
André Bamberski nel suo studio dopo la perquisizione
di Dominique Rizet e Aziz Zemouri
Il vento ha spazzato via i mucchi di foglie morte, rendendo vano il lavoro di chi le aveva faticosamente raccolte. Costeggiando il colle, il sentiero scende verso una bella dimora permeata di tristezza. André Bamberski ci accoglie, sorridente: la sua raffinatezza traspare già dalle prime parole che pronuncia.
La proprietà è immensa. Una cascata di sterpaglie scende a precipizio verso la Garonna, e lui se ne scusa: «Da quando è morta Kalinka non ho più avuto né il tempo né la voglia di occuparmi di tutto questo: era qui che giocava e non riesco più a mettervi piede, perché ho l’impressione di rivederla ovunque».
Effettivamente in questo luogo il tempo sembra essersi fermato, poiché l’essenziale è accaduto altrove. Tuttavia, qualche giorno fa, la polizia è venuta proprio qui a Pechbusque, vicino a Tolosa, alla ricerca di prove. André Bamberski, 71 anni, è oggi sospettato di avere organizzato il rapimento dell’uomo che considera essere l’aguzzino di sua figlia: un medico tedesco, Dieter Krombach, ritrovato nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, con mani e piedi legati, nei pressi del tribunale di Mulhouse. È stato finalmente consegnato da un «commando» alla giustizia francese, che l’aveva condannato in contumacia a 15 anni di galera nel 1995. Epilogo di una lotta che André Bamberski ha condotto per 27 anni prima di ottenere giustizia.
In fondo al corridoio, a destra, il suo ufficio versa in un disordine indicibile. I poliziotti hanno svolto il loro lavoro facendo tesoro degli insegnamenti appresi. Un gentile addetto ai rapporti sociali e altri più sbrigativi che hanno svolto l’ingrato compito: perquisire l’abitazione, frugare tra gli archivi e smontare l’hard disk del computer. «È stata la mia compagna a riceverli: non è il tipo che lascia fare senza dire nulla» spiega mostrandoci la proprietà. «Quando sono venuti a perquisire la casa ero in stato di fermo a Mulhouse. Ci sono rimasto 48 ore». Quarantotto ore durante le quali la Francia ha scoperto l’incredibile storia di un padre in lotta da 27 anni contro i sistemi giudiziari, diplomatici e politici franco-tedeschi con il solo scopo di far emergere la verità sulla morte della figlia Kalinka, avvenuta nel 1982, quando aveva 14 anni.
La kalinka è un fiore delle foreste della Mazuria, in Polonia. Nel 1967, Danièle e André lo scelsero come nome per la loro primogenita. Per André rappresentava un legame con il passato: figlio di polacchi immigrati nella Francia del dopoguerra e dei minatori del Nord, è stato lui stesso deportato in Germania quando aveva 3 anni, per poi salvarsi miracolosamente.
Kalinka nasce a Casablanca, dove all’epoca vivono i suoi giovani genitori. «La nostra vita sembrava un sogno» ricorda André. Contabile, esperto di diritto commerciale e di questioni fiscali internazionali, dirige una società di 850 persone in Marocco. «Stavamo molto bene. Mi rivedo al rientro dall’ospedale di Casablanca dopo la nascita di Kalinka. Il nostro boxer, Poker d’As, vegliava su di lei. Nessuno poteva avvicinarsi alla culla».
Kalinka è stata una bambina molto desiderata, così come il fratello Nicolas, venuto al mondo cinque anni dopo, nel 1972. La famiglia ritorna in Francia nel 1976, in questa bella casa di Pechbusque che André e Danièle hanno progettato insieme.
Dopo alcuni mesi, la coppia scoppia. «Senza dubbio, lavoravo troppo» ammette Bamberski. Danièle viene sedotta da un altro uomo, Dieter Krombach, un medico tedesco che abita a pochi metri di distanza. Se ne innamora follemente, al punto da accettare il divorzio chiesto da André e lasciargli la custodia dei due figli.
Kalinka cresce tra scuola e chiesa, che sono a due passi da casa sua, accanto a un padre profondamente credente. «Era una bambina stupenda» ricorda «una ragazzina sorridente che salutava tutti».
Nel 1980 la custodia dei figli viene affidata alla madre: Kalinka e il fratello vanno a vivere in Germania, a Lindau, dove Danièle ha seguito il secondo marito. Krombach è un affermato cardiologo. I bambini ritornano a Pechbusque per trascorrere la metà delle vacanze scolastiche, ma Kalinka si annoia nel collegio di Friburgo e ottiene, da un padre e una madre sempre molto attenti al benessere dei figli, la possibilità di ritornare in Francia per la riapertura dell’anno scolastico nel settembre 1982. Saranno le sue ultime vacanze in Germania: sabato 10 luglio 1982 muore a Lindau in seguito a un’iniezione intravenosa sospetta praticata dal patrigno.
Ad agosto, dopo alcune domande poste al medico per telefono e una rapida autopsia, nel corso della quale vengono prelevati campioni di tessuto degli organi genitali interni ed esterni della ragazzina, la giustizia tedesca archivia il caso.
