
Credits: LaPresse
Il governo nega, ma le conseguenze di una censura troppo severa tornano a farsi sentire in Vietnam. La denuncia è partita quando il milione di facebookers vietnamiti hanno scoperto di non poter più accedere al loro account personale.
I tecnici delle compagnie di tecnologie multimediali -pur chiedendo di rimanere nell’anonimato per ragioni di sicurezza- hanno comunicato alla stampa di aver ricevuto direttamente dal governo di Hanoi l’ordine a bloccare l’accesso a una serie di siti web, tra cui quello del social network più famoso al mondo.
Se gli internauti vietnamiti denunciano la nuova direttiva come inaccettabile ricordando che l’articolo 69 della Costituzione dovrebbe garantire la libertà di stampa e di opinione nel paese, la mossa dei politici di Hanoi, pur condannabile, non stupisce gli esperti alla luce della repressione che ha interessato il paese negli ultimi mesi.
Tantissimi blogger e giornalisti freelance di testate online sono stati arrestati con l’accusa di essersi occupati di argomenti “politicamente sensibili”, altri invitati a raccontare in rete solo questioni personali. Sempre su facebook, il gruppo unblock facebook in Vietnam raggruppa già 694 membri, tra cui molti di quei vietnamiti residenti all’estero, scappati dopo la guerra, che hanno sfruttato il network per rimettersi in contatto con parenti e amici rimasti in Asia e la cui influenza negativa è particolarmente temuta dal partito comunista di Hanoi, vale a dire dall’unica formazione politica legale nel paese.
Cosa sta succedendo in Vietnam? Fonti americane hanno diffuso il comunicato con cui il governo, “per motivi di sicurezza e per combattere i movimenti che operano contro il partito” ha suggerito alle aziende competenti di bloccare i dieci siti che diffondono regolarmente materiali politicamente pericolosi. Facebook è stato il network più colpito proprio per la sua capacità di diffondere notizie in tempo reale in tutto il mondo. Che in un momento in cui la classe dirigente teme particolarmente la libertà di espressione potrebbe non avere vie di scampo, nonostante gli internauti più maliziosi sembrino essere riusciti ad aggirare la censura utilizzando proxy alternativi.
- Lunedì 23 Novembre 2009

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Commenti
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Il 24 Novembre 2009 alle 10:52 indigesto ha scritto:
Credo che il web sia il luogo ideale per scambiarsi notizie ed opinioni purchè si riesca a mantenerle entro i limiti della correttezza e delle Leggi, regolamenti e consuetudini, che ogni paese si da. Tanto varrebbe a stabilire un comportamento da concordare e far valere in campo internazionale nelle quali vengano stabilite regole atte a reprimere la sedizione e l’incitamento alla rivolta, soprattutto da paese a paese, onde anche evitare problematiche nei rapporti tra essi. E’ evidente che ogni regime, democratico o meno, si ritenga legittimato ad assumere provvedimenti di censura liddove presuma di essere esposto a rischi. Ciò vale soprattutto per le iniziative a carattere terroristico. Non dovremmo meravigliarci, dunque, se regimi non proprio democratici e con leggi conseguentemente restrittive della libertà di opinione, si esprimano di conseguenza con atti repressivi in linea con i pricipi ispiratori dei regimi stessi.
Il 24 Novembre 2009 alle 10:56 indigesto ha scritto:
mi scuso e mi correggo: Tanto varrebbe a stabilire regole di comportamento da concordare…/La fretta..!
Il 27 Novembre 2009 alle 14:08 ndogna ha scritto:
Non c’è niente di strano,è la solita politica comunista.Il signor Di Pietro e simili confrontassero con la libertà di informazione in Italia.
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