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Israele congela le colonie, per gli Usa la pace è più vicina. C’è da crederci?

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  • Tags: Benjamin Netanyahu, colonie, Generazione Tel Aviv, Israele, Marwan Barghouti, Palestina
  • 17 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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A pochi metri dal muro, la colonia di Modiin Illit (AP/Nasser Ishtayeh)

A pochi metri dal muro, la colonia di Modiin Illit (AP/Nasser Ishtayeh)

E così, alla fine, Benyamin Netanyahu ha accontentato gli americani: Israele “congelerà” le costruzioni nei Territori occupati per i prossimi dieci mesi, ha annunciato ieri il primo ministro. Che poi ha aggiunto: “Abu Mazen non ha più scuse per rimandare i negoziati.”

Il congelamento delle costruzioni, per il momento, riguarda tutta la Cisgiordania (a Gaza, l’altro pezzettino dei Territori occupati, le colonie non ci sono più da oltre quattro anni), ma non Gerusalemme Est. I palestinesi sostengono che non è abbastanza.

Invece l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, George Mitchell, ha accolto con soddisfazione la decisione di Netanyahu: “Non è il congelamento completo” che l’amministrazione Obama aveva chiesto. Ma è pur sempre “più di quanto ogni governo israeliano precedente abbia mai fatto.”

Insomma, sostiene Mitchell, il congelamento delle colonie è un passo avanti verso la ripresa del processo di pace, “può aiutare a raggiungere un accordo tra le parti”. L’intero discorso lo potete ascoltare (in inglese) nel video qui sotto:

Che dire? Io non mi faccio troppe illusioni: la strada per riprendere il processo di pace è ancora molto lunga, e ad oggi i negoziati non sono ancora ripresi.

Eppure… eppure qualcosa si muove.

Tanto per cominciare, certamente l’annuncio di Netanyahu vuole essere una dimostrazione di buona volontà nei confronti dei palestinesi e della comunità internazionale. Da mesi europei e americani chiedono il congelamento delle colonie. Da mesi i palestinesi sostengono che senza di esso con Israele non si può trattare. Fermando la costruzione degli insediamenti Gerusalemme dà la sua risposta: noi siamo pronti a rinnovare i negoziati.

Poi, anche dal lato palestinese qualcosa si sta muovendo.

Dal punto di vista dei palestinesi, l’ostacolo principale finora era stata l’instabilità politica: come poteva trattare il governo di Abu Mazen, debole com’era? Tanto che, ricorderete, il presidente palestinese aveva anche annunciato il suo addio alla politica.

Ultimamente però stanno arrivando alcuni segnali di stabilità:

1) Le elezioni, inizialmente previste per gennaio, sono state rimandate. Questo significa che Abu Mazen rimarrà al potere ancora per un po’.

2) Hamas (i nemici interni di Abu Mazen, che di fatto governano sulla Striscia di Gaza) stanno negoziando con gli israeliani uno scambio di prigionieri. Tra i detenuti che Hamas ha chiesto a Israele di liberare ci sono anche alcuni leader di Fatah e altri partiti laici. Forse è un segnale di riconciliazione con Abu Mazen e il suo partito Fatah?

3) Anche le voci sulla liberazione di Marwan Barghouti potrebbe indicare una volontà di riconciliazione tra Hamas e Fatah: per quanto sia una figura molto controversa per i suoi legami col terrorismo, Barghouti sarebbe la persona ideale per guidare un governo di unità nazionale.

Concludendo, è ancora presto per stappare lo spumante. Ma le premesse per una ripresa dei negoziati ci sono.

Per saperne di più sugli insediamenti e sui coloni (chi sono? in quanti sono? che cosa vogliono?) cliccate qui.

  • annamomigliano
  • Giovedì 26 Novembre 2009

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Commenti

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Il 26 Novembre 2009 alle 14:51 shift ha scritto:

Se fosse dipeso solo dagli israeliani non ci sarebbe mai stata nemmeno la guerra.

Gli islamici è da tempo che aggrediscono gli ebrei, ben da prima che divenisse una nazione a tutti gli effetti.

Quindi non si tratta di “nazionalismo” e di territori “occupati” che sono solo una scusa per propaganda verso gli ingenui occidentali, ma di lotta “religiosa” dell’islam, insomma dell’usuale Jihad o “guerra santa” per il domino del mondo mussulmano su tutto e su tutti.

