
Barack Obama l’ha definito un voto storico. E a ragione. Per la prima volta dopo decenni, la Camera ha approvato una legge sulla sanità pubblica.
Ma la “Lunga Marcia” della riforma non è ancora finita. C’è un’altra, fondamentale tappa da affrontare: il Senato. E, viste le premesse, è probabile che il provvedimento (se dovesse vedere la luce) sia (sarà) molto diverso non solo da quello approvato sabato sera , ma soprattutto è facile che risulti distante, sia (molto) lontano dalle promesse della campagna elettorale dal presidente. Per ora, Barack Obama incassa il sì del primo ramo del parlamento. Un voto nella notte, molto sofferto: 220 a favore, tra cui un repubblicano (Ahn Joseph Cao, nato in Vietnam, eletto in Louisiana,) e 215 voti contrari, tra cui 39 (trentanove) democratici, una congrua pattuglia di dissidenti.
Che sarebbe stata superiore (in proporzioni tali impedire l’approvazione del testo) se Nancy Pelosi e Barack Obama non si fossero spesi in prima persona per convincere i congressmen più riottosi. La Speaker della Camera - che ha condotto le trattative dentro il suo partito - venerdì sera, dopo ore e ore di discussione, con la prospettiva che il testo venisse affondato, ha dovuto cedere: lei, convinta sostenitrice del diritto di aborto, ha accettato di inserire nella legge della clausole che prevedono una limitazione ai finanziamenti pubblici destinati al capitolo “Interruzione della gravidanza”.
Una mossa che ha convinto i democratici moderati, ma che ha scandalizzato i liberal, spaccando il partito e riaprendo antiche ferite di 30 anni fa, degli anni’80, quando il partito era diviso sulla questione. “Questo emendamento è la più grande restrizione al diritto di scelta delle donne che io abbia mai visto nella mia carriera politica” - ha detto Diana DeGette, deputata del Colorado, una delle più attive nel contrastare la mediazione di Nancy Pelosi. Che alla fine, però è passata. Anche se rischiava di non essere sufficiente per avere tutti i voti necessari. Per questo è dovuto scendere in campo lo stesso Barack Obama. Sabato sera, qualche ora prima della votazione, è arrivato a Capitol Hill, è entrato nella sala dove si teneva la riunione dei democratici e ha fatto pesare la sua presenza. Poi si è appartato con alcuni deputati “ribelli”, tra cui Michael H. Michaud, del Maine (parlamentare cruciale per raggiungere il risultato finale), per chiedergli di votare “senza se e senza ma” per la legge. E così, è stato.
Il voto di approvazione è arrivato nel terzo anniversario della conquista della maggioranza da parte dei democratici (2006) e 16 anni dopo l’ultimo tentativo di far passare la riforma, nel 1993, quando alla Casa Bianca c’era Bill Clinton. Così come allora, i repubblicani, dopo il loro voto compatto alla Camera (solo una defezione), hanno promesso che faranno le barricate anche al Senato. Obama, nel pomeriggio di domenica è uscito nel Giardino delle Rose per esortare l’altro ramo del parlamento a fare in fretta, a varare la legge entro la fine dell’anno, così da poterla promulgare entro le prime settimane del 2010.
Il presidente sa di dover essere prudente.
Il segnale verde è tutt’altro che scontato. E se, comunque, dovesse passare, la legge sarà ben diversa da quella approvata alla Camera. Che si basa su di un pilastro: l’opzione pubblica (osteggiata dal Grand Old Party, invisa a una parte dell’opinione pubblica), finanziata da un aumento di tasse per i redditi più alti e tagli ai programmi pubblici destinati ad anziani e indigenti, già esistenti (come Medicare). Al Senato, la musica dovrebbe cambiare. La Public Option verrebbe annacquata. E di molto.
Si tornerebbe al progetto del Leader della maggioranza democratica Harry M. Reid che demanda ai singoli stati la creazione di sistema di assicurazioni pubbliche per garantire l’assistenza medica a chi non me beneficia. In pratica, si tratterebbe di una scelta che farebbe sparire (laddove si vorrà) qualsiasi traccia di “mano pubblica” nella sanità.
Del testo della Camera, invece, dovrebbero salvarsi le norme che limitano i finanziamenti statali per l’aborto. Una concessione per la nutrita pattuglia di democratici moderati che sono presenti anche al Senato. Se questo schema dovesse reggere, è possibile che, alla fine, ci siano i 60 voti necessari per evitare il filibustering dei repubblicani. Ma se poi, questa dovesse essere la riforma sanitaria che uscirà dal Congresso, tanto diversa da quella promessa, sarà necessario rispondere a un quesito: Barack Obama avrà vinto?
