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Inglesi, bianchi, poveri e violenti

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  • Tags: british nation party, Gran-Bretagna, panorama in edicola, violenza, xenofobia
  • 4 commenti
Un militante del Bnp, il partito xenofobo inglese, affronta a mani nude - davanti ai flash dei fotografi - i manifestanti antifascisti

Un militante del Bnp, il partito xenofobo inglese, affronta a mani nude - davanti ai flash dei fotografi - i manifestanti antifascisti

SIMONA TOBIA - da Bristol

“Hate on the doorstep“, odio sulla soglia di casa: così s’intitola l’ultima puntata del pluripremiato programma della Bbc, Panorama, che mostra oltre 50 aggressioni sia verbali sia fisiche ai danni di due giornalisti in incognito.

Quell’odio era anche sulla soglia di casa di chi scrive. Il documentario è girato a 5 minuti di distanza, in un’area di Bristol chiamata Southmead, dove i due giornalisti di origine asiatica hanno vissuto per otto settimane fingendosi un’ordinaria coppia di immigrati pachistani e registrando con telecamera nascosta tutti gli attacchi subiti, per lo più a sfondo razziale.

Militanti del Bnp, il partito xenofobo inglese
Un militante del Bnp, il partito xenofobo inglese, affronta a mani nude - davanti ai flash dei fotografi - i manifestanti antifascisti
Nick Griffin, il leader del partito di estrema destra British National Party, con i suoi guardiaspalle


Dopo un paio di giorni la polizia ha arrestato i responsabili degli attacchi più violenti, con il “sospetto” di aggressione a sfondo razziale: Sean Ganderton, 22 anni, e Sonny Clark, 11. Southmead non è l’unico quartiere “svantaggiato” della città e Bristol è solo uno dei tanti centri inglesi in cui questi problemi sono sempre più accentuati.

Escludendo Londra, è Birmingham, che conta poco meno di 1 milione di abitanti, il centro con il più alto numero di reati contro la persona (21.767) e di molestie (4.584). Segue Leeds, 715 mila abitanti, con 12.478 crimini contro persone e 2.179 molestie. E poi Manchester, dove il conto dei crimini veri e propri scende a 12.428, ma le molestie sono 3.214.

Dati ancor più impressionanti se considerati in rapporto al numero di abitanti: 393 mila (dati dell’Ons, l’ufficio nazionale delle statistiche). Questi sono solo i numeri dei casi denunciati alle autorità. E non è una coincidenza che il fenomeno riguardi le città con il più alto tasso di disoccupazione. Il primo e unico rapporto specifico sui crimini classificati come “hate crime” (crimini di odio, che comprendono quelli a sfondo razziale e religioso, nonché le violenze domestiche e quelle ai danni di disabili e omosessuali) è stato pubblicato dal Crown prosecution service a dicembre 2008.

I dati sono impressionanti: nei tre anni precedenti vi sono state 200 mila condanne per crimini aggravati dalla componente di odio, con un aumento del 9 per cento. I colpevoli erano in maggioranza uomini: nell’81 per cento dei casi bianchi e nel 78 per cento dei casi “white British”, bianchi britannici. Vi sono stati 170 mila imputati perseguiti per violenza domestica (per il 94 per cento uomini) e 33 mila perseguiti per crimini aggravati dalla componente razziale o religiosa (per l’85 per cento uomini e per il 76 per cento “white British”).

I dati sono chiari: l’incidenza di molestie e crimini contro la persona s’impenna nelle comunità povere, spesso in quelle abitate da bianchi di origine britannica, e dove impera la disoccupazione che in questi mesi ha toccato livelli record per la crisi economica. Il 21 ottobre la
Joseph Rowntree foundation
(Jrf) ha pubblicato un rapporto, stilato dalla giornalista Karen Day, che per la prima vol ta ha misurato l’impatto reale della crisi sui quartieri più poveri.

Il rapporto mostra come queste aree siano la prova di quanti miglioramenti si possano raggiungere quando i servizi sociali funzionano, ma anche di quanto devastante sia il malfunzionamento o la totale assenza di supporti. Con la recessione, parecchi comuni hanno tagliato le spese dei servizi sociali.

Contemporaneamente il tasso di disoccupazione giovanile ha subito un’impennata; in comunità che già erano povere l’impatto è stato devastante. In tutte le aree disagiate visitate da Karen Day il tasso di disoccupazione giovanile è molto alto ed è sempre associato al crimine, al consumo di droga e all’abuso di alcol. La fascia d’età tra 16 e 24 anni è quella più a repentaglio. “C’è una chiara connessione” ha confermato l’autrice a Panorama “tra interruzione degli studi, mancanza di qualificazione, disoccupazione e comportamenti antisociali”.

