molinari, uscito da una decina di giorni ci si rende conto del grave errore degli USA, non era Obama da eleggere ma Michelle, quella L’America la sistemava senza tanti show e parole, una vera amazzone, decisa, sicura è lei la forza del marito, se Obama si azzarda a fare lo scherzo di Clinton, quella gli taglia le palle e le avrebbero avute a rischio i repubblicani se osavano contestarla. Grande donna con più palle del marito.
Il 5 Novembre 2009 alle 5:01 jimmie01 ha scritto:
Enrico, non so se nel libro e’ riportata la frase: …” per la prima volta in vita mia mi sento orgogliosa del mio Paese…”. La pronunzio’ M. Obama ad un comizio in favore del marito. Certo non fu orgogliosa quando le fu data la possibilita’ di laurearsi a Princeton, NJ ( io vivo a 5 miglia dall’ Universita’ )prima e poi a Harvard; o quando firmo’ un contratto di lavoro da 300.000 dollari all’ anno; o quando il marito fu eletto Senatore. E questa sarebbe la ” forza del marito “? Ma se negli ultimi sei-otto mesi della campagna elettorale del marito M. Obama fu messa in ibernazione!!! Ogni volta che la madama apriva bocca causava disastri!!! Non ho letto il libro di Molinari ( a proposito, ma chi e’, un altro dei ” PICCOLI COMUNISTI CRESCONO ” innamorati dell’ abbronzato ? ), non ti illudere M. Obama e’ la moglie di un politico, e, come tutte le mogli dei politici, e’ fatta della stessa stoffa del marito. Credimi. Nei tanti anni di residenza in questo Paese le viste le mogli dei politici. Sempre al fianco dei mariti spazzatura.Specialmente dopo la scoperta delle malefatte ( dovrei usare un’ altra parola, ma sarebbe davvero scurrile ). Vuoi che ti faccia l’ elenco? Senza pensarci su ti posso sfagiolare almeno sei nomi. Ciao.
Il 5 Novembre 2009 alle 5:06 jimmie01 ha scritto:
Enrico te la senti di commnetare sull’ articolo e sui risultati del voto? Grande notte per i conservatori. Comincia a comprare i dollari. Farai affari d’oro. Nel 2010 saranno i repubblicani a comandare al congresso. E adesso voglio proprio vedere se i democratici avranno le palle di approvare la riforma sanitaria. A proposito sai che il simbolo del partito democratico e’ un asino scalciante? Se lo sono proprio scelto bene il simbolo. Bunch of jerks.
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