
Il ragionamento di Barack Obama è stato: perché arrivare a una rottura sul clima con Pechino adesso, quando si può tentare di raggiungere un accordo tra un anno, nella conferenza che a Città del Messico erediterà il lavoro fatto a Copenhagen? Una ritirata tattica rispetto alle premesse del suo viaggio in Asia, un passo indietro seguendo la bandiera del pragmatismo.
Aveva detto: sul clima, cercheremo un accordo di alto profilo con Pechino. Obama si è dovuto fermare di fronte alla Grande Muraglia. Perché cercare lo scontro con il gigante asiatico, motore dell’economia mondiale (e quindi anche di quella Usa), possessore di una buona parte del debito pubblico americano? Perché tentare di domare l’indomabile drago cinese? Meglio aspettare, prendere tempo (come per l’Afghanistan ), rimandare a quando le condizioni saranno migliori. Se mai lo saranno. Le conseguenze politiche di questa mossa per il presidente erano facilmente prevedibili: gli ambientalisti americani (e in tutto il globo) hanno gridato al tradimento delle solenni promesse della campagna elettorale. Barack Obama si è accorto da tempo che governare è ben diverso dall’annunciare (incarnare?) il cambiamento.
Ma, ora, all’ordine del giorno sembra esserci un altro punto: il metodo Obama (di governo, di leadership) è efficace, adeguato? E’ quello che porterà a risultati? La sua tattica fatta di stop and go, tentativi di aggirare l’ostacolo, compromessi è la migliore?
In molti, ora si chiedono se, in realtà, in questo modo, non faccia altro che esporre il fianco a coloro che lo criticano da sinistra (coloro che credevano nelle sue “arti magiche”) e da destra (dove ormai è descritto come un presidente indeciso, il vero erede del Grande Indeciso, Jimmy Carter); colpi che minano la credibilità del presidente. Anche perchè in molti casi (suo malgrado) si è dimostrato un “Signor vorrei, ma non posso“.
Il suo pensiero (sembra) è proiettato in modo genuino nel “change” ma la sua azione è insufficiente. La questione clima è paradigmatica. Andato alla Casa Bianca anche sull’onda della sua “green economy”, Obama ha prima preso alcuni provvedimenti unilaterali in materia, è riuscito poi a far approvare dalla Camera lo scorso giugno una legge piuttosto restrittiva sulle emissioni, approdata al Senato dove giace da diversi mesi, bloccata dai veti delle lobby, dalle prudenze e dalle opposizioni degli stessi democratici. L’opera iniziata non è stata (ancora) terminata. Dentro e fuori i confini nazionali. In Asia, Barack Obama ha dovuto prendere atto della volontà cinese di non accettare accordi. E si è fermato, non potendo dare corso concreto ai suoi desideri politici annunciati.
Una circostanza che, a molti, ha fatto venire in mente una frese detta dall’ultra falco John Bolton, ex ambasciatore alle Nazioni Unite durante l’amministrazione Bush, secondo il quale la politica estera di Barack Obama è (quasi) “naive”. Basata su un presupposto: riuscire a convincere l’altro che il dialogo, l’accordo, la ricerca di un’intesa comune sia più importante degli interessi nazionali o particolari.
Vedi Iran. Cosa porterà a casa il presidente? L’Obama iper pragmatico viene fuori, invece, in un altro caso: la riforma sanitaria.
Il testo approvato alla Camera prevede alcune norme che il candidato Barack non avrebbe mai accettato: la restrizione sull’aborto, alcuni tagli ai programmi pubblici già esistenti. Alla fine, il presidente dovrebbe avere la Sua Riforma, ma non sarà mai quella che aveva promesso. L’avrà, sì, ma a tutti i costi. Anche a costo che sia (per lui e una parte del suo elettorato) una brutta riforma. Per il resto del paese potrebbe essere semplicemente una riforma che divide. La sua prudenza e la sua tattica diventano indecisione pura su altri fronti. Come quello di guerra afghano.
Il suo continuo rinvio della scelta sul numero delle truppe da mandare a Kabul è diventata un’arma straordinaria nelle mani dei suoi critici. Quanti altri soldati americani dovranno morire prima di vedere arrivare gli aiuti richiesti dai generali sul campo? Obama non vuole che l’Afghanistan diventi il suo Vietnam. Ma prendere tempo, riuscirà far si che possa evitare la trappola? Riuscirà Barack Obama con il suo pragmatismo prudente a vincere le sfide che ha davanti?
- Lunedì 16 Novembre 2009
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.