
Una donna con il ritratto di Arafat: "Abu Ammar," si legge (AP)
Sono passati cinque anni dalla scomparsa di “Mister Palestina“: per decenni Yasser Arafat (conosciuto nel mondo arabo anche con il nome di battaglia Abu Ammar) ha incarnato, nel bene e nel male, le aspirazioni e la lotta del popolo palestinese. Quello stesso popolo che oggi si ritrova di fatto senza un leader.
Si tratta di una figura molto controversa, sia per questioni di corruzione che per il suo rapporto ambiguo con il terrorismo. Ma di cui oggi più che mai si sente la mancanza a Ramallah.
L’Autorità nazionale palestinese è di fatto divisa in due: da un lato la Striscia di Gaza, sotto il controllo di Hamas, dall’altro la Cisgiordania, governata dal debole Abu Mazen (erede dello stesso Arafat), e dove si svolgeranno, il prossimo gennaio, delle elezioni su cui regna l’incertezza. Cliccate qui per un articolo recente sulle prossime elezioni palestinesi.
Insomma in Palestina si sente la mancanza di un leader. “I palestinesi adesso non sono molto interessati in un leader che abbia la fiducia della comunità internazionale,” dice l’analista Nader Saied. “Vogliono qualcuno che possa veramente cambiare la situazione“
- Giovedì 12 Novembre 2009
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Commenti
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Il 12 Novembre 2009 alle 17:38 indigesto ha scritto:
Cedere Gaza è stato un imperdonabile errore. Vedo altrove fotografie orrende. Chiunque si trovi a rappresentare l’Autorità palestinese ha ancorpiù situazioni complesse da fronteggiare di come avrebbe potuto averne con un territorio meno frazionato, anche se con le tensioni di prima, ma senza un Hamas territorialmente attestato. Lo so, le tensioni, la guerriglia..così almeno ci sono delle frontiere, diciamo così. Ma prendere posizione in queste condizioni per l’Autorità palestinese è d’obbligo, e nessuno pare che ne abbia voglia, essendosi colorata la questione più di tinte militari che politiche. Salam Fayyad, per la sua cultura americana, forse qualche “argomento” in più potrebbe trovarlo, anche in forza della sua visione economica delle diverse problematiche.
Il 12 Novembre 2009 alle 17:55 annamomigliano ha scritto:
Caro Indigesto,
Gaza è una questione così complicata… un territorio staccato dal resto della Palestina, e per giunta un terreno di coltura per i gruppi terroristi.
Israele non se la poteva tenere, l’Autorità palestinese non riesce a controllarla…
A dire il vero, è una grande sòla tirata dagli egiziani nel 79: Israele si offrì di restituire tutti i territori che aveva sottratto all’egitto 13 anni prima, cioè Gaza e il Sinai.
Gli egiziani (che erano molto più lungimiranti degli israeliani) risposero: “Grazie tante, ma noi ci riprendiamo solo il Sinai, Gaza tenetevela pure voi”.
Una fregatura colossale per Israele, ma ancora di più per quei poveracci che a Gaza ci vivono.
Il 12 Novembre 2009 alle 18:22 indigesto ha scritto:
Anna, non si può essere sempre accomodanti. Capisco tutto (o quasi), ma vista da fuori non è sembrata una buona scelta, per chi non crede alle favole. Ora, anche l’eccessivo frazionamento delle forze politiche in campo pone tutto in un equilibrio ancorpiù precario. Capisco il pacifismo dei giovani (e chi non lo sarebbe!) ma..e qui mi fermo, e mi chiedo: c’è da sperare che la nuova Presidenza vada dritto verso la costituzione di uno Stato palestinese senza Gaza?
Il 12 Novembre 2009 alle 18:58 annamomigliano ha scritto:
Indigesto, non ho capito dove vuole arrivare.
Che c’entra l’essere accomodanti?
Israele è stata “accomodante” 30 anni fa, quando Gaza se l’era tenuta… non perché volesse tenerla, ma perché era l’unico modo di fare la pace con l’Egitto.
E sì, a distanza di 30 anni, possiamo dire che è stato un errore madornale.
Il 12 Novembre 2009 alle 19:30 redazione ha scritto:
Ha ragione Anna
Gaza è stata lasciata per tanti motivi, ma il motivo più importante, credo, è legato alla pressione demografica dei palestinesi della Striscia in un territorio dove viveva - a differenza della Cisgiordania - un numero tutto sommato esiguo di coloni.
Troppo costoso rimanere lì per difendere pochi insediamenti, oltre che militarmente e politicamente controproducente…
Lasciare Gaza è stata per Israele - come disse una volta Sharon - una dolorosa necessità, un atto calcolato di intelligenza politica, un messaggio alla comunità internazionale, non certo un regalo ai palestinesi… perché di regali in guerra non ne fa nessuno …
Paolo Papi
Il 12 Novembre 2009 alle 20:17 indigesto ha scritto:
Se le cose si giudicano dai risultati basta vedere dove è arrivata Hamas. Se Sharon ha detto che è stata una dolorosa necessità non vedo cosa ci sia da aggiungere, nè cosa si voglia arrivare a dimostrare. Certo, c’è da sperare che la scelta dia buoni frutti, ma ancora non se ne vedono. Del resto siamo nel campo delle opinioni,no?