Queste concessioni non servono a niente con gli islamici, da sempre vogliono tutto, Israele compresa, lo cantano e lo suonano in tutti i modi e altrettanto fanno con il tentare continuamente di realizzare ciò.

Prima ci hanno provato con l’aggressione delle nazioni islamiche confinanti con Israele, poi con la costituzione di un fantomatico popolo e nazione palestinese, mai esistiti storicamente.

Quindi con la lotta terroristica finanziata dagli stessi paesi islamici, in modo che Israele non potesse rivolgersi contro un obiettivo certo ma fosse costretta a subire un terrorismo continuo da singoli individui e gruppi.

Adesso usano oltre al bastone anche la carota, con pressioni diplomatiche e apparenti sforzi di normalizzare politicamente la situazione.

Con questo sistema sono già riusciti a farsi regalare Gaza dagli israeliani presi da cretinismo acuto della sua sinistra, con il risultato ben noto di aggressione con missili Kassan continui da quel luogo verso Israele.

Pur non avendo alcun diritto alle zone sotto il controllo israeliano premono per averlo e gli israeliani hanno fatto già la concessione di bloccare nuove costruzioni per una trattativa, ma già gli islamici mettono le mani avanti dicendo che non basta nonostante che non si siano nemmeno seduti al tavolo per discutere.

In pratica continuano a pretendere SENZA CONCEDERE UN BEL NIENTE.

Questa NON LA INTENDONO COME TRATTATIVA, com’era ovvio che facessero, MA E’ SOLO PRETESA.

E’ inutile che gli israeliani si facciano illusioni di pace e accordi reali, gli islamici non hanno alcuna intenzione di farli, in quanto agli americani, diretti da Obama l’islamico, stanno solo facendo il gioco dei cosiddetti “palestinesi” e contro l’esistenza stessa d’Israele.

Nel caso che Israele facesse la fesseria di ritornare ai vecchi confini ante guerra contro la Giordania e gli altri alleati, si verrebbe a ritrovare con dei confini indifendibili e con mussulmani che farebbero la stessa cosa che hanno fatto e stanno facendo a Gaza, in pratica continui attacchi terroristici.

Sarebbe la fine d’Israele facilmente attaccabile anche dalle nazioni arabe confinanti, ora molto meglio armate che nelle guerre precedenti, che per ora stanno a guardare in attesa di un occasione propizia.

Il 26 Novembre 2009 alle 21:28 indigesto ha scritto:

Egregio Shift, sarei portato a condividere per intero la tua analisi. In parte l’ho già anticipata altrove, ma sono stato aiutato a riflettere su due cose La prima è che anche ai palestinesi di buona volontà questo stato di cose procura molte sofferenze e che già da un pò si sentono ostaggio dell’ala estremista, sobillata dai paesi cisiddetti intransigenti e da chi manovra in i terrorismo in quelle zone. La seconda è che bisogna scongiurare la guerra ad ogni costo, oltre che per ciò che costerebbe ai due popoli, israeliano e palestinese, che altri vogliono nemici irriducibili, sacrifici inimmaginabili, anche per non potersi escludere affatto l’allargamento del conflitto, in cui molti paesi europei, tra cui il nostro, sono già in qualche modo, diciamo virtualmente, coinvolti. Come dire che, nonostante che la faccenda ci appaia distante, ci è, invece, molto, ma molto, vicina.

Il 27 Novembre 2009 alle 16:06 annamomigliano ha scritto:

E’ vero, le violenze dei vicini arabi sugli abitanti ebrei di Palestina è cominciata molto prima della fondazione dello Stato ebraico… per non parlare della questione delle colonie, che risale appena al 1967.

Ed è sempre bene ricordarlo.

Però così non si può andare avanti: Israele non può (né vuole) mantenere un territorio così grande, e anche i palestinesi hanno diritto a creare un loro Stato.

Altrimenti non se ne esce più.

