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Se l’Egitto costruisce un muro sul confine con Gaza

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  • Tags: Egitto, Gaza, Generazione Tel Aviv, muro, shalit, tunnel
  • 17 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Il muro tra Israele e Cisgiordania. Presto un altro tra Egitto e Gaza? (AP)

Il muro tra Israele e Cisgiordania. Presto un altro tra Egitto e Gaza? (AP)

Presto potrebbe esserci un nuovo muro in Medio Oriente. Probabilmente non ne sentirete parlare molto, perché in questa storia i “cattivi” (ammesso che di cattivi si possa parlare) non sono gli israeliani. La notizia è questa: l’Egitto avrebbe cominciato a costruire una barriera, un “muro di metallo” lungo il confine con la Striscia di Gaza.

Lo rivela una fonte egiziana ad Haaretz, quotidiano progressista israeliano. “La costruzione del muro è già cominciata. Sarà fatto di enormi pannelli di acciaio, che penetrino il terreno in profondità.” La struttura dovrebbe essere soprattutto sotterranea: lunga circa 10 chilometri e profondo tra i 20 e i 30 metri.

L’obiettivo, insomma, è fermare il traffico di armi, persone e di beni che da anni avviene nei tunnel sotterranei lungo il confine tra la Striscia e l’Egitto.

Un problema per le autorità egiziane, e anche per gli israeliani – visto che il materiale per costruire i razzi che bombardano le cittadine del Sud di Israele con ogni probabilità arrivano da questi tunnel.

Finora gli israeliani hanno tentato di bloccare questo traffico bombardando i tunnel e le fabbriche di armi. Gli egiziani invece utilizzerebbero metodi molto più spiccioli, sempre secondo quanto riporta Haaretz: “Le forze dell’ordine egiziane demoliscono i tunnel o li riempiono di gas quasi ogni settimana, spesso mentre le persone ci sono ancora dentro, e la morte di palestinesi all’interno dei tunnel sta diventando costantemente più frequente.”

Francamente, non so cosa pensare. Da un lato misure di questo genere nascono da reali necessità di sicurezza: cioè proteggere gli abitanti del Sud di Israele, che da anni ormai sono vittime di bombardamenti frequenti, e i civili egiziani., visto che si ha ottime ragioni di credere che i terroristi che si nascondono a Gaza potrebbero infiltrarsi in Egitto.

E forse fare una barriera d’acciaio è sempre meglio che riempire i tunnel di gas: almeno così non muore nessuno.

Ma davvero non c’è strada migliore che costruire altri muri? Io non ho la risposta in tasca: bilanciare il diritto di vivere in pace di un popolo con quello a vivere libero di un altro non è facile.

Per il momento mi sembra chiaro però che esiste un doppio standard: quando sono gli israeliani a costruire muri (vi ricordate della “barriera difensiva” che separa Israele dalla Cisgiordania?) scoppia un grande scandalo. Quando invece sono gli egiziani a fare la stessa cosa, regna il silenzio più assoluto.

DUE BREVI AGGIORNAMENTI SULLA VICENDA:

  1. L’Egitto ha smentito la costruzione del muro sotterraneo: “Stiamo solo costruendo tubature,” è la spiegazione ufficiale.
  2. Ma intanto anche l’emittente inglese Bbc, citando voci indipendenti da quelle di Haaretz, riporta la notizia: sostiene inoltre che 4 km di “barriera” sarebbero già stati costruiti.

Intanto, arrivano cattive notizie sui negoziati per uno scambio di prigionieri tra israeliani e palestinesi, nonostante le voci circolate nelle ultime settimane su una prossima liberazione del soldato rapito Gilad Shalit. Il presidente palestinese Abu Mazen ha detto che non c’è ancora nessun accordo

Inoltre Hamas, il gruppo estremista che da tre anni e mezzo tiene prigioniero il soldato israeliano Gilad Shalit, ha smentito la notizia secondo cui avrebbero permesso, per la prima volta, a un team di medici di visitare il giovane. Shalit, 23, ha fatto sapere nelle poche lettere inviate dalla famiglia di versare in cattive condizioni di salute. La Croce rossa internazionale aveva chiesto di visitarlo, ma Hamas aveva sempre impedito al personale medico di visitare il prigioniero.
Pochi giorni fa la stampa araba, la Bbc e anche Panorama.it avevano diffuso la notizia che finalmente una squadra di medici occidentali aveva ottenuto il permesso di verificare le condizioni del giovane. Ce ne scusiamo con i lettori.

