
Soldato italiano in Afghanistan Occidentale (Foto G. Gaiani)
Barack Obama ha rimandato nuovamente la decisione sui rinforzi da inviare in Afghanistan, slittata secondo il portavoce Robert Gibbs a fine novembre, ma ora Washington punta a coinvolgere di più gli alleati europei nel conflitto asiatico. Le ultime indiscrezioni in proposito le ha pubblicate sabato il Wall Street Journal in un articolo che, citando fonti governative, sostiene che Obama autorizzerà 35.000 militari di rinforzo tra combattenti e istruttori ai quali chiederà alla Nato di aggiungere tra i 3.000 e i 7.000 soldati.
In particolare sarebbe già stati chiesto a sei Paesi di contribuire con battaglioni da combattimento, tra 500 e mille militari, dei quali si discuterà al prossimo vertice della Nato già previsto a Bruxelles per il 23 novembre ma rinviato al 3 dicembre in attesa delle decisioni di Obama. Per ottenere nuove truppe Washington guarderebbe a Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Turchia e Romania. Nonostante le pressioni del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, la disponibilità degli europei a contribuire ulteriormente al conflitto afgano è tutta da verificare anche perché su 104 militari alleati schierati in Afghanistan ben 68.000 sono americani e solo 36.000 alleati dei quali 33.000 forniti da Paesi della Nato.
L’Italia, che con il Canada fornisce il quinto contingente alleato, ha appena ridotto da 3.200 a 2.800 soldati le sue forze a Herat, rimpatriando i 400 paracadutisti inviati per le elezioni e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha più volte dichiarato che i rinforzi devono essere inviati dai Paesi finora meno impegnati militarmente. Roma non sembrerebbe quindi disposta a rafforzare il suo contingente anche se il 16 novembre l’ambasciatore statunitense a Roma, David Thorpe, ha dichiarato che di fronte alle richieste degli Usa per l’Afghanistan “l’Italia farà quello che deve per sostenere questa strategia”.
Londra ha annunciato da tempo l’invio di altri 500 soldati in aggiunta ai 9.200 (il secondo contingente dopo gli Usa) già in Afghanistan ma il premier laburista Gordon Brown, nel disperato tentativo di vincere le elezioni del maggio 2010, preparerebbe per l’anno prossimo un parziale ritiro delle truppe abbinato a un taglio del 25 per cento delle spese militari. Per ora si tratta di indiscrezioni pubblicate ieri dal Times ma è chiaro che Brown cerca di cavalcare i sentimenti del 70 per cento dell’opinione pubblica britannica che secondo i sondaggi è favorevole al ritiro delle truppe.Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha escluso più volte l’invio di altre truppe mentre il parlamento tedesco ha rinnovato da pochi giorni la missione afgana bocciando ogni ipotesi di incremento dei 4.300 soldati già presenti.
Oltre ai numeri esiste poi il problema della “qualità” delle truppe inviate dai 42 Paesi che affiancano gli USA in Afghanistan, molti dei quali pongono limiti politici all’impiego delle forze che impediscono ai reparti di combattere attivamente i talebani. I tedeschi sono tra questi al punto che il governatore della provincia di Kunduz, Mohammed Omar, stanco dell’inattività germanica di fronte alle milizie talebane, ha provocatoriamente dichiarato che “se non vogliono fare il loro lavoro sarebbe meglio che lasciassero la nostra provincia”. Lo stesso problema riguarda i turchi che hanno raddoppiato le loro truppe a Kabul da 800 a 1.600 ma si tratta di soldati autorizzati solo ad addestrare le forze afgane. La strada per convincere gli europei a inviare altre truppe e farle combattere sembra quindi tutta in salita per Obama e Rasmussen. I talebani ringraziano.
- Lunedì 23 Novembre 2009

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Commenti
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Il 27 Novembre 2009 alle 17:41 Afghanistan: nuove truppe ma senza una vera strategia - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Il discorso servirà anche a parlare ai militari. Nelle ultime settimane le frizioni tra il comandante in capo e i suoi generali non sono state poche. Anzi. Obama lo sa bene. E si rende conto che dovrà dire loro che non li manderà allo sbaraglio, non li lascerà da soli. Che il “senso” politico che sta alla base della guerra è ben chiaro, non confuso, contraddittorio, come molti hanno accusato l’amministrazione di essere nell’ultimo periodo. Un messaggio, questo, che il presidente lancierà anche agli alleati della Nato, riottosi nell’inviare nuove truppe, ai quali, invece, Obama chiederà almeno 7000 soldati di rinforzo. [...]
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