Il 28 Novembre 2009 alle 9:35 arjabes ha scritto:

Conoscete il termine israbluff? Bene, il “congelamento” delle colonie è un israbluff perchè “congelare” un progetto, significa congelare qualcosa di iniziato che congelandolo si lascia a metà, si arresta, non s porta a termine. Invece nelle colonie i progetti di costruzione iniziati, continueranno ad essere costruiti, si porteranno a termine. I progetti di costruzione non ancora iniziati, ma che hanno già tutti i permessi per iniziare la costruzione, saranno costruiti perchè avere il permesso di costruzione è considerato l’inizio del progetto. L’unica cosa ad essere congelata sono permessi per nuovi progetti di costruzione. E’ vero che anche soltanto questo provocherà un ritardo nello sviluppo dei territori occupati, ma dire che è un significativo passo avanti verso le trattative mi sembra esagerato. Però fa comodo a tutti o quasi: Obama, in mancanza di un vero successo politico sul piano estero, può dimostrare “Ecco, vedete, io mi confronto e piego gli israeliani”. Nethanyahu (sicuramente imprecando mentalmente) può distribuire dichiarazioni del genere “Noi abbiamo fatto un gran passo avanti verso i palestinesi, adesso tocca a loro dimostrare che vogliono continuare le trattative”. I coloni faranno un po’ di chiasso per salvare la faccia politicamente ma se questo è il prezzo da pagare per salvare i rapporti con gli USA, il chiasso sarà moderato. La sinistra israeliana, in via di estinzione, (come quella di molti paesi occidentali come, per esempio, l’Italia), è semre presa tra l’incudine e il martello, appena si fa un vero passo avanti, come il ritiro dalla striscia di Gaza nell’agosto 2005, i palestinesi (e non me ne importa un cavolo se sono Hamas, Fatah, Al Qaida, Jihad islamico, e chi più ne ha più ne metta, sempre palestinesi sono) si affrettano a dimostrare che gli israeliani hanno fatto una cazzata che loro possono sfruttare per continuare la loro guerra santa, il Jihad (che continueranno dopo che i palestinesi avranno il loro staterello e continuerebbero persino dopo aver distrutto Israele, se ipoteticamente ci riuscissero, perchè è un imperio religioso. Magari sarà un Jiad non violento, tipo l’invasione pacifica e costante di paesi occidentali, cambierà la tattica, ma non il fine).
Circa Marwan Barghouti, se sarà liberato, credo che riuscirà ad unire tutti i palestinesi, dopo di che, non è escluso che lo tolgano di mezzo, politicamente parlando, per fare posto ad un leader islamico religioso. Come Israele dipende dagli USA, così i palestinesi dipendono dall’Iran ed i suoi paesi satelliti. Due popolini disgraziati che per esistere come popoli hanno bisogno della protezione dei grandi, USA, ex URSS (che sta tornando in gara come Russia), UE e persino Iran appoggiata dalla Russi ed aiutata da paesi come la Siria, tra poco il Libano. E i grandi? Pr loro tutti noi siamo accessori “usa e getta”, come, per esempio, hanno fatto in Africa.

Il 28 Novembre 2009 alle 13:55 shift ha scritto:

X - indigesto

Se si vuole parlare di pace occorre che ci siano contro parti credibili al tavolo delle trattative.

Una parte è credibile solo quando controlla tutti i membri del suo popolo che ne fanno parte, se non ci riesce NON E’ CREDIBILE.

Poco importa che esistano palestinesi volonterosi, come dice lei, ma se non controllano TUTTI i palestinesi la cosa non ha alcun significato.

E’ umano preoccuparsi delle persone oneste, ma costoro lasciano che altri gli impongano la loro volontà e la contro parte ha il diritto di salvaguardare gli interessi, la sicurezza e i problemi dei suoi connazionali, piuttosto che piangere sulle disgrazie e problemi altrui.

Non ha senso fare patti con una massa anarchica d’individui i cui menbri dicono una cosa e poi ne fanno mille altre a seconda delle decisioni dei singoli individui.

Se non c’è una contro parte SICURA che controlla TUTTO il suo popolo non sono possibili accordi di nessun genere.

Guardi che questo sistema che attuano i palestinesi è la solita manfrina degli islamici del bastone e della carota, non si faccia commuovere da sentimentalisti che costoro non hanno.

Diritti poi di che cosa? Ignora forse che il mandato britannico era su tutta la Palestina che doveva essere data per intero ai giudei?