  • annamomigliano
  • Mercoledì 9 Dicembre 2009

Vedi anche:

  • Gaza-Egitto: i tunnel del contrabbando
  • Israele, un altro muro. Per fermare gli immigrati africani
  • Gaza: ora sì che c'è il rischio di una nuova guerra
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Commenti

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Il 9 Dicembre 2009 alle 19:16 damurri ha scritto:

vivo a gaza e ho visto i tunnel, per quanto ne so molti tunnel crollano perché precari, altre volte con l’aiuto dei bombardieri dell’esercito israeliano.
dai tunnel passano principalmente beni di consumo, alimentari e da costruitone, il cui ingresso è impedito dai valichi controllati da Israele. si è rotto un vetro alla mia finestra di casa mia e ci devo mettere la plastica perché non si trovano vetri, ho bisogno di una bombola di gas, ma non ci sono bombole, dovrei affittare una macchina ma le macchine non sono permesse. dovrei riparare degli asili danneggiati dai bombardamenti, ma i materiali da costruzione son scarsissimi (quei pochi che passano dai tunnel) e costano cifre astronomiche. ogni giorno o quasi salta la corrente. il tonno e le scatolette per mangiare vengono dai tunnel. il pesce e le verdure(quelle buoni)vengono de israele ma costano troppo e pochi hanno i gli stessi miei soldi. giornalmente i carri armati e i bulldozer israeliani entrano per 3/4/5/600 metri nel territorio di gaza e spianano qualsiasi cosa incontrano impedendo le coltivazioni. giornalmente alcune persone disarmate che s’avvicinano a una linea immaginaria di 3/4/5/600 dal confine ricevono fucilate senza sconti. sto aspettando da mesi l’invio di medicine per bambini dai 3 ai 5 anni anemici e a malnutriti perché non arriva il nulla osta per l’ingresso (dopo che tutti gli altri permessi burocratici sono stati garantiti). motivi di sicurezza.
ogni giorno ricevo informazioni di sicurezza da servizi specializzati di UN e a giorni alterni cioè la notizia di un razzo lanciato verso israele da vari gruppi armati (o resistenti o terroristi scegliete voi)ma da quando sono qui gli unici feriti o morti sono “i lanciatori” stessi che si potrebbero definire simpaticamente maldestri se non si trattasse di gente che va a pezzi nel tentativo di mandare in pezzi “i nemici”.
io sono fortunato e posso uscire, ma 1 milione e mezzo di persone non può. e non sono tutti terroristi, suppongo.
e se l’Egitto vuol costruire qualche km di muro, andrà solo a completare un’opera architettonica ben avviata da Israele con decine di km di muro e barriere tutto intorno a Gaza. anche il mare è chiuso. non è possibile costruir muri ma sparare a ogni barca che si avvicina alla linea dei 2 km dalla costa sì (secondo gli accordi sarebbero 20 i km garantiti per la pesca).

Motivi di sicurezza dunque. Gli stessi che hanno fatto respingere una delegazione di parlamentari europei da parte delle forze di sicurezza israeliane a Erez, l’unico valico aperto (solo alle persone ead alcuni mezzi diplomatici come UN); sembra fossero arrivati insieme alla missione diplomatica dei Min degli esteri italiano e dell’alto commissione alla politiche estere dell’UE per portare una poroposta e far ripartire il dialogo sulla pace.

A tutto ciò si aggiunga che Hamas mi ha sequestrato un salame che cercavo di introdurre a gaza clandestinamente al mio primo ingresso. Motivi di sicurezza, mi dissero, contro la febbre suina.
Purtroppo non è bastato e dopo due mesi ci sono lo stesso i primi morti di H1N1. Un medico con cui parlavo l’altro giorno sosteneva che almeno a Gaza il posto più sicuro al mondo per evitare la pandemia di swine flu: “gli israeliani non lasciano passare nulla – scherzava – neanche la febbre suina”.

Il 10 Dicembre 2009 alle 0:23 arjabes ha scritto:

Questo l’ho preso dal blog di Piero, peccato che non abbia potuto copiare qui le foto. Comunque due o tre giorni fa Hamas ha impedito a 37 palestinesi della striscia di Gaza di entrare in Israele per ricevere cure mediche. Alla fine ha permesso il passaggio soltanto ai pochi che dovevano subire interventi chirurgici.
“Alla luce della recente manifestazione di episodi di influenza suina nella Striscia di Gaza, il the Coordinator of Government Activities in the Territories (COGAT) e il Gaza District Coordination and Liaison Office (DCL) stanno lavorando con il Palestinian Civil Committee a Gaza, per evitare altri casi di influenza suina.
Gli sforzi comprendono, in particolare, la facilitazione dell’ingresso dei palestinesi in territorio israeliano per le cure mediche. Lunedi ‘(7 dicembre), un palestinese malato è stato esaminato in Israele e gli è stata diagnosticata l’influenza suina. In aggiunta a ciò, altri quattro palestinesi che mostravano segni della malattia sono stati accolti in Israele per ricevere le cure.

