
Soldati italiani a Kabul (Foto: Lapresse)
L’Italia non sa dire di no a Obama.
Il presidente americano renderà nota solo tra qualche giorno l’entità dei rinforzi che invierà a in Afghanistan ma ha già iniziato a consultare informalmente gli alleati europei per chiedere un contributo che secondo indiscrezioni potrebbe raggiungere i 10.000 militari. I primi incoraggianti risultati Washington li ha ottenuti proprio in Italia con le telefonate di mercoledì tra Barack Obama e Silvio Berlusconi e tra i due ministri della Difesa, Ignazio La Russa e Robert Gates. Tutti d’accordo a rispondere “Yes, we can” alle richieste americane e della Nato, ufficializzate al premier italiano dal segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen.
Impossibile per ora conoscere il numero dei militari italiani che raggiungeranno i 2.800 commilitoni e gli oltre 100.000 soldati alleati già schierati in Afghanistan. Nessun esponente del governo si sbottona in attesa del vertice dei ministri degli esteri della Nato, previsto a Bruxelles il 3 dicembre, e soprattutto della conferenza tecnico-militare che si terrà quattro giorni dopo a Mons (sede del quartier generale Nato) nella quale ogni stato dichiarerà la disponibilità a rinforzare il fronte afgano.
Una disponibilità che sulla carta non sembra scontata. Londra ha promesso 500 soldati ma Germania, Francia, Olanda e Canada hanno sempre sostenuto che non intendono inviare altre truppe e anche l’Italia ha più volte precisato che spetta ad altri partners, finora poco impegnati militarmente, contribuire con nuove forze. La telefonata di Obama a Berlusconi sembra aver cambiato le cose e oggi fonti anonime ma ben informate riferivano di un possibile incremento del contingente italiano di poche centinaia di uomini, forse 500 tra istruttori per l’esercito afgano e un battaglione di fanteria che potrebbe rafforzare la presenza militare nella turbolenta provincia di Farah.
Il capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini ha ricordato che in passato l’Italia ha schierato oltremare fino a 12.500 militari contro gli attuali 8,500 dichiarando che non si tratta tanto “di un problema di uomini, ma di soldi e di volontà politica”. Un chiaro riferimento ai pesanti tagli subiti dal Bilancio della Difesa e ai crescenti costi delle missioni all’estero che hanno superato il miliardo e mezzo di euro. Anche per questo La Russa sostiene che occorre valutare il ”complesso delle missioni per bilanciare la presenza di soldati italiani all’estero”. Un aumento di truppe in Afghanistan nel 2010 verrebbe infatti compensato da una forte riduzione dei militari schierati altrove: i 2.000 militari in Kosovo verranno dimezzati e i 400 in Bosnia ritirati insieme ad almeno 400 dei 2.500 schierati in Libano.
Su scala minore la stessa situazione degli americani che l’anno prossimo rinforzeranno forse con 30/35.000 soldati l’Afghanistan mentre ne ritirano 70.000 dall’Iraq. Molto probabile quindi che il contingente italiano torni a contare la prossima primavera su 3.300 militari, più o meno gli stessi presenti fino a poche settimane or sono grazie all’invio dei rinforzi temporanei per le elezioni afgane.
Un numero già approvato dal Parlamento che autorizza la presenza di 3.150 militari in Afghanistan, dato che non indica il numero massimo di soldati ma ne calcola la presenza media annuale.
- Giovedì 26 Novembre 2009

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Commenti
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Il 26 Novembre 2009 alle 17:18 indigesto ha scritto:
Solo che questa volta c’è l’espressa volontà degli USA di voler chiudere la partita in Afghanistan. Sarà decisamente guerra anche per i nostri contingenti? e più di quanto non si sia fatto apparire finora?
Il 27 Novembre 2009 alle 17:49 shift ha scritto:
Questa volta sono fortemente contrario a questo allargamento della nostra presenza in Afghanistan.
Mi stupisco che la maggioranza intenda andare ad infognarsi in una situazione che minaccia grossi guai per tutti noi.
Obama, come si è visto, ha nicchiato a lungo sulla richiesta di truppe da parte dei suoi generali per chiudere la pratica Afghanistan.
I Democratici USA intendono chiudere le guerre che hanno in atto all’estero e tirare i remi in barca, occupandosi unicamente degli interessi interni degli USA.
Il numero di truppe inviate da Obama NON E’ sufficiente rispetto a quello che gli è stato chiesto dal suo generale, questo vuol dire che non gli importa niente di vincere, ma solo di sbaraccare baracca e burattini quando l’opinione pubblica americana inizierà a fare pressione.
Nel frattempo, cioè in una situazione precaria d’attesa, ci coinvolge a noi italiani che abbiamo un’economia in forte crisi e vicende interne di liti in cui si spacca il capello.
Quest’invio ci renderà invisi a tutti i mussulmani che a questo punto tenteranno sicuramente attentati tipo Londra o Madrid qui a casa nostra.
Oltre a questa bruttissima eventualità, ci stiamo tirando indietro il rischio di un intervento dell’Iran, credendo d’avere solo a che fare con una situazione contro degli sbandati afghani male armati e diretti.
Molti dimenticano che si è ai ferri corti con l’Iran nucleare e che è molto probabile che gli USA o gli israeliani facciano qualcosa a breve contro le loro centrali nucelari.
Da quel momento può succedere di tutto, visto che l’Iran ha dichiarato che farà azioni di ritorsione contro gli alleati USA e Israele.
E’ ovvio che tali ritorsioni colpiranno inevitabilmente le forze che considerano nemiche e che si trovano più vicine a loro e l’Afghanistan si trova ai confini con l’Iran!
Non credo che faranno distinzione tra truppe USA e truppe italiane.
Ricordo a chi non lo sa che gli iraniani hanno un esercito composto da UN MILIONE E MEZZO di uomini ben armato e che potrebbe sconfinare in Afghanistan.
Peggio ancora potrebbero limitarsi a tirare qualche missile in testa ai nostri soldati e magari armato di atomica, o più sporcamente e in maniera non identificabile affidare qualche atomica a qualche kamikaze afgano locale.
Cosa diranno agli italiani se dovesse succedere il peggio?
Sarebbe la fine di questa maggioranza per decenni.
Perciò prima d’aderire ad una simile pericolosa richiesta ci penserei mille volte, anzi!
Farei ritornare al più presto i nostri soldati che già abbiamo in quei luoghi.
Questa non è più una missione di pace e di polizia in cui possiamo sbizzarrire le nostre capacità e superiorità tecniche, qui si rischia d’entrare in una guerra vera e propria non più gestibile a nostro piacimento.
Il 30 Novembre 2009 alle 12:43 Nuove truppe in Afghanistan? L’Europa è tiepida - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] sul campo di battaglia e dotati delle capacità richieste dal comando alleato a Kabul. Anche dall’Italia è atteso un contributo simile sia in termini numerici che qualitativi. L’ambasciatore statunitense a Roma, David Thorne, ha [...]
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