Hanno costituito sull’80% di tale territorio una nazione islamica chiamata Giordania e che DOVEVA ACCOGLIERE TUTTI I PALESTINESI.

Perciò i palestinesi una nazione già ce l’hanno da tempo, ma si aggrappano a continue concessioni di territori che non gli appartengono e che Israele pressata diplomaticamente è costretta a trattare l’assurdo e il NON DIRITTO altrui.

Le ricordo che Israele è grande quanto la nostra regione Lombardia mentre i mussulmani possiedono tra Medio Oriente e Africa territori che sono grandi 25 o 30 volte l’intera Italia.

Guarda caso, però, vogliono strisce di territorio israeliano che non gli appartengono e si ammassano, crescendo in continuazione, alle frontiere con Israele pretendendo pure da Israele d’essere sfamati e assistiti e finanziati con soldi internazionali che finiscono in acquisti d’armi.

I rifugiati “palestinesi” sono rinchiusi in campi di concentramento nei loro stessi paesi fratelli da ben oltre 60 anni!

Mentre dovrebbero essere cittadini di quelle nazioni già da tempo, la maggior parte di loro è addirittura nativa di quei luoghi.

Perciò il parlare di “palestinesi” onesti NON HA ALCUN SENSO.

Prendono per i fondelli la comunità internazionale, sapendo di poter far leva sui nostri sentimenti dovuti alla nostra cultura religiosa.

Da loro queste cose NON HANNO SENSO, la loro cultura religiosa è diversa, cosa che gli occidentali farebbero bene a mettersi in testa, il loro metro di giudizio è un altro, come dimostrano quei campi di concentramento per i loro stesi fratelli di sangue e di fede, che continuano a tenere in quella situazione ad oltre 60 anni dagli eventi.

Il 28 Novembre 2009 alle 17:45 indigesto ha scritto:

Gentile Shift, senza peccare di presunzione, le Sue considerazioni non posso farle mie poichè lo sono già da tempo. Ma con esse purtroppo non sono state risolte, nè penso si risolvano, le annose vicende che affliggono quei popoli, ebraico e cosiddetto palestinese. E’ legge umana che la forza preceda il diritto. Lo sanno bene i grandi che la esercitano da sempre, come anche a noi capitò secoli e secoli fa. E’sullo “status quo” che, purtoppo, i Grandi (tra i quali la gentile arjabes ha menzionato anche la UE e sulla quale nutro qualche riserva) andrebbero meglio sensibilizzati, per uscire da quest’impasse. Forse, mi par di capire nell’analisi della Stessa, che gli israeliani non ce la mettano tutta, ma la Dr.ssa Momigliano ci assicura che Israele non può, e non vuole, mantenere territori così vasti, quali, suppongo, quelli che sono attualmente sotto la sua giuristizione. In breve, caro Shift, se le cose non verranno risolte dalla diplomazia, l’unica soluzione sarà quella imposta dallo schiudersi di uno spaventoso scenario di guerra, mondiale, a cui, in tanti modi, e sono purtroppo d’accordo con Lei, pare che il mondo arabo tenda a prepararsi, soprattutto col suo abituale doppiogiochismo. Bisogna impedirlo con tutti i mezzi! Sarà difficile cooptarlo, il mondo islamico tutto, al rispetto della vita umana, del cui sacrificio per convinzioni religiose fa eroismo, ma bisogna tentare, finchè sarà possibile. Personalmente dubito di questa via, ma è l’unica percorribile, se si vuole evitare il peggio, almeno per un pò!

Il 28 Novembre 2009 alle 19:44 shift ha scritto:

X – indigesto

Per risolvere qualcosa occorre che ci sia volontà di farlo dalle due parti e che si considerino fra loro degne di rispetto, cioè su un piano di parità e dignità.

Si figuri gli israeliani, che da sempre sono perseguitati nel mondo, se non sono i primi a considerare l’altro contraente al loro stesso livello, su questo non ci possono essere dubbi, sono i primi a desiderarlo e non da oggi.

La cosa è ben diversa per i mussulmani, che NON giudicano al loro stesso livello nessuno che non sia della loro fede, è la loro stessa “religione” ad imporglielo addirittura li obbliga ad evitare commistione con qualsiasi “infedele”, perfino la semplice amicizia personale.

