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	<title>Mondo &#187;  Stati Uniti: genesi di Sarah Palin </title>
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	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Stati Uniti: genesi di Sarah Palin</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 11:48:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le amiche,  il reverendo, la parrucchiera,     la segretaria... Cronache  dalla città dove ha le sue radici    l’ex candidata vicepresidente Sarah Palin. Tornata alla ribalta con un’autobiografia che sa tanto di riscossa repubblicana.    ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Sarah Palin" href="http://gallery.panorama.it/gallery/sarah_palin_un_passato_da_miss/159350_sarah_palin.html"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/02/20/499e98616bc0f_zoom.JPG" border="0" alt="Sarah Palin" width="500" /> </a></p>
<p>di <strong>SILVIA GRILLI</strong> – da Wasilla (Alaska)</p>
<p>La vedi ogni giorno, a qualsiasi ora, su qualsiasi canale televisivo americano. <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/18/sarah-palin-is-back-ora-punta-alla-casa-bianca/" target="blank"><br />
<strong>Sarah Palin è vestita immancabilmente di rosso</strong>, come sulla copertina della sua nuova autobiografia, <em>Going Rogue</em> (<em>Scelte ribelli</em>). <span id="more-7654"></span><br />
</a>Viene inquadrata con in braccio Trig, l’ultimogenito con la sindrome di Down, sui divani marroncini del pullman che la porta in giro per gli stati conservatori a promuovere il suo libro. Oppure mandata in onda mentre firma dediche per code di fan, che bivaccano per il sorriso superbianco dell’ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Più che una tournée promozionale, è la resurrezione dei conservatori.</p>
<p>Quando telefono a Charles Heath, suo padre, mi urla: «<strong>Tesoro, dobbiamo seguire tutti la nostra Sarah!</strong>». Invece una domenica mattina salgo su un aereo da New York per l’Alaska, dove lei era governatore, si è dimessa e non è ancora venuta a firmare copie di Going Rogue. <strong>L’Alaska che compare sullo sfondo per 413 pagine del libro, la terra ispida dove Palin ha imparato cos’è la vita vera</strong>: i picchi maestosi, le acque selvagge e il torace sexy di suo marito Todd, autentico indigeno yupik. Undici ore di aereo da New York che finiscono sul panorama ghiacciato di Anchorage. Poi 40 minuti in una macchina bollente, per arrivare a Wasilla, la sua città. L’autostrada è quella che lei ha fatto ampliare quando la gente cominciò a traslocare a Wasilla, dove le case costavano meno, e così la popolazione più che raddoppiò.</p>
<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/10/02/48e4cc1621dae_zoom.jpg" border="0" alt="sarahpalin_joebedin2" width="500" /></p>
<p><strong>Sono le 6 e mezzo della sera quando entro nella Chiesa della Bibbia</strong>, semplice come un capannone, 900 fedeli guidati dal pastore di Sarah, il reverendo Larry Kroon. C’è la festa che precede il giorno del Ringraziamento. Gente di ogni età è seduta a tavoli bianchi a confidarsi come ha ritrovato il sentiero grazie a Dio. <strong>Sembrano tanti Sarah Palin.</strong> Anche lei, nell’autobiografia, racconta come vede, sente e ascolta lo spirito di Dio nella natura. M’invitano a mangiare torte fatte in casa, suonano, cantano e benedicono il nome del Signore.</p>
<p><strong>Il reverendo Kroon è un bell’uomo vestito all’italiana, con baffi baldanzosi</strong>. È abituato a parlare di Palin: «<strong>L’ho vista crescere, eppure resto impreparato a guardare una nostra ragazza ogni sera sui telegiornali</strong>. Ma riconosco ancora Sarah. Tirata a lucido, tuttavia con i piedi per terra, libera e indipendente come chi è cresciuto nei nostri freddi». Perché qui non è come nei «lower 48», i 48 stati americani sotto il confine con il Canada. Qui d’inverno c’è un buio da paura, una percentuale di suicidi cinque volte superiore al resto dell’America, gli alcolici sono in vendita dalle 5 del mattino, la gente fa a botte ed è più facile comprarsi un fucile che trovarsi una moglie attraente.</p>
<p><strong>Casa Palin si affaccia sul lago Lucilla, ghiacciato. </strong>È in legno, dall’aria quieta, con davanti un garage per l’idrovolante. «Ma l’estate scorsa, dopo l’annuncio della vicepresidenza» dice la ruvida tassista Sherry Selton «c’era l’inferno: polizia, agenti dei servizi segreti, e a nessuna barca era permesso di sostare».</p>
<p><strong>Kari Sleight, un’amica di Sarah che pubblica il giornale di Wasilla Frontiersman, racconta che avevano dovuto sbarrare le porte. </strong>Cronisti dagli accenti incomprensibili, arrivati da ogni dove, bussavano implorando interviste, foto private, retroscena sulla primogenita di Sarah, Bristol, e su Levi, il fidanzato ormai degenere che oggi posa nudo su Playgirl, dopo aver lavato in piazza i panni sporchi di famiglia. «Il settimanale scandalistico  National Enquirer ha fatto razzie» racconta Sleight. «Pagava chiunque vendesse pettegolezzi su Sarah: relazioni extraconiugali, il fatto che l’ultimogenito non fosse figlio suo, qualsiasi sporcizia».</p>
