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Yovanna Guzman, ex del boss Wilber Varela, è stata gambizzata per gelosia

Yovanna Guzman, ex del boss Wilber Varela, è stata gambizzata per gelosia

Di Vito Taormina, da Città del Messico

Avvenenti e ambiziose, a volte schiave, a volte anche adolescenti. Sono le donne dei narcos, le signore della droga: modelle, attrici, cantanti, ballerine, reginette di bellezza. Ma anche giornaliste e conduttrici televisive. Possiedono tutto: ville hollywoodiane, auto da sogno, tanti soldi, potere. Incutono rispetto. Accecate dal lusso e dalla coca, vivono emozioni forti accanto a criminali feroci. «Fino a quando ti fermi perché hai terrore del vuoto interiore» racconta la colombiana Yovanna Guzman, per sette anni bambola del narcozar Wilber Varela. Che per gelosia l’ha gambizzata. Ora lei sta scrivendo un libro di «narcomemorie» dal titolo ancora da definire.

Leysi Suarez
Paola Ruiz
Karen Dejo
Laura Zuniga

Yovanna Guzman, ex del boss Wilber Varela, è stata gambizzata per gelosia

I contenuti ruotano intorno a quattro temi: amore, droga, sangue e sesso. Ecco perché la storia della modella pentita sta solleticando la fantasia di produttori, registi e sceneggiatori, mentre la Cnn Español, ramo latinoamericano del colosso statunitense dell’informazione, ha appena dedicato alla bionda amazzone colombiana uno speciale intitolato La gabbia d’oro.

Studentessa universitaria di Bogotà con il sogno di diventare attrice, nel 2001 Yovanna Guzman vince il concorso di bellezza Chica Med. Quella sera, fra i vip, in prima fila, c’è anche lui, il boss Wilber Varela. «Quando vinsi quel concorso ero già la sua donna, ero già il suo trofeo» ammette la modella. In Colombia i leader dei cartelli usano forti pressioni sugli organizzatori dei concorsi di bellezza: con il risultato che le vincitrici sono spesso le ragazze dei boss. «Ma il lusso non ti fa innamorare, ti fa diventare cieca» ammonisce Yovanna. Che per questo (dice lei) sta scrivendo il suo libro: per evitare che altre ragazze cadano nella stessa trappola. «Lo conobbi in una scuola per modelle. Mi sedusse con un regalo: un Rolex» racconta oggi Yovanna «e poco dopo arrivarono i vestiti griffati, i viaggi, i ristoranti alla moda, gli hotel a cinque stelle, un Cartier, un anello di diamanti. E la corona di miss. Con lui al mio fianco, iniziai a conoscere tante cose che neanche immaginavo. Ma era come essere prigioniera in una gabbia d’oro. Mi proibiva di lavorare come modella o di avere amici di sesso maschile. Ciò che era suo non si poteva né toccare né guardare».

Una gelosia che sfocia nel sangue quando lei, dopo sette anni, decide di lasciarlo per tornare a fare la modella. Lui allora ordina a uno dei suoi sicari di spararle alle gambe. «Secondo i medici non sarei mai tornata a camminare normalmente. Però la fede mi ha dato la forza di tornare in passerella: oggi non zoppico più». Il suo uomo, Wilber Varela, alias «Sapone » per la sua abilità di scivolare via dalle maglie della giustizia, per 15 anni è stato il capo del cartello del Valle, forse l’ultima grande organizzazione criminale colombiana.

Ex poliziotto corrotto, temuto per la sua brutalità animalesca, ha costruito il suo impero contrabbandando cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti, attraverso il Messico, avvalendosi di una flotta di motoscafi e aerei leggeri. Un giro d’affari di quasi 1 miliardo di dollari l’anno, secondo il governo statunitense. Un business bruscamente interrotto: nel gennaio del 2008 il corpo del narcotrafficante, con addosso documenti falsi, è stato trovato crivellato di colpi in un hotel di Merida (Venezuela).

Quando Yovanna Guzman apprende dalla televisione dell’assassinio di Varela non sa come reagire. «Ero felice perché mi sono sentita libera» racconta oggi la modella «ma anche triste perché lui aveva tanti lati positivi. Non è stato facile assimilare la sua morte. Era un uomo che amava i dettagli: cucinava per me e mi regalava rose». Le autorità colombiane adesso stanno indagando su alcune proprietà della donna. Appartamenti che sarebbero il frutto delle attività illecite del suo ex amante. Lei sostiene di avere restituito tutto a Varela, prima che lui venisse assassinato.

«In modo che così mi lasciasse in pace» argomenta ai magistrati colombiani. «Tutto ciò che posseggo è solo frutto del mio lavoro». Anche la messicana Laura Elena Zúñiga, conosciuta nel suo paese come «Miss Narco», ha attirato l’attenzione degli inquirenti per la sua relazione con un boss della coca: Ángel Orlando García Urquiza, presunto capo del cartello di Juárez. Arrestata assieme al suo uomo nel corso di un blitz in cui sono state confiscate armi da guerra e denaro, è stata processata e dichiarata innocente perché estranea agli affari del boss. Ma, in attesa della sentenza, ha trascorso cinque settimane rinchiusa in un carcere messicano. Sì, perché anche le belle possono finire dietro le sbarre. Come la modella venezuelana Maria Fernanda Ascanio, rimasta coinvolta in Cile in un’indagine che ha smantellato una rete di clonatori di carte di credito.