Ci vedono come gente da essere conquistata o uccisa se non accettiamo la “vera fede”, e la guerra contro Israele ha a che fare DA SEMPRE proprio con questo assunto “religioso”, come ho già scritto non si tratta di questione “Nazionale” o di “territori occupati”, ma di Jihad (di Guerra Santa).

Dai tempi di Maometto sugli ebrei hanno un particolare odio dettatogli dal loro profeta, tanto che per loro gli ebrei sono chiamati “scimmie” proprio da un loro punto di vista teologico, su cui vi sono ampie discussioni come se noi cristiani disquisissimo della verginità della Madonna o della differenza in Cristo della sua natura umana o di Dio.

In pratica, a prescindere dalle ragioni, chi si presenta a loro per pattuire NON E’ CONSIDERATO SUL LORO STESSO PIANO.

I patti fatti con chi considerano inferiore NON LI CONSIDERANO CONSISTENTI, DA TRADIRE QUANTO PRIMA e attuati temporaneamente solo per causa di forza maggiore o per prendere tempo o per cercare di discreditare la contro parte o per ottenere qualcosa senza concedere niente.

E’ questa la loro mentalità, agiscono così dai tempi di Maometto che faceva con gli avversari dei patti convincendoli e poi subito dopo li tradiva approfittando dell’inganno.

L’hanno fatto con l’Ammiraglio veneziano Bragadin all’isola di Famagosta, accettando una resa onorevole e subito dopo scorticandolo vivo e uccidendo tutti gli altri.

L’hanno fatto con la spartizione ONU rifiutandola nonostante che fosse a loro favore, visto che non avevano alcun diritto su un territorio che doveva essere assegnato ad Israele e che rappresentava già solo il 20% di quello che gli era stato promesso.

L’hanno fatto alla spianata delle Moschee dopo che Arafat aveva stipulato patti inattaccabili davanti a Clinton.

Lo stesso dicasi delle nazioni confinanti con Israele che hanno violato accordi internazionali ben tre volte attaccando Israele.

In breve questa gente finge soltanto, come sta facendo Ahmadinejad con il suo tiro e molla con il mondo sul nucleare.

Non le sto descrivendo un mio pregiudizio ma la loro esatta mentalità verso gli “altri”, cosa che non è cambiata di una virgola dai tempi di Maometto perché hanno gli stessi PRECISI DETTAMI di Dio da rispettare e, come lei sa, la parola di Dio non si discute è sempre valida nel tempo e nello spazio.

Quello che scrivono alcuni è già sbagliato, perché NON ESISTONO “TERRITORI OCCUPATI”, per essere tali devono essere stati tolti ad una nazione sovrana che non c’è mai stata in quei luoghi.

Le stesse nazioni islamiche che durante le tre guerre hanno occupato quei territori per lungo tempo non si sono mai sognati di pretenderne la restituzione, visto che non appartenevano ai loro confini e dato che NON E’ mai esistita una Nazione Palestinese neanche a parlarne di restituire qualcosa che serve alla difesa dei confini israeliani.

La Palestina come nazione NON ESISTE NEMMENO OGGI, e lo sa perché?

Perché gli islamici NON VOGLIONO RICONOSCERE INTERNAZIONALMENTE IL DELIBERATO ONU DEL 1948, vale a dire L’ESISTENZA STESSA D’ISRAELE.

In pratica vogliono togliere non solo i territori “occupati” su cui lei si commuove e altri sostengono addirittura a spada tratta a favore dei “palestinesi”, ma l’intera Israele!
Dovrei dilungarmi sui territori “occupati” e sull’esistenza di un popolo palestinese sorto solo nel 1964 come propaganda per far passare una lotta “religiosa” inaccettabile all’occidente per una lotta “nazionalistica”.

Le consiglio la lettura di ciò ai seguenti siti: http://www.blogitalia.it/leggi.....sp?id=7714 (andare prima su islam/terrorismo e poi sull’articolo specifico “territori occupati”)

Altro sito: http://www.informazionecorrett.....amp;id=136

Sul sito di storia che le indico vi sono due posizioni contrapposte, la prima pro palestinesi, la seconda a seguire molto chiara e dettagliata pro Israele: http://cronologia.leonardo.it/.....be1630.htm

Vedrà dalla seconda spiegazione scritta da Emanuela Crespi più scientifica e documentata della prima, che si appella unicamente a chiacchiere di parte, come stanno veramente le cose su tali territori e sul cosiddetto “popolo palestinese e nazione palestinese” inesistenti.

