
Jobs, Jobs, Jobs. Annunciata la nuova strategia per l’Afghanistan, in attesa del braccio di ferro al Senato sulla riforma sanitaria, Barack Obama ha un solo pensiero in testa: la (difficile) creazione di nuovi posti di lavoro. Perchè sa che è sulla crisi economica che si gioca buona parte della credibilità, del consenso e delle probabilità di ottenere un secondo mandato. Per questo ha convocato alla Casa Bianca un summit senza precedenti. Una sorta di Stati Generali dell’Occupazione.
Accanto ai suoi ministri interessati (Timothy Geithner, il Segretario al Tesoro, Steven Chu, il Segretario all’Energia, l’uomo deputato a creare lavoro con la Green Economy), il presidente ha voluto 130 (centotrenta) tra manager aziendali, economisti, sindacalisti, piccoli imprenditori ai quali ha chiesto idee per risolvere il problema dei problemi: il sempre più alto tasso di disoccupati negli Stati Uniti.
Aria fresca, soluzioni nuove e originali. Perché questa amministrazione non ne ha molte. E comunque,sia ha le mani legate. I Stimulus Plans, i soldi impiegati a pioggia, stanziati con i piani speciali dei mesi scorsi hanno “limitati” i danni, evitato una ancora maggiore emorragia di posti di lavoro, ma non hanno invertito la tendenza, fatto recuperare terreno.
Per la prima volta dopo decenni, l’asticella ha toccato quota 10.2%, (della forza senza lavoro), e, al momento, nessuno sembra sapere come riportarla verso il basso. Le aziende propongono una sempre maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, ma i sindacati – molto ascoltati alla Casa Bianca – si sono detti (assolutamente) contrari. Così, l’amministrazione ha fatto sapere ai manager di trovare altre vie, altre risorse e altre soluzioni trovare nuovi jobs.
Obama punta sui privati perché non può agire (troppo) sul fronte pubblico. E’ stato lui stesso a dirlo, in apertura del summit alla Casa Bianca. “Ritengo che il governo abbia un ruolo critico, ma alla fine è vero che la ripresa non potrà che arrivare dal settore privato. Perché non ci sono sufficienti fondipubblici per superare i problemi del lavoro” - ha spiegato alle decine di invitati che lo ascoltavano.
Già i pacchetti di stimolo hanno inciso sul bilancio federale (per le proteste dei repubblicani) e il governo americano, ora, non può certo permettersi di spendere altri soldi. Le grandi infrastrutture, la costruzione di strade, ponti, opere pubbliche, che erano state la ricetta roosveltiana per uscire dalla Grande Depressione non sono alla portata di Obama nonostante l’attuale presidente abbia citato il suo predecessore come un modello da seguire. E, invece, niente da fare. Non ci sono i soldi necessari.
Barack Obama è consapevole che questa è la sua più grande prova. Forse ancora più della guerra afghana o della riforma sanitaria. Da mesi, su alcuni siti c’è una sorta di sondaggio tra i lettori: Quale sarà l’uragano Katrina per Obama? Tradotto: quale sarà il tema sul quale il presidente perderà la sua credibilità come è avvenuto per il suo predecessore George W. Bush con l’alluvione che ha “sepolto” New Orleans? La risposta che va per la maggiore è: l’occupazione.
Aveva iniziato su Fox News James Pinkerton con un articolo dai toni molto duri (poteva essere altrimenti?) terminato con una frase lapidaria: “L’Economia sarà la Katrina di Obama. Ricordatevelo, lo avete sentito qui per la prima volta.” La domanda è poi stata ripresa da due media vicini alla Casa Bianca: l’Huffington Post e il New York Times.
I lettori (anche loro) sono stati netti: it’s the econony, baby.
Barack Obama sa che per evitare di affondare deve tenere a galla i posti di lavoro per milioni di americani.
- Venerdì 4 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 5 Dicembre 2009 alle 3:07 jimmie01 ha scritto:
I grandi esclusi sono stati i rappresentanti delle Chambers of Commerce. Peccato che tu non ne abbia parlato, Zurleni. I grandi assenti sono stati proprio quelli che creano lavoro. Proprio quelli che hanno voce in capitolo. Questo presidente ( volutamente lettera minuscola ) e’ una barzelletta. E gli americani si sono gia’ accorti della nullita’ che abita la Casa Bianca, infatti il suo ” approval rating ” e’ inferiore al 50%. Gli americani ( incluso il sottoscritto ) hanno poca pazienza, i risultati delle sue chiacchiere non si vedono. E con la riforma sanitaria, jackass Obama si e’ reso inviso sovra tutto al popolo della ” medicare “. Ma di certo tu conosci la storiella delle tre buste consegnate dal Presidente uscente ( in questo caso Bush ) al presidente eletto ( in questo caso Obama )!!! Sara’ pure una storiella, ma mai come in questo caso e’ copia perfetta della realta’.
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