
Credits: LaPresse
Il Southern Weekend, settimanale di Canton, nel sud della Cina, non di opposizione ma noto per posizioni che Pechino definisce troppo indipendenti, decide di protestare in silenzio contro l’ennesima prevaricazione subita dal Governo.
Durante la visita di Obama, il partito comunista aveva fatto sapere che tutti i giornalisti del paese, con l’unica eccezione dello staff del Southern Weekend, avrebbero ricevuto l’autorizzazione a intervistare il presidente americano.
Infastidita dalla scelta cinese, la Casa Bianca si è quindi subito preoccupata di far sapere a Pechino che il presidente avrebbe concesso un colloquio solo ai giornalisti della testata di Canton. Questi ultimi sono volati immediatamente nella capitale, ma hanno potuto chiacchierare col pesidente Obama solo in presenza di un funzionario governativo che, come da copione, dopo aver rivisto il testo dell’intervista ha ordinato che ne venissero tagliate alcune parti.
Il Southern Weekend, non potendo disobbedire a Pechino, ha scelto di pubblicare il pezzo nelle prime due pagine del settimanale affiancandolo a due riquadri pubblicitari senza inserzioni. Questo sarebbe stato lo spazio necessario per riportare il punto di vista del presidente, ma le sue parole, purtroppo, dovranno rimenere per sempre nascoste nei computer degli intervistatori.
- Venerdì 27 Novembre 2009
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Commenti
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Il 30 Novembre 2009 alle 16:17 jane55 ha scritto:
Anche se l’occidente e Obama non hanno nulla da insegnare ai Cinesi nell’ambito dello sfruttamento capitalistico, mi ripugna l’idea stessa che un giornale non abbia potuto publicare l’intervista con Obama, non per Obama, ma per il rispetto che si deve alla gente, poiche’ non solo in Cina ma a qualsiasi latitudine, non e’ giusto che un governo metta il bavaglio all’informazione, cosi’ come avviene in Cina. La gente non e’ stupida, e sa da sola giudicare le parole dei capi politici in visita, e l’operato piu’ o meno imperialista delle varie nazioni. Si deve pero’ ad essa gente dare la possibilita’ di una informazione storica ed economica efficente, cosa che non mi sembra accada in Cina.Chissa’ forse chi in Italia grida alla censura sull’informazione, dovrebbe riflettere per qualche secondo sulla realta’del modello cinese, e trarne le logiche deduzioni.
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