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	<title>Mondo &#187; New Jersey e Virginia: doppio schiaffo a Obama</title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 17:34:20 +0000</pubDate>
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		<title>New Jersey e Virginia: doppio schiaffo a Obama</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Barack-Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[La sonora sconfitta nelle elezioni locali è un importante campanello d'allarme per i democratici. Che ora devono recuperare i voti (perduti) di  giovani e indipendenti ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/barack-obama-05-large.jpg" alt="Obama Health Care Overhaul" width="500" height="350" class="aligncenter size-large wp-image-5522" /></p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=10&amp;IDalbum=21901&amp;tipo=VIDEO" target="blank">Dal <strong>New Jersey</strong> e dalla <strong>Virginia</strong></a> non sono arrivati bei regali per l&#8217;anniversario della sua elezione alla Casa Bianca. Anzi.<strong> I democratici hanno incassato due (sonore) sconfitte (<a href="http://www.politico.com/index.html?refresh=1" target="blank"><strong>leggi qui</strong></a>) nelle elezioni per i governatori dei due stati. </strong>E i repubblicani esultano. Sperano, pensano che i tempi siano cambiati. Ad un anno esatto dalla (magica) notte di Chicago, il G.O.P punta sul fatto che l&#8217;effetto Obama sia finito, o in via di estinzione.<span id="more-6406"></span></p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/04/us/politics/04assess.html?_r=1&amp;hp" target="blank">Credono nella fine del ciclo politico che, dodici mesi fa, ha portato il primo afro-americano alla Casa Bianca</a>. Puntano alle elezioni di <em>Mid Term</em> per ribaltare gli equilibri al Congresso, in mano ora alla maggioranza democratica. I repubblicani esultano, ma <strong>devono anche studiare il perché della sconfitta del loro candidato nelle elezioni supplettive per un seggio alla Camera dei Rappresenti</strong>. Per il posto a Capitol Hill, il gioco, nella liberal Grande Mela, non era facile. Eppure una riflessione va sicuramente fatta.</p>
<p> Nonostante il vento (sembra) sia mutato, nonostante i milioni di dollari spesi per la campagna e nonostante un candidato moderato (che credeva nei diritti civili per i gay e nella libertà di aborto) fosse stato sostituito da <strong>Douglas L. Hoffmann</strong>, un politico dalla venature molto più conservatrici, più vicine al cuore pulsante, alla pancia, ai valori espressi dai repubblicani, la vittoria è andata al democratico <strong>Bill Owens</strong>.</p>
<p>Ma si tratta di sfumature. La notte elettorale ha portato buone notizie per il <em>Grand Old Party</em>. E un&#8217;ondata di fortissima preoccupazione per i democratici. Soprattutto per Barack Obama. <strong>La Casa Bianca ha voluto dissimulare l&#8217;inquietudine. </strong>Il suo portavoce Robert Gibbs ieri ha detto che il presidente non sarebbe stato sveglio fino a notte fonda per seguire i risultati. <strong>Un modo per prendere le distanze, per non essere coinvolto nell&#8217;importante test.</strong> Ma nessuno scorda che, in realtà, Barack Obama si era speso nelle scorse settimane con apparizioni e dichiarazioni pubbliche a favore dei due candidati democratici. Tutto inutile. Nel New Jersey, roccaforte democratica, si è imposto <strong><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Virginia-e-New-Jersey-vanno-ai-repubblicani-Festa-amara-per-lanniversario-di-Obama_3949681583.html" target="blank">Chris Christie</strong>, battendo<strong> Jon Corzine</strong>, il quale sperava in un secondo mandato.</a>
<p>Ma il candidato repubblicano gli ha &#8220;scippato&#8221; la poltrona di governatore sulla quale, per la prima volta da un decennio, non siederà un democratico. In questo stato, il voto è stato condizionato anche da diversi fattori locali.</p><p style="float: left;"><div style="width:500px;">
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<p><strong>Il democratico Jon Corzine era l&#8217;uomo sbagliato al momento sbagliato.</strong> Troppe le polemiche sulla sua persona &#8212; anche per il suo passato di amministratore delegato della banca d&#8217;affari Goldman Sachs. Troppe le proteste per l&#8217;elevato numero delle tasse, per il malfunzionamento della macchina amministrativa statale. <strong>Molti avevano pronosticano che Corzine non ce l&#8217;avrebbe fatta.</strong> Erano stati buoni profeti.</p>
<p><strong>E neppure l&#8217;intervento diretto di Barack Obama nella campagna elettorale ha fatto cambiare il corso della storia (di queste consultazioni).</strong> La Virginia era stata per anni, quasi 40, un territorio di caccia dei repubblicani fino a quando l&#8217;anno scorso, nelle presidenziali per la Casa Bianca, l&#8217;allora senatore dell&#8217;Illinois la strappò al G.O.P.</p>
<p>Dodici mesi dopo, lo stato ritorna nelle braccia dei repubblicani, con <strong>Bob McDonell</strong> che ha sconfitto <strong>Creigh Deeds</strong>. Anche questo è un segnale molto preoccupante per Barack Obama. Le prime analisi del voto fanno capire che quella pozione magica, quella miscela che lo portò un anno fa alla vittoria contro <strong>John McCain</strong>, non è stata condensata, solidificata. Ed è quindi, in questa occasione, svanita.</p>
<p><strong>I giovani (una nuova generazione che si impegnò dietro lo slogan &#8220;Change, Yes We Can) e gli elettori indipendenti non sono andati a votare per i democratici.</strong> Non ci hanno creduto.<strong> Ma questo significa che non credono più in Obama? </strong>In parte, sì. La luna di miele tra il presidente e il paese era finita già qualche mese fa. Ma ora a pesare sull&#8217;effetto Obama rimangono tanti fattori. <strong>Gli indici economici sono migliorati, la recessione è tecnicamente finita</strong>, ma il tasso di disoccupazione è ancora troppo alto. E forti sono le polemiche sull&#8217;intervento del governo federale, sui piani di stimolo voluti dal presidente. Non è un caso che l&#8217;<strong>Huffington Post</strong>, il blog liberal per eccellenza, abbia intitolato &#8220;<a href="http://www.huffingtonpost.com/" target="BLANK">It&#8217; economy stupid (not obama)</a>&#8220;, (un titolo che appare quasi una giustificazione, avanzando l&#8217;ipotesi che, in realtà, la sconfitta non sia da imputare al presidente).</p>
<p>Il timore per il futuro, il cambiamento (nei portafogli, soprattutto ) che non arriva, <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/03/caos-in-afghanistan-ultima-chiamata-per-obama/">le performance non esaltanti sull&#8217;Afghanistan</a> da parte dell&#8217;amministrazione hanno condizionato il voto. Caso a parte la vittoria di <strong>Michael Bloomberg </strong>nella corsa per la poltrona di sindaco di New York. Ormai, il miliardario è il Re di Manhattan, acclamato dai cittadini, anche se l&#8217;affermazione per il terzo mandato consecutivo è stata più difficile del previsto.</p>
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	<div class='democracy'>
		<strong class="poll-question">I democratici per dono in New Jersey e Virginia. Già finito l'effetto Obama?</strong>
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					<label for='dem-choice-163'>Sì, la demagogia ha le gambe corte</label>
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					<label for='dem-choice-164'>No, Obama ha un progetto di lunga durata</label>
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					<media:description><![CDATA[President Barack Obama listens to a question during a town hall meeting on health care reform, Tuesday, Aug. 11, 2009, at Portsmouth High School in Portsmouth, N.H. (AP Photo/Alex Brandon)]]></media:description>
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