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Guerra più dura per gli italiani in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, Farah, Guerre di pace italiane, Herat, rinforzi, surge, truppe-italiane
  • Un commento
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Una donna afghana osserva da una porta il luogo della strage alla foresteria Onu a Kabul

Una donna afghana osserva da una porta il luogo della strage alla foresteria Onu a Kabul


Con il prossimo invio a Herat oltre mille rinforzi l’Italia giocherà un ruolo più importante nel conflitto afgano. Un ruolo di primo piano che si misurerà inevitabilmente in prima linea, nella capacità di attaccare ed eliminare i talebani e le milizie che li sostengono e affiancano. Molti Paesi della Nato hanno risposto infatti con contributi solo simbolici al “surge” che Barack Obama ha annunciato all’accademia di West Point ma l’Italia è stato uno dei pochissimi (con Polonia e Gran Bretagna) a offrire un rinforzo che copre tutti i settori, dal combattimento alle forze aeree agli istruttori per le truppe afgane. Si tratta di 150/200 carabinieri destinati a istruire la polizia afgana e un migliaio di militari.

Con queste forze, operative entro dicembre 2010, l’Italia schiererà in Afghanistan circa 4.000 militari, un livello mai raggiunto in una singola missione se non per breve tempo in Somalia, nel 1993, considerando però nel totale delle forze anche gli equipaggi delle navi della Marina schierate nelle acque di Mogadiscio.

Le nuove truppe da combattimento che l’Italia schiererà entro il 2010 nell’Afghanistan Occidentale verranno dislocate soprattutto a Farah come ha annunciato tra le righe il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando di “delineare la nostra presenza in una gestione interamente italiana” nella zona ovest del Paese, anche ”nella parte più marginale di quella zona dove ora ci sono gli inglesi e gli americani”. Un riferimento evidente ai distretti meridionali di Farah (Gulistan, Delaram e Bakwa) situati all’interno del settore Ovest a guida italiana ma passati sotto il controllo dei marines in primavera a causa delle poche truppe messe in campo dall’Italia in quell’area. Un settore situato al confine con l’infuocata provincia di Helmand dove  ai talebani si affiancano le milizie di al-Qaeda e narcos. Riprendere il controllo di quell’area rimpiazzando i marines significa per l’Italia schierare truppe ben armate per fare la guerra. Infatti il nuovo battaglione destinato a operare in quel settore sarà meccanizzato, composto secondo indiscrezioni da due compagnie di bersaglieri della brigata Garibaldi con cingolati Dardo e una compagnia di fanti dotata dei nuovi blindati Freccia proveniente dalla brigata Pinerolo.

Previsti anche rinforzi per le forze speciali della Task Force 45, altri elicotteri, blindati Lince e forse pezzi d’artiglieria da 155 millimetri per affiancare i mortai da 120 millimetri. Il ministro La Russa ha dichiarato che “le regole d’ingaggio non cambieranno”  ma se si vorrà dare efficacia al nuovo contributo italiano occorrerà consentire ai militari di affrontare senza limitazioni i talebani. Con gli anglo-americani dovremmo condurre operazioni integrate tra Farah ed Helmand senza i “caveat” politici che ancora impediscono agli italiani di dare la caccia al nemico o ai jet AMX dell’Aeronautica di sganciare bombe. Anche perché in quel settore capiterà spesso che le nostre truppe a terra abbiano bisogno di supporto di fuoco aereo e sarebbe imbarazzante nei confronti degli alleati lasciare a terra i nostri cacciabombardieri e chiedere aiuto a quelli anglo-americani. Un maggior ruolo dell’Italia in Afghanistan significa quindi più combattimenti e maggiori responsabilità belliche. Siamo pronti a sostenere questa sfida?

  • gianandrea gaiani
  • Lunedì 7 Dicembre 2009

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