Inutile sperare in una soluzione pacifica, non ci sarà mai perché non hanno alcuna intenzione gli islamici di praticarla, chiunque lo tentasse verrebbe indicato come traditore dell’islam.

L’unica soluzione certa è la forza con i mussulmani, se Israele avesse l’appoggio della comunità internazionale invece che questo balletto assurdo di falsità e ipocrisie, da quel dì che la questione si sarebbe risolta.

Il 28 Novembre 2009 alle 21:39 indigesto ha scritto:

Perfetto, perfetto! Non deve convincermi sulla diagnosi, caro Shift, mi permetta, nè tantomeno mi trova sensibile per sentimenti pro-palestinesi. E’ sulla cura che nutro qualche perplessità. Si è chiesto, mi permetta ancora, quali rischi correrebbe Israele, una volta scatenato il conflitto? Quanto alla comunità internazionale credo che il discorso sia un pò più complesso. Non potremmo mai immaginarla compatta, e non dico solo di quella occidentale, nel difendere gli interessi di Israele, o dichiararsi, almeno, neutrale. Sarebbe auspicabile ma, purtroppo, così non è!

Il 28 Novembre 2009 alle 23:38 arjabes ha scritto:

Sono commossa dalle parole di Shift, ma desidererei soffermarmi su alcune cose. La prima molto importante: gli israeliani non sono mai stati perseguitati nel mondo. I loro genitori ed loro nonni sì, ma dopo aver creato lo stato d’Israele si sono sforzati di creare anche un nuovo tipo di ebreo: forte, coraggioso, libero di spirito e soprattutto libero psicologicamente da tutti i complessi di cui soffrivano loro essendo stati perseguitati. L’ebreo israeliano è stato creato e per molti anni si è sentito nettamente superiore agli arabi che lo circondavano. Qui in Israele c’è una differenza generazionale tra i cinquantenni ed i trentenni sul loro modo di vedere e di giudicare gli arabi palestinesi e non solo, c’è una grande differenza di giudizio tra chi ha combattuto la Guerra dei sei giorni e chi ha combattuto la Prima guerra del Libano.
La seconda cosa che vorrei far notare: è verissimo che non è mai esistita una nazione palestinese, ma i territori sono occupati nel senso che non sono territori appartenenti allo Stato d’Israele, sono territori conquistati in guerre non volute o sollecitate da Israele, ma che Israele aveva dichiarato di voler restituire in cambio di un accordo di pace o almeno di non guerra. Queste dichiarazioni, sia nel 1967 che nel 1973 sono rimaste tali non soltanto a causa degli arabi, anche a causa dei governi israeliani, che hanno ceduto alle pressioni di quella parte del popolo che ha adottato l’ideologia della Grande Israele, dal Tigri all’Eufrate, ed ha minacciato di far cadere il governo laburista, allora al potere, se avesse osato restituire i territori. Bisogna ricordare che in questo sono stati molto appoggiati dagli ebrei che vivono fuori d’Israele. Poi, nel 1977, è giunto al potere il Likud di Menachem Begin il cui credo politico si basa sull’ideologia della Grande Istraele (Jabotinsky). Il loro inno parla chiaro: Due sponde ha il Giordano, questa è nostra e l’altra anche.
Circa l’occupazione, non è nell’interesse d’Israele
continuare a dominare su così tanti arabi, non so fino a che punto si pensa che cosa voglia dire per i nostri figli: incominciano con un minimo di tre anni di servizio militare e continuano come riservisti con un mese e mezzo all’anno fino all’età di 45 anni, se ci sono periodi di grande tensione, per molti di loro il mese e mezzo annuale si trasforma in molto di più. Su questo punto, chi non vive questa realtà, non si sofferma abbastaza con il pensiero nonostante non sia difficile indovinare quali siano le conseguenze.

Il 29 Novembre 2009 alle 0:19 shift ha scritto:

X- indigesto

Non ho detto che Israele debba scatenare un conflitto, non lo ha mai fatto si è sempre e solo difesa, e visto che ha già ridotto alle corde i suoi vicini più pericolosi come Egitto, Siria, Libano e Giordania, sebbene dovrà guardarsi continuamente da costoro perché, forse con l’esclusione della Giordania, attuano solo una politica d’attesa del momento più opportuno.

