Palestina: chi succederà ad Abu Mazen

Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
Mustafà Barghouti

Mustafà Barghouti

E così Abu Mazen se ne va. Tutti gli chiedono di restare, francesi e americani dicono che senza di lui ci sarà il caos. Ma il presidente palestinese, almeno per ora, tira dritto per la sua strada: non si ricandiderà alle elezioni del prossimo gennaio. Domanda: chi potrà sostituirlo? A dire il vero, gli aspiranti leader in Palestina non mancano.

Cominciamo con una premessa. Con il suo annuncio Abu Mazen (il cui vero nome è Mahmoud Abbas) ha preso in contropiede un po’ tutti. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner gli ha chiesto di restare. Anche il presidente israeliano Shimon Peres (anche se un tantino fuori tempo massimo!).

Ma perché sono tutti quanti così preoccupati? Una delle possibili risposte, la fornisce un articolo del New York Times (potete leggerlo cliccando qui): se Abu Mazen se ne va, in questo modo, si rischia la fine dell’Autorità nazionale palestinese. Lo sostiene, tra gli altri, un noto diplomatico palestinese, Saeb Erekat, già capo negoziatore ad Annapolis. L’Autorità nazionale palestinese (o Anp) è nata con gli accordi di Oslo nel 1993 per amministrare i Territori occupati in previsione della creazione di uno Stato palestinese: insomma, dovrebbe essere un embrione di Stato indipendente. Ebbene, il messaggio mandato da Abu Mazen sembra un po’ questo: visto che per ora uno Stato palestinese non si intravede, che senso ha che io mi candidi? Il che equivale un po’ a dire che l’Anp, così come la conosciamo, non ha più molto senso…

Comunque è un po’ presto per fare i catastrofisti. Non è ancora detto che senza Abu Mazen sarà il caos. Ecco una lista di qualche leader che potrebbe succedergli:

SALAM FAYYAD
PROFESSIONE: economista, ex primo ministro, ex ministro dell’Economia
ETÀ: 57
POSIZIONI POLITICHE: Laico, sostiene i negoziati e i diritti umani
NOTE: Molto apprezzato dalla comunità internazionale, Fayyad ha studiato negli Usa ed è stato un importante economista della Banca mondiale. Incarna una combinazione assai rara (se non rarissima!) nella politica palestinese: è un moderato, e non è corrotto. Secondo molti, è il papabile numero 1 alla prossima presidenza, anche se rischia di essere il classico generale senza truppe.

MARWAN BARGHOUTI

PROFESSIONE: terrorista/guerrigliero, attualmente in carcere
ETÀ: 50
POSIZIONI POLITICHE: laico e nazionalista di scuola arafattiana, sostiene l’uso della forza e anche degli attentati terroristici contro i civili israeliani, ma all’occasione si può dimostrare pragmatico
NOTE: Barghouti sta scondando 5 ergastoli consecutivi in una prigione israeliana, di cui uno per un attentato terrorista che è costato la vita a un ragazzino. Già leader delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa (la cellula di Fatah responsabile di molti attentati suicidi), è uno dei volti più popolari di Fatah, inm particolari tra i giovani radicali della Cisgiordania. Secondo alcuni, Barghouti è l’unica speranza per mantenere Fatah in piedi, e contrastare l’ascesa di Hamas. Per questo si ipotizza che gli israeliani potrebbero essere disposti a liberarlo… vedremo.

ISMAIL HANYEH
ETÀ: 46
PROFESSIONE:  attuale primo ministro del governo di Hamas a Gaza
POSIZIONI POLITICHE: estremiste, ala politica di Hamas
NOTA: Per il momento Hamas dice di non intendere partecipare alle elezioni. Preferiscono concentrarsi sulla Striscia di Gaza, dove Hamas controlla di fatto il territorio dopo avere preso il potere in circostanze controverse nel 2007. Ma potrebbero sempre cambiare idea…

MUSTAFA BARGHOUTI
PROFESSIONE: Parlamentare
ETÀ: 55
POSIZIONI POLITICHE: Laico, attivista democratico, sostiene la ripresa dei  negoziati
NOTE: Nelle elezioni presidenziali del gennaio 2005, vinte da Abu Mazen, Barghouti si è aggiudicato una percentuale di voti di poco inferiore al 20%. Ora però, a detta di molti osservatori, pare che sia tra i favoriti a succedere ad Abu Mazen. Una curiosità: è parente, sebbene molto alla lontana, di Marwan (vedi sopra)

HANAN ASHRAWI
PROFESSIONE: studiosa, attivista per i diritti umani, parlamentare
ETÀ: 63
POSIZIONI POLITICHE: Laica, sostiene i negoziati e i diritti umani
NOTE: Già portavoce e attivista dell’Olp ai tempi della Prima Intifada, la Ashrawi ha insegnato per Letteratura Inglese alla prestigiosa Università di Bir Zeit, a Ramallah. È un’ottima oratrice, e ha messo in difficoltà le sue controparti israeliane in molti dibattiti pubblici. Politicamente, è considerata vicina a Salam Fayyad. Inutile dirlo, io faccio il tifo per lei. Sarebbe un bel segnale se i palestinesi eleggessero una donna.

