Unione europea: perché Berlusconi sponsorizza D’Alema

Massimo D'Alema con Silvio Berlusconi in una foto d'archivio degli anni 90

Massimo D’Alema con Silvio Berlusconi in una foto d’archivio degli anni 90

Ma quante chance ha Massimo D’Alema di diventare il Ministro degli Esteri dell’Unione Europea?

A pochi giorni dall’inizio del rush finale per le candidature alla Poltrona Numero Due della Nuova Europa (che nasce dal Trattato di Lisbona), i giochi sono ancora aperti sul nome del futuro “Mr Pesc” (acronimo di “Politica estera e per la Sicurezza comune“). E si faranno tutti a Bruxelles (e nelle principali capitali europee).

A Roma, il destino dell’esponente del Pd sembra essere stato deciso. Il governo Berlusconi appoggia con forza il candidato D’Alema. Tanto che, oltre alla dichiarazioni ufficiali, nei giorni scorsi il presidente del consiglio ha già chiamato i principali leader europei per sponsorizzare il nome dell’ex titolare della Farnesina.
Una mossa bipartisan fatta per vari motivi: il principale è che a Silvio Berlusconi non dispiacerebbe una poltrona di prestigio per un italiano in Europa. E anche il credito del suo esecutivo a livello internazionale ne traerebbe vantaggio. Così, dopo che in campo socialista (europeo) la candidatura di D’Alema ha preso piede, Berlusconi ha rotto gli indugi e si è mosso per aiutare l’avversario (interno), dimostrando che la politica estera italiana guarda oltre i confini di casa. E tutto questo nonostante il rischio di sacrificare il fedelissimo Antonio Tajani. Se, infatti, l’Italia dovesse conquistare il ministero degli esteri europei, perderebbe il diritto al posto nella commissione Ue che attualmente ricopre con l’esponente di Forza Italia.

Per D’alema, l’impresa non sarà comunque facile. Al momento, sulla carta, il suo concorrente più importante è l’attuale ministro degli esteri britannico David Miliband. Il 44enne astro nascente del Partito Laburista si è piazzato in pole position nel ruolo di ministro degli Esteri Ue dopo la bocciatura (di fatto) di Tony Blair a presidente della Ue.

Poltrona presidenziale: l’asse franco-tedesco

L’ex primo ministro di Londra, il cui nome era in campo da tempo, è stato escluso dall’asse Berlino-Parigi per la poltrona presidenziale. Nicolas Sarkozy - Angela Merkel non vogliono la sua elezione. Troppo ingombrante la sua personalità, troppo controverse le sue decisioni quando era a capo del governo britannico (vedi l’appoggio alla guerra contro l’Iraq), troppo autonomo rispetto alla linea espressa dal nocciolo duro europeo, costituito appunto dal binomio (non sempre facile) Francia-Germania. Ma soprattutto i due vogliono sulla poltrona più importante della Ue un personaggio vicino al partito popolare. Come l’ex cancelliere austriaco Wolfang Schuessel o il premier olandese Jan Peter Balkenende. Anche se il presidente francese Sarkozy vorrebbe tanto puntare sul primo ministro belga Herman Van Rumpoy, che risulterebbe per Parigi un interlocutore più affine, vicino, rispetto agli altri due.

L’assegnazione della presidenza Ue a un popolare ha aperto automaticamente (a meno di clamorose sorprese) le porte del ministero degli esteri a un socialista. Appena capito che Tony Blair era stato bocciato, il premier Gordon Brown ha mandato il suo delfino (o concorrente) David Miliband in diverse capitali europee per far lievitare la sua candidatura. Sembrava il predestinato quando è saltato fuori anche il nome di D’Alema. Il britannico dalla sua parte avrebbe l’appoggio dei governi scandinavi e forse del’Europa Orientale. Il passato comunista dell’esponente del Pd non è una buon biglietto di presentazione per i paesi dell’ex Patto di Varsavia come ha sottolineato l’ambasciatore polacco a Roma Tombinsky.

L’italiano, invece potrebbe contare sui socialisti tedeschi, francesi e spagnoli. Il mandato esplorativo per capire chi dei due è in grado di raccogliere maggiori consensi è stato affidato al premier spagnolo Josè Luis Zapatero e al cancelliere austriaco Wernwe Faymann. La loro missione durerà ancora qualche giorno. Vogliono chiudere la partita entro la metà di novembre, quando la presidenza di turno svedese della Ue vorrebbe annunciare i nomi delle personalità scelte. Se l’Europa punterà sul “vecchio” Massimo D’Alema o sul “giovane” David Milliband si saprà, probabilmente, solo allora.