Il vero problema sono questa massa di pseudo palestinesi che si ritrova a Gaza e nella West Bank o Cisgiordania e che accampa pretese.

E’stato sicuramente un errore cedere Gaza perché Israele ha finito per rendere più lungo il suo confine e attaccabile da un lato che prima era inattaccabile.

La sinistra israeliana al potere dell’epoca ha voluto prendere due piccioni con una fava, forse anche tre.

Voleva dimostrare al mondo che non era questione di “territori occupati”, sperava che avendo una Patria i palestinesi si sarebbero messi calmi e tranquilli, accontentava i creduloni di sinistra israeliani convinti che sarebbe finita con il tutti vissero felici e contenti.

Invece hanno creato un problema là dove prima non c’era e una pericolosa connessione di Gaza con l’Egitto che li rifornisce d’armi tramite i cunicoli al confine, hanno convinto definitivamente i palestinesi che continuando a rompere finiranno per ottenere il resto, oltre a scontentare e far arrabbiare i coloni israeliani che hanno dovuto sgombrare da Gaza dopo decenni che vi abitavano e lavoravano.

La West Bank è incedibile perché i vecchi confini che Israele possedeva sono praticamente indifendibili oggi giorno, considerato che le capacità militari delle nazioni confinanti sono migliorate di molto.

Non possono avere una nazione geograficamente disposta come una gruviera attaccabile per ogni dove, devono avere un’area geografica con dei confini difendibili.

Il problema è insuperabile perché tale area non può essere ceduta ai palestinesi di Abu Mazen perché mette a rischio la sicurezza d’Israele, ed è ben per questo che i palestinesi vogliono quella zona cercando d’ottenerla diplomaticamente.

Non contando che in quella zona da sempre vivono o vivevano, fino a pochi decenni fa, israeliani che ne furono estromessi violentemente con eccidi dagli islamici, come ad Hebron.

Israele ha già fatto una proposta abbastanza sensata e secondo me eccessivamente disponibile.

La creazione di uno Stato palestinese disarmato per non avere sorprese militari e una convivenza con gli israeliani presenti e un controllo militare della zona da parte israeliana.

Se i palestinesi avessero voluto veramente la pace e un territorio su cui vivere avrebbero dovuto accettare immediatamente, invece hanno rifiutato e questo la dice lunga sulle loro intenzioni “pacifiche” e ricerca d’accordi.

Perciò l’altra opzione che rimane ad Israele è aumentare la colonizzazione di quei luoghi in maniera graduale e secondo le esigenze internazionali e i rapporti che man mano cambiano, mentre nel frattempo anche lei usa il gioco dei patti e dei dinieghi.

Ed è esattamente quello che stanno facendo, costringendo i palestinesi a sgombrare non tanto con la forza ma con il modificarsi della situazione demografica e abitativa.

Trovo che sia l’unica cosa da fare, d’altra parte i palestinesi hanno la Giordania dove andare, è la nazione che si disse fin dalla sua creazione, togliendola ai giudei, che era fatta per accogliere tutti i palestinesi, che sia così.

L’unica incognita rimangono nazioni come l’Iran con la sua alleata Siria e propaggine in Libano e Gaza.

Visto che le nazioni confinanti con Israele non possono fare niente o non si arrischiano, il gruppo sopra indicato hanno preso l’iniziativa spinti dal desiderio d’emergere e mettersi a capo dell’islam in Medio Oriente e il guaio è che l’Iran si sta dotando di armi atomiche.

Il mondo islamico per ora tiene al guinzaglio l’occidente per via delle fonti energetiche e delle enormi somme di denaro che stanno investendo in occidente, cosa per cui credo che i nostri governi glie le fanno passare buone sia in campo internazionale che perfino a casa nostra.

Perciò Israele non avrà alcun supporto diplomatico, fin tanto che permane questa situazione, ma da qui a venti anni credo che la “festa” per l’islam finisca, sperando che nel frattempo o prima si trovino altre fonti energetiche.

Israele deve solo resistere per almeno un altro paio di decenni, perché la “musica” cambierà e dopo saranno l’unico faro del Medio Oriente.

