
Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema
La strada di Massimo D’Alema verso la Poltrona di Ministro degli Esteri dell’Unione Europea sembra essere in discesa. La decisione di David Miliband, il 44enne ministro degli Esteri britannico, di ritirarsi dalla competizione - confermata stamane da Gordon Brown - ha fatto salire verso l’alto le quotazioni dell’esponente del Partito Democratico.
La prudenza dimostrata dallo stesso D’Alema ha fatto capire quanto la sua designazione possa essere vicina. “È una vicenda molto delicata sulla quale io non posso e non devo dichiarare nulla” - ha detto, interpellato sulla scelta del britannico di lasciare la competizione. Un riserbo che a molti è apparso come la conferma che le possibilità di avere il semaforo verde da parte del prossimo vertice del Consiglio d’Europa siano, in effetti, sempre più concrete. Chance tanto forti che anche Silvio Berlusconi - il quale ha deciso di appoggiare il nome di D’Alema - da Berlino (dove si trovava per le celebrazioni del ventennale della caduta del Muro) ha fatto comprendere quanto l’obiettivo sia prossimo, vicino.
Il Presidente del Consiglio, dopo aver usato toni ottimisti, ha spiegato che ne avrebbe parlato con i leader europei presenti alla cerimonia ufficiale nella capitale tedesca. Un altro segnale importante è arrivato dal governo svedese, presidente di turno della Ue. Fonti di Stoccolma hanno rivelato che l’iter è “a metà del cammino”. Entro pochi giorni dovrebbe essere convocato il summit del Consiglio d’Europa che dovrebbe ratificare i nomi. La partita si gioca tutta a Bruxelles. E - per l’incarico di responsabile della politica estera e di sicurezza europea - tutta in campo socialista.
Fino all’altro ieri, in lizza c’erano i due: Miliband e D’Alema. Poi, ieri le indiscrezioni apparse in mattinata sulla stampa continentale hanno fatto capire che il laburista inglese si sarebbe ritirato. Voci, rumors confermati poi nel pomeriggio, da una dichiarazione del capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, uno dei tessitori della tela per arrivare alla nomina del prossimo Mr Pesc: “Considero definitivo il no di Miliband” ha detto l’esponente della Spd. “E quindi il mio gruppo parlamentare appoggerà fortemente l’ex premier italiano Massimo D’Alema“.
Schulz ha poi svelato che era stato lo stesso ministro degli esteri britannico a spiegare, nel week end, al presidente del Partito socialista europeo, il danese Poul Nyrup Rasmussen, di non voler più puntare a quella carica. Ma perchè ha fatto marcia indietro? Per lasciare il suo posto alla baronessa Cathrine Ashton, attuale commissaria al Commercio? Difficile che sia così. Probabilmente David Miliband non ha trovato il consenso necessario all’interno dei socialisti europei.
Su di lui scommettevano gli scandinavi e i paesi della “Nuova Europa”. Gli altri volevano D’Alema. In realtà, però, la sua sembra essere stata una mossa per far rientrare in gioco Tony Blair per la poltrona più importante: quella di presidente permanente della Ue. O, alla fin fine, se l’obiettivo dovesse fallire (come è quasi certo), per consentire a Londra di influenzare i giochi per la nomina del Numero Uno dell’Europa. La candidatura di Blair era stata bocciata dal duo Nicolas Sarkozy-Angela Merkel una decina di giorni fa. Troppo forte la sua personalità, troppe le scelte discutibili quando era a Downing Street.
Inoltre l’ex primo ministro non aveva mosso un dito per convincere Parigi e Berlino ad appoggiarlo. Poi, improvvisamente, Tony Blair si è svegliato, ha alzato il telefono e ha fatto numerose chiamate nella Cancellerie europee. Senza però troppa convinzione. Perchè? Forse perchè Blair sa che il posto non può essere suo. E allora è meglio spendere un suo “virtuale” ritorno in campo per concorrere alla decisione sul nome di colui che guiderà l’Europa del Trattato di Lisbona.
La scelta sarà fatta tra le fila del Partito Popolare. Sarkozy e la Merkel lo hanno già detto. Solo che sono divisi sul nome. Il presidente francese vorrebbe un uomo a lui vicino, il premier belga Herman Van Rompuy. La cancelliera tedesca vorrebbe l’austriaco Schuessel o l’olandese Jan Peter Balkenende. Su quest’ultimo personaggio -a capo del governo dell’Aja
quando gli olandesi bocciarono con un referendum la Costituzione Europea nel 2005
- punterebbero - per affinità — anche gli inglesi.
Un passo indietro di Tony Blair verrebbe fatto solo nella certezza che il primo ministro olandese possa essere designato. Il balletto sull’incarico più ambito, ha, di fatto, “liberato” l’altra poltrona. Sulla quale potrebbe veramente sedersi Massimo D’Alema. Per la felicità (anche) dell’avversario Silvio Berlusconi.
- Martedì 10 Novembre 2009
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Il 10 Novembre 2009 alle 18:38 Giustizia, regionali e alleanze. Ecco chi ha vinto nel faccia a faccia tra Presidenti - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Berlusconi ma credo che non sia più nel novero delle cose possibili“), così come la candidatura di Massimo D’Alema a mr. Pesc per l’Unione europea, hanno imposto il rinvio. Fini ha però dato il proprio [...]
Il 20 Novembre 2009 alle 11:45 Unione Europea: D’Alema entra Papa ed esce cardinale - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] D’Alema, candidato in pectore, fino alla vigilia del summit di Bruxelles alla poltrona di Mister Pesc, appoggiato con forza e [...]
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