Ma quante chance ha Massimo D’Alema di diventare il Ministro degli Esteri dell’Unione Europea?

A pochi giorni dall’inizio del rush finale per le candidature alla Poltrona Numero Due della Nuova Europa (che nasce dal Trattato di Lisbona), i giochi sono ancora aperti sul nome del futuro “Mr Pesc” (acronimo di “Politica estera e per la Sicurezza comune“). E si faranno tutti a Bruxelles (e nelle principali capitali europee).

A Roma, il destino dell’esponente del Pd sembra essere stato deciso. Il governo Berlusconi appoggia con forza il candidato D’Alema. Tanto che, oltre alla dichiarazioni ufficiali, nei giorni scorsi il presidente del consiglio ha già chiamato i principali leader europei per sponsorizzare il nome dell’ex titolare della Farnesina.
Una mossa bipartisan fatta per vari motivi: il principale è che a Silvio Berlusconi non dispiacerebbe una poltrona di prestigio per un italiano in Europa. E anche il credito del suo esecutivo a livello internazionale ne traerebbe vantaggio. Così, dopo che in campo socialista (europeo) la candidatura di D’Alema ha preso piede, Berlusconi ha rotto gli indugi e si è mosso per aiutare l’avversario (interno), dimostrando che la politica estera italiana guarda oltre i confini di casa. E tutto questo nonostante il rischio di sacrificare il fedelissimo Antonio Tajani. Se, infatti, l’Italia dovesse conquistare il ministero degli esteri europei, perderebbe il diritto al posto nella commissione Ue che attualmente ricopre con l’esponente di Forza Italia.

Per D’alema, l’impresa non sarà comunque facile. Al momento, sulla carta, il suo concorrente più importante è l’attuale ministro degli esteri britannico David Miliband. Il 44enne astro nascente del Partito Laburista si è piazzato in pole position nel ruolo di ministro degli Esteri Ue dopo la bocciatura (di fatto) di Tony Blair a presidente della Ue.
Poltrona presidenziale: l’asse franco-tedesco
L’ex primo ministro di Londra, il cui nome era in campo da tempo, è stato escluso dall’asse Berlino-Parigi per la poltrona presidenziale. Nicolas Sarkozy - Angela Merkel non vogliono la sua elezione. Troppo ingombrante la sua personalità, troppo controverse le sue decisioni quando era a capo del governo britannico (vedi l’appoggio alla guerra contro l’Iraq), troppo autonomo rispetto alla linea espressa dal nocciolo duro europeo, costituito appunto dal binomio (non sempre facile) Francia-Germania. Ma soprattutto i due vogliono sulla poltrona più importante della Ue un personaggio vicino al partito popolare. Come l’ex cancelliere austriaco Wolfang Schuessel o il premier olandese Jan Peter Balkenende. Anche se il presidente francese Sarkozy vorrebbe tanto puntare sul primo ministro belga Herman Van Rumpoy, che risulterebbe per Parigi un interlocutore più affine, vicino, rispetto agli altri due.

L’assegnazione della presidenza Ue a un popolare ha aperto automaticamente (a meno di clamorose sorprese) le porte del ministero degli esteri a un socialista. Appena capito che Tony Blair era stato bocciato, il premier Gordon Brown ha mandato il suo delfino (o concorrente) David Miliband in diverse capitali europee per far lievitare la sua candidatura. Sembrava il predestinato quando è saltato fuori anche il nome di D’Alema. Il britannico dalla sua parte avrebbe l’appoggio dei governi scandinavi e forse del’Europa Orientale. Il passato comunista dell’esponente del Pd non è una buon biglietto di presentazione per i paesi dell’ex Patto di Varsavia come ha sottolineato l’ambasciatore polacco a Roma Tombinsky.

L’italiano, invece potrebbe contare sui socialisti tedeschi, francesi e spagnoli. Il mandato esplorativo per capire chi dei due è in grado di raccogliere maggiori consensi è stato affidato al premier spagnolo Josè Luis Zapatero e al cancelliere austriaco Wernwe Faymann. La loro missione durerà ancora qualche giorno. Vogliono chiudere la partita entro la metà di novembre, quando la presidenza di turno svedese della Ue vorrebbe annunciare i nomi delle personalità scelte. Se l’Europa punterà sul “vecchio” Massimo D’Alema o sul “giovane” David Milliband si saprà, probabilmente, solo allora.