<p><strong> «Sostengono che mio marito e io ci stiamo separando» scrive Sarah nell’autobiografia.</strong> «Ma dico, l’avete visto Todd? Quando lo guardo, so che Dio esiste». Sarà per questo che nessuna delle Elite 6, il gruppo di sei amiche di cui Sarah fa parte, parla più con i giornalisti. «<strong>Non coinvolgermi nel saccheggio mediatico</strong>» chiede Patti Ricker, la biondina che siede alla sinistra di Sarah in una foto su Going Rogue.</p>
<p><strong>Il Frontiersman è uno di quei giornali che si vedono nella provincia americana. </strong>Non proprio versato per gli scoop. I titoli strillati in prima pagina sono: «È arrivato l’inverno» o «Il cane è il miglior amico dell’uomo». Ha sempre sostenuto Palin: da sindaco, da governatore, da vicepresidente. «Ricordo» dice Kari «la prima domanda che Sarah mi fece quando m’invitò a parlare al Club di donne della Valle Mat-Su: “Sei repubblicana o democratica?”. È affar mio, risposi. Ma, detto tra noi, ovviamente sono una conservatrice».</p>
<p>Tanti anni fa, <strong>Sarah aveva collaborato al giornale come commentatrice sportiva</strong>. Sarà per questo che il direttore, Tom Mitchell, è deluso: «Quando in luglio si è dimessa da governatore, non ci ha nemmeno avvisati. Ha contattato una stazione tv di Anchorage». In molti hanno preso male le sue dimissioni: «Ci siamo sentiti abbandonati» dice Susan Swanner, amica di famiglia. La senatrice Linda Menard invece si commuove: «Ha un’autentica dedizione per gli amici» dice. Il figlio di Linda, Curtis Jr, compagno di Palin dal liceo, è deceduto in un incidente aereo.</p>
<p>Quando è successo, Sarah era sindaco di Wasilla, ne fu scioccata, si prese due giorni di permesso, poi preparò il discorso per il funerale. Quando, di recente, anche il marito di Linda è morto di cancro, ancora una volta alle esequie parlò Palin. «Ho condiviso con lei tre funerali» ricorda il reverendo Kroon. «Capisci quanto è unita la comunità in Alaska quando ascolti Sarah mentre descrive i suoi amici». Donald, l’omone che possiede la compagnia dei taxi indipendenti, giura che Palin ricorda ogni faccia che vede, anche la sua: «Bisogna essere gentili, mi ha detto, perché ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia dura».</p>
<p>Al municipio dov’è stata sindaco due volte, lavora ancora la sua assistente bionda e alta, Mary Bixby. Mi fa visitare l’ufficio che fu di Palin per sei anni. C’è ancora il martelletto, con il suo nome inciso, che usava al consiglio comunale. Ancora la tela del 16° presidente, Abramo Lincoln. Solo il divano non è più davanti alla finestra, dove Sarah lo voleva per avere la vista sull’Alaska. «Credeva nella politica della porta aperta» ricorda Mary. «Faceva entrare tutti, ascoltava per ore i problemi della gente: la neve, l’acqua che si ghiaccia nei rubinetti, le buche sulle strade. Guardandola in televisione, capisco che ha imparato molto dalla corsa alla vicepresidenza. Sa molte più cose, ma rimane la ragazza di paese».</p>
<p>Quando torna a casa, la sua parrucchiera è ancora Jessica Steele, bruna tutta sorriso. «<strong>Parliamo di manicure e pedicure, alci e politica, mentre Sarah ha la carta stagnola in testa</strong>» racconta. Quanto allo shopping, da queste parti c’è poco da svolazzare. Anche a Palin toccava andare ai grandi magazzini Wal-Mart, da FredMeyer o dal droghiere Carrs. <strong>La biblioteca comunale di Wasilla era il suo rifugio da ragazza.</strong> È un edificio marrone sulla Main street, la via principale, chiamata ancora così perché era l’unica strada quando la città era solo un puntino sulle mappe. Non ci lavora più la bibliotecaria Mary Ellen Emmons, diventata famosa per il gran rifiuto al sindaco Palin. Era il 1996. Appena eletta, Sarah le chiese, come prova di fedeltà, se fosse disposta a far sparire alcuni libri. Emmons rifiutò, lo scandalo scosse la città e durante la campagna presidenziale i democratici l’hanno riesumato.</p>
<p>Oggi alla biblioteca lavora invece la quieta Karin Davis, sempre un po’ delusa dall’ex sindaco: «Non è mai venuta a firmare Going Rogue nella sua città». Doug McKinnis, un pilota di 48 anni di Wasilla, è dovuto volare in Pennsylvania per conquistarsi una dedica sul frontespizio. Il fatto è sembrato talmente eccezionale che la foto di Doug ha illuminato la prima pagina del quotidiano Anchorage Daily News. Comunque, la biblioteca possiede cinque copie di Going Rogue. Sono tutte fuori in prestito.<strong> Ci si può consolare con altre otto biografie non autorizzate. La più in vista, sullo stand a lei dedicato, s’intitola Sarah Palin, il barracuda dell’Alaska. </strong></p>
<p>Riparto per New York. Da lontano, si vedono le montagne Talkeetna, dove Sarah ha imparato a cacciare. «A lei piace la carne» mi hanno detto. Ripete spesso: «<strong>C’è sempre posto per gli animali dell’Alaska. Accanto a un piatto di purè</strong>».</p>
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