
Mikhail Kalashnikov in posa con il prototipo numero uno di AK47
«È mille volte più difficile fare bene le cose semplici che quelle complicate. Un soldato non deve avere la laurea. Deve essere sicuro di avere in mano un’arma affidabile e semplice nell’utilizzo, che non tradisce mai. Non ha il tempo, quando si trova faccia a faccia con il nemico, di premere bottoni o ricordarsi al volo il meccanismo di fuzionamento di un’arma troppo tecnologica».
Mikhail Tymofeyevic Kalashnikov, l’inventore del fucile mitragliatore più diffuso al mondo, è un vecchio generale dell’Armata rossa. Ieri ha compiuto novant’anni, insignito da Dmitry Medvedev della massima onoreficienza dello Stato, quella di Eroe della Russia.
Nel 1942, in un improvvisato ospedale da campo dove era stato ricoverato durante la seconda guerra mondiale, disegnò quasi per caso il prototipo di un fucile d’assalto (perfezionato e commercializzato nel 1947) destinato, proprio per la sua semplicità e il suo costo relativamente basso, a un successo senza precedenti. A diffondersi a macchia d’olio in ogni angolo del pianeta. A cambiare definitivamente non solo la sua vita, ma anche il modo in cui si combattono le guerre dimenticate, quelle in cui decisiva non è la tecnologia, ma il fattore umano. Un successo tale, quello dell’Ak-47, da sbaragliare tutti i rivali, come il più tecnologico, più costoso, ma anche meno affidabile, M-16 americano. «Non si rompe mai», dicono i suoi estimatori, quasi fosse una vecchia Buick o una Cadillac paragonate alle ipertecnologiche auto di oggi.
Arma dei rivoltosi, dalle narcomafie, degli eserciti popolari delle Nazioni povere nate sulle ceneri delle guerre antricoloniali, non c’è capo militare, da Bin Laden a Fidel Castro, che non si sia fatto immortalare, per vezzo, con un Ak-47 (o un AKM) sullo sfondo o a tracolla, preso a simbolo delle rivolte contro i «potenti della terra». Due Nazioni africane come il Mozambico e lo Zimbabwe lo hanno persino disegnato sulla loro bandiera nazionale, in ricordo della guerra di liberazione.
- Bambino curdo con Kalashnikov
- Guerriglieri somali vicini ad Al Qaeda in un campo d’addestramento vicino a Mogadiscio
- Osama Bin Laden e il dottor Al Zawahiri (con Kalashnikov) in una foto d’archivio
- Un poliziotto dell’Anp palestinese a Hebron vicino ai poster di Abu Mazen
- Militanti separatisti dell’Ossezia del sud mostrano un Kalashnikov
- Un poliziotto afghano a Kabul porta in braccia una selva di AK47
- Un guerrigliero del Delta del Niger con un fucile d’assalto Kalashnikov
- Mikhail Kalashnikov in posa con il prototipo numero uno di AK47 che ha inventato in un ospedale da campo nel 1942
Con almeno 100 milioni gli esemplari circolanti in tutto il mondo, di cui la metà contraffatti, il Kalashnikov è stato definito ieri da Vladimir Putin, in una ampollosa cerimonia al Cremlino per il 90esimo compleanno del vecchio generale, come «una delle migliori invenzioni del ventesimo secolo». Impossibile dagli torto.
Poi, che l’Ak-47 abbia reso il mondo un posto migliore , è tutto da dimostrare. Ma a questa obiezione, il vecchio generale originario dei Monti Urali, cresciuto in una modesta casa in un vecchio distretto militare della repubblica russa di Udmurtia, ha sempre risposto allo stesso modo. Nessuna giustificazione. Solo orgoglio di aver contribuito a difendere i confini della Russia: «Ho inventato quest’arma solo per difendere la patria dalle aggressioni esterne». Che la sua creatura sia finita in mani sbagliate non è, insomma, affare di un commerciante d’armi votato alla causa. «L’ho disegnato per difendere la patria», ripete a tutti i giornalisti che incontra.
Di certo Mikhail Tymofeyevic Kalashnikov, a differenza di Eugene Stoner, il suo collega americano che ha inventato l’M-16, non ha vissuto tra gli agi, né è diventato miliardario, almeno fino al crollo dell’Urss. Ha vissuto del magro stipendio e della pensione che gli passava il governo, a Izhevesk, in mezzo a un deserto di neve e fabbriche militari. Eppure, nel mondo, la sua creatura la tiene stretta al petto un adulto su dieci: una media tra il numero dei Kalashnikov (originali o copiati) circolanti e la popolazione mondiale maggiorenne. La cifra fa venire i brividi. Quasi fosse la Coca cola.
- Giovedì 12 Novembre 2009
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Commenti
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Il 12 Novembre 2009 alle 17:58 indigesto ha scritto:
Se ci mettiamo anche i bambini-guerriglieri la media un pò cala, purtoppo questa volta!
Il 12 Novembre 2009 alle 23:25 gianberta ha scritto:
ho fatto la naja tra GARANT e FAL più di 30 anni fa……. quasi quaranta…….. COME PASSA IL TEMPO!!!!!!!!!!
qualche anno dopo, grazie a mie conoscenze, ho maneggiato un kalashikov……….. SORPRESA! la scatola di scatto era intercambiabile con quella del FAL, il munizionamento era il 7,62 NATO……………… IL CALIBRO DELLE SIGARETTE “MS”!!!!!!!!!!!!!!!!!!
quando si scoprirà che è la fotocopia del GARANT?
Il 12 Novembre 2009 alle 23:30 gianberta ha scritto:
PARLO SOLO PER LA MECCANICA! ANCHE LE AUTO DI BRESNIEV AVEVANO CARROZZERIA CCCP……………… ma la meccanica e gli interni erano originali rolls-roice……………
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