Il 13 Novembre 2009 alle 10:49 indigesto ha scritto:
Due parole per chiarirmi meglio. Ho ripetuto il mio commento sulle elezione del Presidente dell’Autorità palestinese ed ho rilevato,marginalmente,le difficoltà a cui andrà incontro per lo status attuale di Gaza, liddove m’è sfuggita una considerazione di carattere politico circa la sua cessione che, per necessità di sintesi,ho definito accomodante. E’ evidente che si tratta di un’opinione che prescinde da considerazioni di schieramento poilitico interno, non avendone io oltretutto il diritto per non essere di quel Paese che pure mi sta tanto a cuore. Certo che la cessione è stata una epressione di buona volontà! purtroppo, però, poi vanificata da tutti gli eventi che si sono succeduti. Questo almeno a me pare. Seguo con interesse gli scritti della Dottoressa Momigliano, che stimo a tal punto da esprimermi qualche volta anche in dissenso nei miei commenti. Se questa volta l’ho fatto con eccessiva convinzione me ne scuso cordialmente.
Il 13 Novembre 2009 alle 13:11 paolo.papi ha scritto:
Caro indigesto,
Siamo - come lei dice - nel campo delle opinioni. Opinione per opinione, le dirò la mia, personale: trovo che spesso, sia da parte dei filopalestinesi sia da parte dei filoisraeliani italiani, si leggono le questioni con la lente dell’ideologia e delle simpatie politiche anziché con quella della logica dei fatti. Cosa che non fanno né gli israeliani né i palestinesi ragionevoli, e sono tanti, che capiscono perfettamente qual è il cuore del problema.
Aggiungo, e non mi rivolgo necessariemente a lei: trovo un po’ fastidiose le posizioni caricaturali filoisraeliane e filopalestinesi quando provengono da un Paese come il nostro, che non è in guerra, e che prima di tutto deve cercare di capire (certo, senza rinunciare alle nostre opinioni). Insomma: possiamo essere amici di Israele senza stare con quelli del Kach o di alcuni ministri del governo Netnyahu e possiamo stare dalla parte della popolazione di Gaza senza stare con gli estremisti di Hamas… è quello che, credo, cerca di fare la momigliano con il suo blog: riportare il dibattito su Israele e sui Territori occupati sulla terra, senza leggere sempre tutto quello che accede lì con le lenti delle ideologie, della faziosità, della guerra tra religioni buone e religioni cattive…
Grazie ancora
Il 13 Novembre 2009 alle 13:42 indigesto ha scritto:
Sottoscrivo tutto, parola per parola! E’ soprattutto dei venti di guerra che mi preoccupo, anche se non sembra.
Sono io che ringrazio Lei.
Il 13 Novembre 2009 alle 16:28 arjabes ha scritto:
Anch’io sottoscrivo parola per parola il commento di Paoòo Papi.
Il 13 Novembre 2009 alle 18:01 arjabes ha scritto:
Caspita! Da dove sono sbucate tutte queste o…Paolo Papi.
Il 14 Novembre 2009 alle 20:57 paolo.papi ha scritto:
Gentile Fumagalli,
rilegga attentamente quanto ho scritto (dopo un bel sospirone) e si accorgerà che non c’è nulla di quello di cui lei mi imputa. Anzi: io non sottovaluto affatto gli elementi simbolico-religiosi della lotta tra israeliani e palestinesi. Pensi solo al carattere sacrale che attribuiscono entrambe le comunità a Gerusalemme capitale. Dico un’altra cosa: che, per riuscire a inquadrare la questione, bisogna ritornare ai fondamentali: e il cuore materiale del problema - al di là delle letture ideologiche e religiose che confondono e annebbiano - è legato alla terra, a una contesa per per la sopravvivenza tra due popoli che non ha nulla di sovrannaturale. Ragionassimo di questo - e non di testi sacri o religioni cattive - sarebbe un bel passo avanti per tutti. Anche per risolvere i problemi. Oltrettutto, per noi - che ripeto, non siamo in guerra almeno in quella parte del mondo - penso sia doveroso. Saluti.
Il 15 Novembre 2009 alle 17:39 indigesto ha scritto:
Beh, Enrico, che siamo proprio in guerra non direi. Partecipiamo fuori dai nostri confini con dei nostri contingenti ad operazioni contro il terrorismo, pare.
Il fatto è che questo intende, forse per ritorsione, operare anche da noi; ed essendo, il nostro, un Paese con le porte sempre aperte credo che in guerra tra poco dovremo ritenerci anche noi. Quanto ai commenti, si, dovendoli esprimere in presenza di parti in causa, diciamo che è come avanzare in un campo minato. E’ difficile trovare la giusta misura, senza trovarsi ad urtare qualche suscettibilità. Se poi si chiosa di religioni non andrebbe dimenticato che la religione è nata con l’uomo e che siamo in una terra che ne coinvolge molte, purtroppo, e che da qualche parte si intende anche condurre guerre “sante”. Cosa, Enrico che spesso hai condannato, anche se non sempre giustamente. Per esprimere, infine, delle considerazioni politico-militari, si, è vero, bisognerebbe conoscere troppi risvolti di politica interna e, in qualche modo, schierarsi. C’è, in ogni caso, solo da augurarsi che la politica abbia sempre la meglio su ogni iniziativa di tipo militare; ed è ciò che ho auspicato, ed auspico, col mio primo intervento sull’argomento proposto.
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