«La versione tedesca sulle circostanze della morte non mi ha mai convinto. Hanno parlato di un’insolazione, delle conseguenze di un incidente d’auto, persino di un’overdose» afferma Bamberski. Poiché la situazione non è affatto chiara, nel 1984 il padre di Kalinka sporge denuncia in Francia. Da allora la sua ricerca della verità non si è mai fermata.
Nel 1995, dopo dieci anni di istruttoria condotta dalla giustizia francese e la riesumazione, nel 1985, del corpo della ragazza per una seconda autopsia, il dottor Dieter Krombach viene condannato in contumacia dalla Corte d’assise di Parigi a 15 anni di prigione per «atti di violenza intenzionali che hanno provocato involontariamente la morte». Finalmente André Bamberski può tirare un sospiro di sollievo. Non per molto però. La Germania nega l’estradizione del suo cittadino in virtù del principio della cosa giudicata (per la giustizia tedesca, il caso è archiviato).
Quindi la sentenza francese non ha mai avuto effetto. E, circostanza ancora più inaudita, su Krombach pesa un mandato d’arresto internazionale, emesso dalla corte francese, che non è mai stato eseguito.
Visti i tempi biblici della giustizia francese, Bamberski ha deciso di accelerare la pratica. Da 27 anni a questa parte ha inviato centinaia di raccomandate alla presidenza della repubblica, al primo ministro, alla cancelleria e alla procura di Parigi. È stato ricevuto al consolato tedesco. Lo hanno visto piangere, ma nessuno l’ha ascoltato. Per questo André Bamberski ha deciso di seguire le mosse di Krombach come fosse la sua ombra: per sapere sempre dove si trova. «Dal 1997 lo sorveglio. Gli scatto delle foto. Mi è persino capitato di andare a bussare alla sua porta e discutere, senza rabbia, con lui fino a farlo innervosire e minacciare una telefonata alla polizia». In effetti, dopo la condanna, Dieter Krombach ha traslocato sette volte, non da ultimo per confondere le tracce. Cerca di nascondersi anche in seguito a un caso di abuso su minorenne in Germania nel 1997, che gli è valso una condanna a due anni con la condizionale, e un altro fermo di 28 mesi per avere curato illegalmente dei pazienti.
Ecco perché, imbattendosi nel dottor Krombach «legato come un salame» a Mulhouse, la polizia sospetta il padre di Kalinka. Gli investigatori hanno ragione. André Bamberski ammette di avere avuto un ruolo. Ma non aggiunge altro.
«Sì, effettivamente ero a conoscenza di un progetto teso a riconsegnare il dottor Krombach alla giustizia francese» confida a Le Figaro Magazine.
Tutto è cominciato a Bregenz, in Austria, la prima settimana di ottobre. «Soggiornavo all’hotel Ibis per alcuni giorni, quando mi sono sentito chiamare dalla reception da un uomo che parlava inglese con uno spiccato accento tedesco, che rispondeva al nome di Anton» continua André Bamberski.
«Era venerdì 9 ottobre. L’ho incontrato nella hall e siamo partiti in auto. Mi ha detto: “Ho letto di sua figlia sul sito Justice pour Kalinka (giustizia per Kalinka, ndt). Bisogna mettere fine all’impunità di Krombach. Lei è d’accordo che lo riporti in Francia?”. Ho annuito. Non mi ha mai chiesto denaro. Sono stato io a insistere per pagargli le spese. Ha accettato e ha detto: “No other information” (nessun’altra informazione, ndt).
Ma André Bamberski era davvero consapevole delle implicazioni di un simile ingaggio? Per associazione a delinquere e concorso in sequestro si rischia la condanna a 10 anni di carcere. «Non era la prima volta che mi veniva fatta un’offerta simile» confessa a Le Figaro Magazine.
In due occasioni ho persino accettato di incontrare delle persone che mi proponevano di rapire Krombach. La prima volta ho versato 50 mila franchi e non ho mai più avuto notizie. La seconda ho consegnato 70 mila franchi ad altri truffatori che di lì a poco sono scomparsi. Questo dovrebbe bastare per capire com’ero ridotto. Se la giustizia avesse compiuto il proprio dovere, non sarei mai arrivato a tanto. C’è chi si è offerto di uccidere Krombach, ma ovviamente non ho mai accettato una proposta simile. Io cerco giustizia, non vendetta».
Il misterioso Anton non scherzava. «La sera del 17 ottobre, verso le 10, ricevo una telefonata. Una voce femminile camuffata mi dice in francese: “Vada subito a Mulhouse per il dottor Krombach”».
Quella notte André Bamberski fa fatica a prendere sonno. E se fosse la volta buona? «Alle 3 e mezzo del mattino il telefono squilla ancora. Era la stessa donna. Mi dice: “Krombach è in rue du Tilleul” scandendo ogni lettera “vicino all’edificio delle dogane di Mulhouse. Avverta la polizia”».
©FigMag/Volpe

Kalinka Bamberski nel giorno della sua prima comunione
- Venerdì 13 Novembre 2009
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