
Mentre la strage compiuta a Fort Hood (13 soldati uccisi) da un medico di origine palestinese e fede islamica apre molti interrogativi sulla capacità del mondo militare di integrare culture e religioni diverse, in Italia la crescente multietnicità del nostro Esercito è diventata un elemento importante di immagine e di “marketing”.
Lo dimostra il Calendario 2010 dell’Esercito presentato a Roma nei giorni scorsi, dedicato quest’anno ai circa 1.500 soldati di origine straniera in servizio.
Qualcuno l’ha già ribattezzata ”brigata multietnica” anche se questi militari sono in realtà inseriti in tutti i reparti e non costituiscono certo un’unità composta esclusivamente da stranieri come erano i battaglioni coloniali del Regio Esercito reclutati in Libia, Etiopia e Somalia.
In realtà reparti di stranieri erano stati teorizzati nel 2002 quando l’allora ministro della Difesa, Antonio Martino, ipotizzò la costituzione di una brigata dell’Esercito Italiano composta da albanesi. La cosa rimase sulla carta, ma in realtà già nel 1993 tra i paracadutisti della Folgore schierati a Mogadiscio vi erano alcuni soldati di origine somala ma si trattava di un fenomeno all’epoca marginale.
Quello italiano è itra gli ultimi grandi eserciti occidentali a fare i conti con la sfida rappresentata dall’arruolamento multietnico anche se per vestrire l’uniforme occorre possedere la cittadinanza italiana. Parigi e Londra arruolano da decenni personale proveniente dagli ex imperi coloniali e in Gran Bretagna, dove è operativa un’intera brigata di Gurkha nepalesi. Gli stranieri costituiscono oltre il 15 per cento degli effettivi. Una strada percorsa recentemente anche dalla Spagna che ha arruolato volontari provenienti da alcuni stati sudamericani favorendone così la naturalizzazione.
Negli Usa le forze armate sono da sempre multietniche e, dal 2004, l’apertura delle caserme agli immigrati in cambio di vantaggi nell’ottenimento della cittadinanza ha dato risultati utili, specie quando la guerra irachena e il buon andamento dell’economia limitavano gli arruolamenti dei cittadini statunitensi.
Il 12 novembre a Baghdad sono stati naturalizzati 157 soldati, marinai, avieri e marine di 60 Paesi diversi, ma che prestano servizio nelle forze Usa in Iraq. Si è trattato della quindicesima cerimonia di questo tipo avvenuta dal 2004 in Iraq dove hanno ottenuto la cittadinanza Usa oltre 1.300 stranieri in uniforme. In Italia i militari di origine straniera hanno in molti casi un genitore italiano e ricoprono tutti i ranghi: ufficiali, sottufficiali e truppa. Solo quelli ritratti nel Calendario dell’Esercito provengono per da 17 Paesi tra i quali India, Senegal, Cuba, Brasile, Sudan, Filippine, Sri Lanka, Marocco, Capo Verde, Argentina.
Il generale Giuseppe Valotto, alla testa dell’Esercito, parla di una forza armata capace di operare ”con tutto il suo personale indipendentemente da diversità di etnia, cultura, sesso e religione” e ritiene che l’Esercito svolga un ruolo di ”agenzia di socializzazione, al pari della famiglia e della scuola”.
Un’opinione supportata da una ricerca dell’Istituto universitario di lingue moderne (IULM) secondo cui l’Esercito italiano può diventare un modello di organizzazione multietnica grazie ai ”valori fondamentali alla base dell’organizzazione” che sono ”condivisi dai diversi gruppi etnici che vi vivono e lavorano”. Lo studio ricorda che l’Esercito italiano ha già storicamente “svolto un ruolo di unificazione obbligando a convivere cittadini italiani del sud e del nord Italia” con usi e costumi profondamente diversi.
- Venerdì 20 Novembre 2009

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Commenti
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Il 20 Novembre 2009 alle 14:17 indigesto ha scritto:
Faremo, nel nostro piccolo, la fine dell’Impero romano!
Il 20 Novembre 2009 alle 21:37 enrico fumagalli ha scritto:
Ho capito perché gli USA fanno tante guerre all’estero, vogliono aumentare cittadini USA in tempo breve, peccato che i nemici ogni tanto ne uccidono qualcuno. Ci mancavano gli extra comunitari a rubare il lavoro dei nostri bravi ragazzi. Bossi non dice nulla?
Il 22 Novembre 2009 alle 14:29 ndogna ha scritto:
Non esageriamo cacchio ? E’ già tanto difficile l’integrazione nella vta civile con questa gente che preferisce dare mondo a se(checchè ne dica il compagno Fini) figuriamoci in quella militare.Suponiamo che in certo reparo ci siano mussulmani e poi questo reparto venga inviato in Afghanistan questi contro chi sparerebbero? Ma maledizione lasciateci almeno che lEsecito sia Italiano Italiano.
Il 24 Novembre 2009 alle 19:54 enrico fumagalli ha scritto:
gli eserciti romani che fondarono l’impero, erano prevalemtemente formati da stranieri e resse fino a che non arrivò il virus dall’Africa, prima con un pesce, poi con un patibolo da tenere ben alto al fine che incutesse terrore e calò la notte che durò 1.500 anni di spargimenti di sangue per alimentare le radici cristiane tante care ad un ex nazista.
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