
Il peschereccio sequestrato, l'Alakrana / Foto famiglia Pablo Costas per AP
Trattare o non trattare? Linea della fermezza e del diritto ad ogni costo oppure accordo sottobanco col “nemico”?
Sembrano le domande che l’Italia intera si fece ai tempi del caso Moro, ma adesso a porsele è la Spagna di Zapatero, messa sotto scacco da un gruppo di pirati somali.
Riassunto della vicenda: dal 2 ottobre scorso l’equipaggio (36 membri) di un peschereccio (un “atunero” per la pesca del tonno lungo quasi 100 metri) spagnolo, l’Alakrana, è stato sequestrato da un commando di pirati nelle acque somale e adesso si trova alla fonda davanti al porto di Haradhere. Ma i pirati non vogliono solo il solito riscatto, che l’armatore si era già offerto di pagare. Chiedono il rilascio di due loro “colleghi”, catturati il giorno dopo, 3 ottobre, da una fregata spagnola che fa parte della missione internazionale “Atalanta” per pattugliare le acque al largo del Golfo di Aden.
I due ‘Abdu Willy’ e ‘Raageggesey Adji Haman’ sono portati in Spagna per essere processati su ordine del “supergiudice” dell’ Audiencia Nacional Baltazar Garzon, in quanto il delitto da loro commesso è avvenuto in acque internazionali su una barca spagnola. Sono i primi processati per pirateria forse dai tempi di Barbanera. Un’esibizione di forza che non piace ai pirati: si interrompono le trattative per il riscatto e la situazione si complica.
Il governo spagnolo viene messo sotto accusa per non aver approvato una legge che permetta la presenza di vigilanti armati sulle navi, legge che vede la luce il 30 ottobre. Intanto i racconti dei sequestrati si fanno sempre piú drammatici e le loro telefonate in cui raccontano di torture, umiliazioni e minacce vengono trasmesse anche per televisione. Nei territori da cui proviene la maggior parte dei marinai dell’Alakrana, Paesi Baschi e Galizia, si organizzano manifestazioni moltitudinarie per chiedere la loro liberazione e il ritorno in Somalia dei due pirati.
Zapatero assicura che “si sta facendo tutto il possibile” e tra le altre possibilità viene ventilata quella di un’estradizione e un processo in Somalia. Ma come garantire la giustizia in uno stato senza legge? Il giudice Garzón tiene la linea dura: “In nessun caso la giustizia deve cedere a una pressione esterna” dice, anche se ammette di “valutare alternative possibili” che prevedano il ritorno in Africa dei due accusati di pirateria.
Insomma, il caso del sequestro si complica, ma col passare dei giorni la linea della “fermezza” perde colpi. La vita di 36 cittadini contro la necessità di un processo, esemplare ma non irrinunciabile, a due derelitti. Non c’é storia. Ma uno Stato può mostare di cedere al ricatto di un gruppo di uomini armati? A giudicare dalle opinioni sui giornali, la scelta è obbligata:
“Per i somali quelli non sono pirati ma ‘guardiacoste‘ e il riscatto non è altro che un tributo da pagare per aver saccheggiato le risorse di pesca delle loro acque: adottiamo il punto di vista degli altri e poniamo fine a questa vicenda con lo scambio dei prigionieri” scrive su “El Paìs” Julio Tapìa Yagües.
“I sequestrati pagano la fattura dell’Ego di Garzón” sostiene “El Mundo“, “Zapatero negozierà un simulacro di accordo con la Somalia per fingere che i due possano essere condannati laggiù e sbloccare la situazione. Non si sarebbe finiti in questa situazione se fossero stati lasciati in Somalia”
“è perfettamente comprensibile - scrive invece il conservatore “La Razon” - il patimento dei familiari… Ma non si può incolpare di questo i tribunali che hanno fatto solo il loro dovere. Bisogna trovare la soluzione diplomatica più efficace senza violentare una virgola delle leggi processuali”
- Martedì 10 Novembre 2009

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Commenti
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Il 10 Novembre 2009 alle 18:57 indigesto ha scritto:
Massù, siamo pratici, due banditi in cambio di trentasei cittadini, tracui anche padri di famiglia, per giunta baschi e galiziani. Che ci mandassero anche Garzòn in Somalia a processarli, così fanno tre cose buone: verso i baschi, i galiziani e mandano in gita Garzon. Se è per formare una Corte potremmo mandarcene qualcuno anche noi!
Il 18 Novembre 2009 alle 12:36 La liberazione dell’ Alakrana, una vittoria dimezzata per Zapatero - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] “Alle 14 ora spagnola i pirati hanno abbandonato l’Alakrana, liberando i 36 membri dell’equipaggio e, apparentemente, il governo. Il governo in realtà è ancora sotto sequestro, finché non darà una spiegazione convincente”. Questo testo, da una vignetta sulla “Vanguardia” di oggi spiega molto della situazione spagnola il giorno dopo la fine del lungo (47 giorni) sequestro dell’Alakrana, il peschereccio catturato dai pirati somali che ha tenuto sotto scacco la Spagna per più di un mese. Per un riassunto della vicenda leggi qui. [...]
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