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Alyssa Eastland, 4 anni, piange sulle spalle di suo padre durante una cerimonia a Fort Hood
Il nemico? Nel cortile di casa. Anzi. Dentro le mura, nascosto tra le stanze, pronto ad agire. E lui, non lo vede. Non lo vuole vedere. Dopo la strage di Fort Hood, dopo la scoperta che l’autore dell’omicidio di 14 persone, il maggiore Nidal Malik Hasan, aveva avuto contatti con un iman radicale che professa in una moschea in Virginia, Anwar al Awlaki (il quale aveva avuto rapporti con alcuni degli autori dell’11 settembre), le domande sull’efficacia dell’opera degli apparati di sicurezza si sono moltiplicati. Perchè nessuno si era accorto del pericolo? E perchè, i primi segnali, sono stati sottovalutati?
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Ma soprattutto, in un’America che non ha ancora scordato lo shock delle Twin Towers, ancora in guerra contro Al Qaeda e i Talebani in Afghanistan, riemergono forti i quesiti (e le inquietudini) sul rapporto con l’Islam. Una parte della Nazione, la più conservatrice, ritorna in questi giorni, attraverso interventi su siti e blog, al tema dello Scontro tra le Civiltà. E avverte del pericolo: il nemico è qui. Nel farlo, mette sotto accusa Barack Obama per come ha gestito politicamente (ma anche culturalmente) il massacro di Fort Hood.
Prendiamo l’intervento di J.C. Arenas, uno dei blogger della Destra statunitense, sull’American Thinker, uno dei siti più seguiti, dal significativo titolo: “Il discorso codardo di Obama a Fort Hood“. Il presidente si è recato ai funerali delle vittime del massacro ma, sottolinea Arenas, “in nessun punto del suo intervento si è preoccupato di descrivere chi è il nemico che noi continuiamo fronteggiare. Ha parlato in modo vago di estremismo e di follia, ma — spiega Arenas — non ha mai puntato il dito direttamente contro l’Islam”.
L’uomo della casa Bianca nato da un padre musulmano, bandiera del pluralismo culturale e religioso, secondo il blogger non vuole vedere. Anzi. Omette la realtà. Un sentimento diffuso in una parte dell’America profonda (e non solo). Allen West un ex colonnello dell’esercito, vicino al Comitato Nazionale del Partito Repubblicano, in una dichiarazione pubblica ha detto che “ormai i nemici si sono infiltrati nelle nostre basi militari e alcuni di loro sono stati sottoposti al lavaggio del cervello”.
Questa sua uscita ha provocato una discussione sul sito Washington Independent tra liberals e conservatori, con gli uni che accusavano gli altri di volere una nuova crociata cristiana contro i musulmani e gli altri che chiedevano la chiusura delle frontiere agli immigranti di quella religione per, appunto, non trovarsi il “nemico in casa”. Perché poi, gli effetti sono quelli che si sono visti a Fort Hood, ribadiscono i blogger della destra americani.
Come Mark Steyn. Che fa del sarcasmo sulle paure delle ripercussioni sui musulmani arruolati sotto le armi negli Stati Uniti. “Ah sì — scrive — per ora il body count (il conteggio dei corpi) è non muslims 13, muslims 0″. Messaggio che più chiaro non poteva essere. Non solo sulla rete, lo Scontro tra Civiltà viene riproposto, ma anche sui grandi network televisivi nazionali ritorna il dibattito, come su Fox News.
Non tutto il fronte conservatore però segue questa onda. Molto commentatori d’aerea hanno gettato acqua sul fuoco invece che benzina. Il loro approccio è stato: non è l’Islam il nemico, ma coloro che ne interpretano male la dottrina. Che poi è la politica che ha seguito per diversi anni anche lo stesso George W. Bush dopo l’11 settembre.
Uno dei primi gesti che fece, dopo l’attacco all’America, fu di recarsi in una moschea per dimostrare che gli Usa non si sentivano impegnati in una guerra di religione contro l’Islam. Da quella visita, però, molto tempo è passato. In vasti settori della società americana è rimasta, profonda la diffidenza, il timore, la paura rispetto alla presenza dei musulmani sul territorio americano. Per quella parte del paese, il fossato rimane profondo. E le stragi come quella di Fort Hood rafforzano questa convinzione. Questo sentimento di divisione tra il Noi e il Loro è stato alimentata anche dall’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Le sue idee politiche, la sua propensione (naturale) alla multiculturità, la sua storia personale, le sue origine lo hanno trasformato nel Complice del Nemico in Casa.
- Giovedì 12 Novembre 2009
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Commenti
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Il 12 Novembre 2009 alle 19:11 indigesto ha scritto:
La religione fa di ogni mussulmano, ovunque “integrato” un potenziale terrorista. Purtroppo è il loro “Credo” e chi di loro, in buona fede per carità, lo nega non sa che proprio a lui potrebbe toccare di rispondere ad appelli di integralisti che malintenzionatamente lo agitano. Mi chiedo cosa si possa fare per prevenire e semmai proteggere anche chi potrebbe cadere vittima qualora dovesse essere chiamato a diventare carnefice!
Il 12 Novembre 2009 alle 20:00 indigesto ha scritto:
Speriamo che sia così, anche se di fatti analoghi ne succedono un pò dovunque! No, non esiste un Dio delle guerre e dell’odio! E chi lo ha così raffigurato, e magari lo ha scritto, lo ha fatto per sue ragioni, certamente non nobili. Ma l’uomo non l’ha ancora capito, questa è la tragedia!
Il 13 Novembre 2009 alle 13:44 Idenio ha scritto:
Cosa ci si puo’ aspettare da un presidente di padre musulmano??????
Il 20 Novembre 2009 alle 12:18 “Stranieri” in uniforme italiana - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] la strage compiuta a Fort Hood (13 soldati uccisi) da un medico di origine palestinese e fede islamica apre molti interrogativi [...]
Il 8 Gennaio 2010 alle 11:30 Obama e il terrorismo: più che un mea culpa un j’accuse - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] capo di Al Qaeda, l’uomo in contatto con il maggiore Nidal Malik Hasan, l’autore della strage di Fort Hood); conoscevano i suoi spostamenti, ma non sono stati in grado di capire il [...]
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