Come vede Israele sa pensare a sé stessa e non vedo altre soluzioni che loro stessi non abbiano trovato.

Il 29 Novembre 2009 alle 0:59 shift ha scritto:

X - arjabes

Chiedo scusa per la “voluta” inesattezza nel dire che gli israeliani sono stati perseguitati nel mondo, per facilitare il discorso ho scritto israeliani invece che giudei.

Condivido la prima parte di quello che scrive, sulla seconda parte secondo me NON DOVETE CEDERE I TERRITORI CHE AVETE PRESO in pieno diritto internazionale di difesa, sarebbe pericolosissimo farlo, come ho scritto lungamente a “indigesto”.

Mentre l’altra questione di espansione ulteriore nella Giordania è altrettanto pericolosa, pur essendoci il diritto storico e di patti violati dai britannici non è il caso di cercarsi altri guai andando da un estremo all’altro, rinfocolando la voglia del mondo islamico di combattervi e mettendovi contro il mondo.

Dai territori sotto il vostro controllo potete man mano, in maniera graduale, far sgombrare gli arabi costringendoli ad emigrare in Giordania perché NON POTETE COABITARE, sarebbe una follia.

Aspettare e guardarvi dai pericoli è l’unica cosa da fare per il momento, l’importante è che abbiate dei confini certi e difendibili.

In quanto a Gaza se l’Egitto fa l’errore di ricominciare prendetevela definitivamente e mandate via quella massa di pazzi che vi abitano, magari con gran parte del Sinai salvo una striscia che gli lasci il controllo del Canale di Suez per accontentare le diplomazie internazionali.

Il 29 Novembre 2009 alle 15:36 indigesto ha scritto:

Si, caro shift, dal punto di vista strategico nulla da dire. Sulle terre conquistate mantenerne il controllo e, extrema ratio, liberarle dietro consistente contropartita in sede di trattati di pace, seri, può essere anche una via d’uscita. Forse per Gaza si è stati un pò precipitosi e non tanto previdenti, visto come poi si è messa. Ma bisogna fare anche i conti con la politica interna d’Israele, che intanto registra un bel numero di partiti. E non è facile intravederne i compositi indirizzi, nè per loro, gli israeliani, nè, tantomeno, per chi, come me, ne è ben al difuori. Tornando allo scenario internazionale, si è provato anche con aiuti consistenti a migliorare le condizioni dei palestinesi (sa, con la pancia piena a volte si ragiona meglio) ma c’è stato un certo Arafat che, pare, li abbia interpretati in modo alquanto personale. E poi non bisogna dimenticare che questa gente, i palestinesi, rappresenta il “casus belli” del mondo arabo, ragion per cui finisce per essere sotto ricatto, religioso, come del resto tutti i mussulmani, e politico, con le conseguenze che vediamo. Occorrerebbe essere meno accomodanti, ho scritto in una certa occasione, ma rendiamoci anche conto dello stress a cui è sottoposto il popolo d’Israele ed alla grande voglia di pace delle nuove generazioni. Certo, se guerra ci dovesse essere, e speriamo proprio di no, è certo che non sarà Israele a scatenarla. Ma, nel malaugurato caso, avrebbe di che aver fatto tesoro.

Il 10 Maggio 2010 alle 18:16 Notizie dai blog su M.O./ Israele: Presto al via costruzioni a Gerusalemme est. Abu Mazen: spetta ormai a Usa reagire ha scritto:

[...] Che poi ha aggiunto: “Abu Mazen non ha più scuse per rimandare i negoziati. blog: canale mondo | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]

Il 22 Giugno 2010 alle 12:00 Notizie dai blog su “Fatah non ha mai riconosciuto Israele” ha scritto:

[...] Israele congela le colonie, per gli Usa la pace è più vicina. C’è da crederci? A pochi metri dal muro, la colonia di Modiin Illit (AP/Nasser Ishtayeh) E così, alla fine, Benyamin Netanyahu ha accontentato gli americani: Israele “congelerà” le costruzioni nei Territori occupati per i prossimi dieci mesi , ha annunciato ieri il primo ministro. Che poi ha aggiunto: “Abu Mazen non ha più scuse per rimandare i negoziati. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]

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