La recessione dei colletti bianchi sta pesando duramente su aree che erano già svantaggiate, con il risultato di far aumentare esponenzialmente il numero di coloro che sono risucchiati nella cosiddetta “poverty trap”, la trappola della povertà da cui pare poi impossibile uscire. La disoccupazione aumenta tra i lavoratori manuali non o poco qualificati, che diventano anche l’epicentro della criminalità giovanile.

Il dato che maggiormente fornisce la misura del peso della recessione è il numero di persone che vivono con sussidi di disoccupazione. In crescita da 19 mesi consecutivi, ha raggiunto un totale di 1,626 milioni a settembre 2009. Il numero è più che raddoppiato da prima della crisi quando, a febbraio 2008, vi fu il livello più basso di richieste di sussidi: 789 mila. Chi vive di assistenza sa che sarà molto difficile trovare un lavoro che renda più del sussidio di disoccupazione. Karen Day afferma che “il sussidio è un’entrata fissa, rappresenta una sicurezza e molti non se la sentono di rinunciarvi “.

Mentre Ruth Stark, assistente sociale e rappresentante della British association of social workers, sostiene che “in questi quartieri disagiati non c’è niente da fare e i trasporti diretti in centro hanno per molti costi proibitivi. Così i giovani restano intrappolati nel ciclo della povertà e prendono la strada del crimine“. L’immagine del Regno Unito multietnico e multiculturale è reale, ma riguarda le zone centrali e più ricche di città come Bristol e Birmingham. Nei quartieri disagiati, dai quali spesso non si esce neppure per andare a fare la spesa, la popolazione è per la maggior parte bianca.

Un esempio? La zona di Barkerend a Bradford, una delle città analizzate da Day, abitata per il 90 per cento da bianchi e dove il 9 per cento della popolazione vive di sussidi. È qui che si sviluppano molte delle tensioni razziali presenti nel paese, le stesse che alimentano l’ascesa del British national party (Bnp), il partito di estrema destra che propone nel suo programma politico di far ritornare tutti gli immigrati a casa loro in Africa o in Asia, per restituire il paese ai “white British”.

Questo partito ha ottenuto due seggi al Parlamento europeo e poco importa se il milione di persone che lo ha votato forse non è del tutto d’accordo con il leader Nick Griffin. Mark Wickham-Jones, professore di scienze politiche all’Università di Bristol, è convinto che “sia il razzismo, diffuso soprattutto in certi strati sociali, alla base della crescita del Bnp, e non il contrario.

È vero però che il Bnp e gli altri partiti politici fomentano idee vagamente razziste, al grido di “lavori inglesi per lavoratori inglesi”, perché è un modo per ottenere voti facendo leva sulle paure della gente”. Wickham-Jones conosce la realtà di Southmead e sostiene che “la mancanza di aspirazioni e il fatto che non ci sia nulla di meglio da fare sfocia in comportamenti antisociali in comunità dove il razzismo è tra i problemi alimentati dall’impoverimento e dalla crisi, ma anche dal fallimento dei partiti maggiori nel fornire una guida per lo sviluppo di una società multiculturale”.

Così può capitare che una sera passando da una delle strade di Southmead riprese nel documentario della Bbc un ragazzotto incappucciato nella sua felpa grigia tiri contro la tua macchina una bottiglia. O, se sei meno fortunato, che mentre cammini per strada da solo, tre o quattro ragazzi si divertano a tirarti qualche pugno o calcio senz’altra ragione apparente che il gusto di farlo.

  • redazione
  • Venerdì 20 Novembre 2009

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Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 20 Novembre 2009 alle 18:26 arjabes ha scritto:

Inglesi, bianchi, poveri, violenti e brutti.

Il 20 Novembre 2009 alle 18:42 Panorama in edicola - n°48/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] shock ma utile: arrestato il presunto killer ripreso al rione Sanità Ultimi post in MondoInglesi, bianchi, poveri e violentiG2? No grazie: la Cina va avanti da sola“Stranieri” in uniforme italianaUnione Europea: [...]

Il 20 Novembre 2009 alle 19:23 indigesto ha scritto:

arjabes,la lista sarebbe troppo lunga..eppure si considerano i migliori!

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