Commenti

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Il 6 Novembre 2009 alle 22:05 nhico ha scritto:

Il governo italiano, al di là e al di qua delle speculazioni che si possano tessere attorno a questa mossa berlusconiana, si sta movendo con coerenza istituzionale e soltanto nell’interesse dell’immancabile prestigio che ne verrebbe all’Italia. Certo è un modo di fare politica anni luce distante da quella che tutta la sinistra, con Di Pietro in testa, porta avanti. E che, a posizioni invertite, mai i figli dell’ex Pci avrebbero portato avanti. Anzi, come è nel loro stile, carichi di letame, avrebbero fatto il giro delle cancellerie europee per persuaderle a cambiare rotta e, forse, Di Pietro avrebbe anche comprato qualche pagina di questo o quel giornale estero , in aggiunta. Del resto, i soliti bucanieri del giornalismo e della politica nostrana anche in questa occasione non hanno rinunciato a seminare zizzania a piene mani. E così si grida all’inciucio, al compromesso, a possibili dannose alleanze, cercando di bruciare, con la stessa facilità con la quale bruciano la bandiera americana, Baffino e Berlusca. Ma in questa partita, paradossalmente, chi rischia di più è proprio l’Ue e Berlusconi. La prima perché D’Alema , col suo modo di fare politica estera a colpi di lana caprina, diventerebbe la bandiera di tutti i cosiddetti “resistenti” delle zone calde del mondo, con tutte le refluenze negative consequenziali, il secondo perché verrebbe messo dai suoi nemici nella fornace delle maldicenze a prescindere dal risultato ottenuto. Addebitandogli , appunto, o la poca avvedutezza politica in caso dovesse uscire vincente da questa quasi impossibile impresa o la poca stima di cui gode presso gli altri capi di governo o di stato europei in caso non dovesse centrare l’obiettivo. Cosa che del resto il premier sa.

Il 8 Novembre 2009 alle 13:43 indigesto ha scritto:

nhico,condivido quasi tutto, tranne che quella posizione (non si tratta di un vero ministero degli Esteri) possa contare qualcosa più del due di briscola. Il “ministro” si farà qualche giretto e qualche chiacchierata.Nulla di più!

Il 9 Novembre 2009 alle 12:36 lapolide ha scritto:

Padova, 9 novembre 009.

Perchè Silvio sponsorizza D’Alema onde venga eletto in Ue Ministro del “Pesc” (acronimo)? Lui, kompagno Soviet riconosciuto amico fraterno dei terroristi Hezbollah ?

Semplice. Perchè ha avuto la scarlattina. Infatti è uno degli effetti secondari più insidiosi e rari che possono capitare a coloro che contraggono la malattia in età più che matura come la Sua, come spiegato sul foglio istruzioni di accompagnamento delle medicine da prendere per guarire (?). MaronnaduCarmine…!
Non mi sento di dire altro. Altrimenti diventerei blasfemo. Spero solo di non prenderla anch’io se non….postuma. Diomiguardi e protegga.
Ai posteri, guagliò…
lapolide.

Il 10 Novembre 2009 alle 11:12 Ue: strada in discesa per D’Alema (con la benedizione di Berlusconi) - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] La strada di Massimo D’Alema verso la Poltrona di Ministro degli Esteri dell’Unione Euro…. Manca ancora il timbro dell’ufficialità del Foreign Office britannico, ma la decisione di David Miliband, il 44enne ministro degli Esteri britannico, di ritirarsi dalla competizione ha fatto salire verso l’alto le quotazioni dell’esponente del Partito Democratico. [...]

Il 12 Novembre 2009 alle 13:00 Gasdotti, la gara europea per costruirli. Vincerà la Germania? - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] tra Eni e Gazprom. L’inizio dei lavori è previsto entro il 2013, anche se il premier, Silvio Berlusconi, durante l’ultimo incontro a Mosca con Putin aveva chiesto di accelerare i [...]

Il 17 Novembre 2009 alle 13:57 Tremonti quinto ministro d’Europa, D’Alema “ferrato negli intrighi”. I giudizi fi fine anno del Financial Times - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Il quotidiano finanziario non prende posizione, ma dedica due riquadri a Hermann van Rompuy e Massimo D’Alema, indicandoli come i due candidati più probabili, al momento, rispettivamente per la presidenza e [...]

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