Quattro mesi di reclusione la condanna inflitta alla bella Maria Fernanda, che oggi, imparata la lezione, è tornata a calcare le luccicanti passerelle della moda sudamericana. Ci sono invece le bellezze che scalano fino ai vertici le grandi organizzazioni del crimine internazionale. Come la messicana Sandra Avila Beltrán, soprannominata «la regina del Pacifico », sensuale papessa seduta a capo della cupola che riuniva il cartello colombiano del Norte del Valle e quelli messicani di Juárez e di Sinaloa. Vedova per due volte (entrambi i mariti sono stati uccisi nel corso di regolamenti di conti fra clan), Sandra Avila Beltrán è
rinchiusa in carcere dal settembre 2007: venne arrestata dopo il sequestro di una nave con 9 tonnellate di cocaina nel porto messicano di Manzanillo.

E poi ecco le dive del narcotrafficante Oscar Rodríguez Gómez, alias «Turbo», che sta scontando una condanna di 17 anni in una prigione peruviana. Per prendere le distanze dall’ex re della coca, tre popolarissime bellezze sudamericane si accusano a vicenda: sono la conduttrice televisiva Leysi Suárez, la vedette Mariella Zanetti e la modella Karen Dejo. Ma un video inchioda Leysi Suárez che, nonostante occhialoni da sole e foulard, è riconoscibile mentre visita il suo Turbo nel carcere di Piedras Gordas. Anche le voluttuose modelle peruviane Shirley Cherres e Paula Ruiz sono finite sotto inchiesta e hanno dovuto convincere i magistrati di non avere niente a che fare con gli «affari di famiglia» dei loro fidanzati: il narco Miguel Angel Dávila, alias McDonald, e John Salazar Paredes, presunto capo del cartello di Trujillo.

Scegliere di essere l’amica del cuore di un narcotrafficante implica rischi più seri che un mandato di comparizione. All’appuntamento con la morte, quest’anno, non è mancata l’attrice colombiana Lilian Lozano. La donna, 30 anni, anche lei ex regina di bellezza, è stata sequestrata mentre passeggiava in una strada di Cali con Fabio Vargas, esponente di un potente cartello colombiano. I due sono stati trasportati in una zona rurale dove sono stati torturati per varie ore prima di essere uccisi. Un duplice omicidio che ha scosso l’opinione pubblica colombiana per la popolarità dell’attrice, che tra l’altro conduceva un programma tv per bambini. La lista delle belle e le bestie non finisce qui.

Basta pensare che la più celebre giornalista e conduttrice televisiva colombiana, Virginia Vallejo, oggi elegante sessantenne, ha ammesso di essere stata, dal 1983 al 1987, l’amante di Pablo Escobar, il più potente narcotrafficante della storia. E negli anni Novanta fece scalpore il matrimonio di Miss Colombia, Maribel Gutiérrez Tinoco, con il narco Jairo Duran. L’unione durò pochi mesi poiché il marito venne assassinato. Lei poi cambiò vita e sposò un ginecologo di Miami. Anche Natalia Paris, icona colombiana della bellezza curvilinea, è una vedova del narcotraffico. Suo marito era Julio Fierro, narcopentito e collaboratore di giustizia. Anche grazie alle sue soffiate la Dea e le autorità colombiane hanno arrestato il capo dei capi Fabio Ochoa Vásquez, successore di Escobar, e decine di narcotrafficanti colombiani e messicani.

Fierro, che viveva sotto protezione negli Stati Uniti, ha pagato il conto del suo tradimento quando ha deciso di tornare «in incognito» in Colombia. Al suo arrivo è stato sequestrato, torturato e ucciso. «La ferita è sempre aperta» racconta oggi Natalia Paris, che da Fierro ha avuto una figlia. La soubrette, però, secondo altri pentiti, sarebbe poi diventata la donna di un altro narcotrafficante, Andrés López «Fiorellino». Una trama così complessa che ha ispirato anche un libro; e poi la fortunatissima telenovela Il cartello dei rospi. Già, perché in Colombia ormai i grandi successi televisivi sono legati essenzialmente a questo tipo di storie. Qualche titolo? Il capo, oppure Le bambole della mafia. Insomma, torna l’antico fascino di bulli e pupe. Che sbarca anche in Italia. Arriva sui nostri teleschermi l’adattamento di Senza tette niente paradiso, controversa fiction sulle donne dei narcos: in Colombia, oltre a sbancare gli indici d’ascolto, ha acceso aspri dibattiti sulla «donna oggetto ». Se ne riparlerà nell’autunno 2010, quando la serie di sei puntate andrà in onda su Canale 5.

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  • Mercoledì 11 Novembre 2009

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