Le note del “Silenzio” in ricordo dei soldati italiani caduti in Afghanistan hanno dato inizio sabato, allo stadio Picchi di Livorno, alla cerimonia che ricorda il 67° anniversario della Battaglia di El Alamein che coincide con la festa dei paracadutisti della Brigata Folgore. Una manifestazione che quest’anno ha avuto una dimensione e un’eco più ampi e intensi poiché la brigata è da poche settimane rientrata da sette mesi di missione in Afghanistan dove ha pagato un elevato tributo di sangue distinguendosi in azioni di combattimento che hanno avuto il plauso di tutti i più importanti contingenti alleati, americani in testa. In Afghanistan la Brigata Folgore ha dato “ampia prova di efficienza, concretezza e affidabilità” ha sottolineato il capo di Stato maggiore dell’esercito, generale Giuseppe Valotto.
Alla cerimonia è intervenuto anche il presidente del Senato Renato Schifani, che era stato precedentemente due volte a Herat, autorità locali e tutti i vertici militari. Un segnale importante in un’Italia che per opportunismo spesso dimentica i suoi soldati e che in un recente passato ha visto in molte occasioni le cariche governative disertare cerimonie di partenza o di rientro dai fronti bellici di contingenti militari, quasi che quei soldati avessero deciso da soli di andare sei mesi in Iraq o in Afghanistan.
Il rientro della Folgore ha avuto invece un alto profilo istituzionale e mediatico e del resto non capita certo tutti i giorni che per una cerimonia militare venga utilizzato uno stadio peraltro necessario per ospitare le 15.000 persone che per quasi due ore hanno seguito la manifestazione mentre sul campo di gioco erano schierati 1.500 paracadutisti di tutti i reggimenti di paracadutisti.
Una cerimonia che ha avuto nell’appello ai caduti il suo momento più toccante mentre il generale Rosario Castellano (che sabato ha ceduto il comando della Folgore a Federico D’Apuzzo) scandiva i nomi dei paracadutisti morti in Afghanistan e le truppe schierate rispondevano in coro “presente!” Ma anche un grande show popolare con spettacolari lanci di precisione e piccoli velivoli che sorvolavano lo stadio lasciando scie tricolore, proseguito nel pomeriggio sul lungomare di Livorno dove ogni reparto di parà mostrava mezzi ed equipaggiamenti.
Sorprendenti le immagini di combattimento realizzate in Afghanistan dai “combat camera” e mostrate sul grande schermo dello stadio a testimonianza di una trasparenza fino a ieri impensabile in Italia dove le “missioni di pace” sono sempre state raccontate attraverso le immagini retoriche e mielose dei soldati che sfamano donne i bambini.
La Folgore del resto può a buon diritto mostrare i combattimenti sostenuti costati 8 morti e 74 feriti in sei mesi di missione durante i quali, secondo indiscrezioni, i talebani uccisi dai nostri paracadutisti sarebbero oltre 700.
- Lunedì 16 Novembre 2009
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Commenti
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Il 16 Novembre 2009 alle 15:54 indigesto ha scritto:
El Alamein: decisa dagli Shepard e dai Grant americani. In Russia: anche lì per i convogli di armi americane affluite all’URSS. Bisogna pur essere riconoscenti, no? Preti e militari cancro dell’Umanità. Difficile immaginarsene una fatta solo da “Figli dei fiori”!
Il 18 Novembre 2009 alle 13:47 ndogna ha scritto:
La Folgore è il più amato e più rispettao dell’Esercito(almeno da parte di quei Italiani che non condividono le idee criminali dei vari no global,centri sociali e il falso prete De Capitani che ha detto che i sei morti a Kabul non meritano compassione)e qusro amore,questa stima quei ragazzi la meritano tutta,se la guadagnao ogni giorno
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