- Lunedì 9 Novembre 2009
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 10 Novembre 2009 alle 1:31 jimmie01 ha scritto:
Enrico guarda che tutte le religioni sono contrarie all’aborto. Financo i musulmani, che non disdegnano l’ uccisione degli infedeli. Per non parlare, poi, degli Hindus. E tu sai di sicuro, per aver trascorso tempo negli USA, che qui tutte le religioni ( che sono circa 150 )hanno un peso enorme nella vita politica, essendo gli atei solo il 5% della popolazione. Per cui e’ sbagliato dire che la religione Cristiana, confessione Cattolica avrebbe da sola marcatamente condizionato il testo della riforma sanitaria approvato dalla Camera. Quanto all’ ultimo periodo del tuo commento, ricorda che sono molti i preti che hanno famiglia, sai il loro modo di fare sesso procrea anche. In un passato molto remoto i preti potevano sposare. E la storia e’ anche testimone di Papi con regolare famiglia al seguito. Da ultimo non dimenticare che quando le suore cattoliche furono violentate durante la guerra civile nell’ ex-Jugoslavia ( negli anni ‘90 ), non abortirono ma diedero la vita al ” frutto del crimine”. Come vedi anche i chierici cattolici mantengono i figli. E sapessi quanto ce ne sono in giro!!!
Il 10 Novembre 2009 alle 1:32 jimmie01 ha scritto:
E adesso aspetto che tu dica che ” se non capisco niente di quel che dici non e’ colpa tua !!!!”
Il 11 Novembre 2009 alle 1:30 jimmie01 ha scritto:
Le indicazioni da te datemi sono: fumin aruba liberoit. A me risulta che la e-mail e’ regolarmente passata.
Il 11 Novembre 2009 alle 1:31 jimmie01 ha scritto:
Questa la mia: vince2008 aruba verizon punto net.
Il 11 Novembre 2009 alle 2:29 jimmie01 ha scritto:
Rispondo in questa sede ad un tuo commento a margine dell’articolo sui nostri soldati insigniti di onorificenze varie. Essere di destra estrema non significa mica essere un terrorista nero; o far parte del KKK; o cibarsi di razzismo e intolleranza. Ne’ significa essere in favore dello sfruttamento del lavoro minorile per gonfiare le tasche delle multinazionali. Essere di destra estrema significa avere fede nel capitalismo puro e nei suoi intrinsechi meccanismi di correzione; essere in favore della libera vendita di armi; essere contro l’aborto, a meno che non sia a rischio la vita della madre ( questa e’ anche la posizione della Chiesa cattolica ), perche’ il diritto alla autodeterminazione non significa che si puo’ scegliere per qualcun altro ( il nascituro ). Essere in favore di un settore pubblico che non si impicci della mia vita privata e che si occupi solo di difesa e politica estera. Continuero’ piu’ tardi. Adesso debbo dar retta mio figlio, ciao.
Il 16 Novembre 2009 alle 18:13 Obama, il signor Vorrei ma non posso - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Una circostanza che, a molti, ha fatto venire in mente una frese detta dall’ultra falco John Bolton, ex ambasciatore alle Nazioni Unite durante l’amministrazione Bush, secondo il quale la politica estera di Barack Obama è (quasi) “naive”. Basata su un presupposto: riuscire a convincere l’altro che il dialogo, l’accordo, la ricerca di un’intesa comune sia più importante degli interessi nazionali o particolari. Vedi Iran. Cosa porterà a casa il presidente? L’Obama iper pragmatico viene fuori, invece, in un altro caso: la riforma sanitaria. [...]
Il 17 Novembre 2009 alle 17:08 Onorevoli sconnessi: tra siti, blog, Fb e Youtube si salvano in pochi - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] ma sono accompagnati da commenti dei cittadini che vogliono porre domande (sopratutto sulla riforma sanitaria) e pretendono delle [...]
Il 26 Marzo 2010 alle 11:30 Notizie dai blog su Usa: Vittoria Bis per la riforma della sanità ha scritto:
[...] Riforma sanitaria americana: una vittoria dimezzata Barack Obama l’ha definito un voto storico. E a ragione. Per la prima volta dopo decenni, la Camera ha approvato una legge sulla sanità pubblica . Ma la “Lunga Marcia” della riforma non è ancora finita . C’è un’altra, fondamentale tappa da affrontare: il Senato. blog: Obamamania | leggi l’articolo [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.