Marwan Barghouti, in carcere

Marwan Barghouti, in carcere

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 10 Novembre 2009 alle 18:41 enrico fumagalli ha scritto:

Facciamo pure la lista dei candidati, la giornata deve pur passare, ma a che serve se gli accordi di Oslo sono andati a monte, erano già una bufala prima. Una palestina senza esercito e spezzata in due tronconi con la capitale invasa da stranieri che la fanno da padrone, tanto più che questi imperterriti continuano ad allargarsi. Si festeggia un muro che cade e quello che sorge cos’è.

Il 10 Novembre 2009 alle 18:44 indigesto ha scritto:

Che gioiosa esplosione di femminismo e di ..femminilità nel finale, nonostante l’argomento. Mi unisco al tifo!

Il 10 Novembre 2009 alle 19:00 indigesto ha scritto:

Quello era un muro per non fare uscire, questo per non fare entrare. Se non capisci la differenza…!

Il 10 Novembre 2009 alle 20:51 enrico fumagalli ha scritto:

Se guardi una cartina d’epoca, il muro era un cerchio, chi erano a voler uscire, quelli dentro?

Il 10 Novembre 2009 alle 21:12 indigesto ha scritto:

Il muro di cui si festeggia la caduta è quello di Berlino, innalzato per evitare che i tedeschi della DDR ne uscissero per rifugiarsi a Berlino-Ovest.

Il 11 Novembre 2009 alle 0:09 enrico fumagalli ha scritto:

Per andare ad ovest avevano chilometri di frontiera tra le due germanie, li potevano fuggire in massa.

Il 11 Novembre 2009 alle 13:20 indigesto ha scritto:

Quello è tutt’altro discorso. Le frontiere sono ugualmente sorvegliate e gli spazi aperti lo consentono più agevolmente. A Berlino erano stati divisi gli affetti, e si è voluto infierire soprattutto su quelli, con il muro. Si poteva fare una politica diversa, ma è stato voluto così nella Citta-simbolo della vittoria sul nazismo, che poi simbolo lo è diventata in maniera ancora più tragica, con l’infame costruzione del mauro!

Il 11 Novembre 2009 alle 15:56 indigesto ha scritto:

Veniamo a cose più serie. Gentile Anna, cedere Gaza è stato un imperdonabile errore. Vedo altrove fotografie orrende. Chiunque si trovi a rappresentare l’Autorità palestinese ha ancorpiù situazioni complesse da fronteggiare di come avrebbe potuto averne con un territorio meno frazionato, anche se con le tensioni di prima, ma senza un Hamas territorialmente attestato. Lo so, le tensioni, la guerriglia..così almeno ci sono delle frontiere, diciamo così. Ma prendere posizione in queste condizioni per l’Autorità palestinese è d’obbligo, e nessuno pare che ne abbia voglia, essendosi colorata la questione più di tinte militari che politiche. A parte il suo tifo, Salam Fayyad, per la sua cultura americana, forse qualche “argomento” in più potrebbe trovarlo, anche in forza della sua visione economica delle diverse problematiche. Sbaglio?

Il 11 Novembre 2009 alle 16:07 enrico fumagalli ha scritto:

Quale sarebbe questo acultura americana, quella del genocidio come con i pellerossa? Mi pare che Israele la stia portando avanti bene, Gaza poi è un lager alla vista dei fatti.

Il 11 Novembre 2009 alle 19:06 indigesto ha scritto:

E’ un lager che si approvvigiona di armi al confine con l’Egitto a mezzo di tunnel, ed è un lager da dove si sparano razzi su Israele. E’ meglio questa cultura per te?

Il 12 Novembre 2009 alle 14:30 indigesto ha scritto:

Sarà pure occupatissima ma la nostra cara annamomigliano non si scopre più di tanto!

Il 12 Novembre 2009 alle 17:29 Cinque anni senza Arafat: cercasi leader per la Palestina - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] e dove si svolgeranno, il prossimo gennaio, delle elezioni su cui regna l’incertezza. Cliccate qui per un articolo recente sulle prossime elezioni [...]

Il 17 Novembre 2009 alle 16:11 Uno Stato palestinese adesso? Anche l’Europa dice no - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Ricordate? Abu Mazen ha annunciato di lasciare la politica proprio per questa ragione. Se ne parla in modo più approfondito in questio articolo recente: cliccate qui. [...]

Il 23 Novembre 2009 alle 17:32 Contrordine, Palestina: non si vota più. Ma forse si fa uno Stato. Ecco il video di Al Jazeera. - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Si vota, anzi no… dopo mesi di annunci e contro-annunci, il presidente palestinese Abu Mazen ha deciso: niente elezioni, per ora. Spiegazione ufficiale: non si saprebbe come svolgere fisicamente le elezioni, visto che l’Autorità nazionale palestinese è di fatto divisa in due. Ricapitoliamo: il mandato del presidente palestinese tecnicamente scadeva lo scorso gennaio. Poi però se l’era auto-esteso per un anno. Solo pochi giorni fa, Abu Mazen aveva stabilito una data per la prossima tornata elettorale: 24 gennaio 2010. Contemporaneamente, aveva annunciato anche il suo ritiro dalla politica (per saperne di più, cliccate qui) [...]

Il 24 Novembre 2009 alle 16:50 Israele: questa volta liberano veramente Shalit? - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Per leggere un articolo recente su Marwan Barghouti e gli altri possibili successori di Abu Mazen, cliccate qui. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Sondaggio

Aiuti ad Haiti: scontro Bertolaso vs Clinton. Chi ha ragione?
Mostra i risultati

Archivi