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Supporter del nuovo presidente uruguayano
José “Pepe” Mujica è il nuovo presidente dell’Uruguay. Il risultato del ballottaggio di ieri a Montevideo può essere definito storico proprio per il curriculum vitae del nuovo presidente. A trent’anni - ai tempi della dittatura militare - “Pepe” era infatti uno dei leader dei guerriglieri marxisti Tupamaros e, armi in pugno, era solito rapinare banche. A quarant’anni era in cella d’isolamento dove ha trascorso nove anni cui se ne devono aggiungerne altri cinque di carcere duro durante la dittatura militare che dal 1973 al 1985 tenne in scacco la democrazia in Uruguay.
Botte e torture erano il suo “pane quotidiano”. A sessant’anni Mujica era un politico affermato che, avendo convinto i suoi ex compagni di guerriglia a trasformarsi in un partito politico tradizionale, si apprestava a diventare ministro del presidente uruguayano uscente, quel Tabaré Vasquez che cinque anni fa, per la prima volta nella storia del piccolo paese sudamericano, è riuscito a portare il centrosinistra al governo dopo un centinaio d’anni di diarchia Partido Colorado e Partido Nacional.
Ex ministro dell’Agricoltura, Mujica ha vinto il ballottaggio portando a casa 53% dei voti, contro il 43% del suo sfidante, l’ex presidente (liberale) Luis Alberto Lacalle, appoggiato dal centrodestra e che ha cavallerescamente riconosciuto il trionfo di “Pepe”.
Questa vittoria consacra soprattutto la popolarità dell’ex presidente Tabaré Vazquez e del Frente Amplio, la coalizione di centrosinistra salita al potere quattro anni fa e che ha governato l’Uruguay con acume e moderazione in un periodo di forti turbolenze economiche.
“Non ci sono né vincitori né vinti”, il neopresidente nel suo primo discorso ha soprattutto richiamato tutto il popolo uruguayano all’unità nazionale. “Popolo dell’Uruguay, dovresti essere tu qua sopra e noi lì sotto ad applaudirti. Se tu sei allegro non vuole dire che ti devi permettere di offendere chi non lo è” ha detto “Pepe”, con il tono calmo dei contadini uruguayani (quale lui si definisce), tendendo così la mano al suo avversario e a quanti, in questi mesi, lo hanno osteggiato.
Nelle parole di Mujica non sono mancati riferimenti ai suoi lunghi anni vissuti da guerrigliero in lotta contro il regime. “Come vecchio combattente” Pepe ha chiesto scusa ai suoi avversari e li ha invitati a sedersi con lui attorno a un tavolo “per raggiungere quello che tutti vogliamo nel futuro”. Un senso dello stato che ha ricevuto il plauso immediato del centrodestra.
La comunità internazionale ha seguito da vicino il voto che ha portato alla sua elezione con il timore che l’ex tupamaro potesse portare l’Uruguay ad allinearsi con la sinistra radicale latinoamericana di Chávez. Timori infondati sia per la garanzia rappresentata dal suo vice-presidente Danilo Astori, 69 anni, origini liguri, ministro dell’Economia uscente ed assai apprezzato a Wall Street, sia per le dichiarazioni di “appeasement” verso l’opposizione pronunciate dallo stesso Mujica. Il suo modello continentale, insomma, non è Chávez bensì il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. Ed è una garanzia.
Il primo discorso di Pepe Mujica assieme a Danilo Astori. Un inno all'unità nazionale e al senso dello stato
- Lunedì 30 Novembre 2009

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