La DCL Gaza è in continuo contatto con i funzionari della sanità del Palestinian Civil Committee in Gaza, e riceve così aggiornamenti up-to-date relativi alla situazione per quanto riguarda l’influenza suina. Riunioni sono spesso tenute sulla base dei rapporti provenienti dalla Striscia di Gaza.

Oltre alla evacuazione dei palestinesi malati negli ospedali israeliani, circa 10.000 vaccini contro l’influenza suina sono già stati trasferiti alla Striscia di Gaza da Israele, e la COGAT resta disponibile ad esaudire ulteriori richieste.

Dall’inizio del 2009, circa 8.000 pazienti di Gaza e le loro famiglie sono entrati in Israele per motivi di salute.

Il comandante della DCL Gaza, Col. Moshe Levi, dice: “Il DCL Gaza sta compiendo grandi sforzi a tutti i livelli e attraverso tutti i canali per assistere la popolazione palestinese non-combattenti della Striscia di Gaza, con particolare attenzione per il settore della sanità . Questo fa parte del nostro sforzo umanitario globale nei confronti della Striscia di Gaza”.

Fonte: libera traduzione di Piero P. da IDF News – 08.12.09

Il 10 Dicembre 2009 alle 14:39 annamomigliano ha scritto:

Ciao Damurri,
grazie di avere contribuito con la tua testimonianza da Gaza: non stento a crederti quando racconti della mancanza di materiali, e prendo molto sul serio le denunce di chi parla di una vera e propria crisi umanitaria nella Striscia.

Quanto ai morti e ai feriti dei razzi, credimi, ci sono anche da parte israeliana: il figlio di miei amici è stato per un anno in coma a causa di un qassam lanciato da Gaza. I medici (bravissimi) alla fine l’hanno salvato, ma ha perso un occhio e l’olfatto, tra i vari danni celebrali, perché era nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Non sto dicendo che questo giustifichi l’embargo a Gaza. Al contrario sono proprio queste le storie che mi convincono che bisognerebbe piantarla subito con le bombe e i razzi. Da tutte e due le parti.

Quando ho visto il figlio dei miei amici così conciato mi è venuto il voltastomaco. Pensare che ci siano ragazzini come lui a Gaza, forse conciati anche peggio, non mi fa sentire per niente meglio. Anzi, per dirla tutta mi fa sentire molto peggio.

Ma se c’è una cosa che mi dà ancora di più il voltastomaco… beh, è proprio quando sento sminuire o peggio ancora ridicolizzare le sofferenze di una delle due parti.

Tra l’altro così si crea la falsa percezione che la guerra sia “sopportabile” da una o da tutte e due le parti.

Invece, dopo avere visto una buona dose di famiglie distrutte, mi sono convinta che le guerre sopportabili non esistono. Punto.

Il 10 Dicembre 2009 alle 18:42 arjabes ha scritto:

X Enrico Fumagalli, alludi a me per quello che parla per sentito dire? Se è così, non ci siamo proprio. Vivo in Israele da 50 anni, a 300 metri in linea d’aria dal confine con il sud del Libano, per anni sono stata attivista nel mio movimento e nel mio partito, a Gaza ci sono stata due volte con un gruppetto del mio movimento per creare dialoghi, attività, formazione di professionisti, ecc. A queste riunioni partecipava Arafat.
Critico da anni e con cognizione di causa sia la politica d’Israele verso i palestinesi che i paesi arabi che da sessantanni usano i palestinesi nel modo più sconcio che si possa immaginare per i propri intrighi e conflitti interni.
Anche io credo a Damurri e quanto ho scritto non lo contrasta, semmai completa, perchè, vedi, spesso la realtà è sfaccettata, e per poter giudicare, come amate tanto fare tutti voi dal di fuori, ci vuole almeno l’onestà di mostrare tutte le sfaccetteture. Penso che concorderai con me che come bisogna essere in due per ballare il tango, bisogna anche essere in due per fare la guerra.

Il 11 Dicembre 2009 alle 17:52 arjabes ha scritto:

Peccato che tu abbia concluso deducendone che il conflitto dipenda soltanto dall’esistenza d’Israele. Ancora più peccato che tu sia tanto di parte da non poter dialogare con te. Forse perchè io di anni ne ho soltanto 70 sono un po’ meno estremista e penso che, qui concordo in parte con te, mitigando il fanatismo religioso ci sia possibilità di convivenza.
Ciau zeneize, se ved’emmu.

Il 12 Dicembre 2009 alle 18:23 damurri ha scritto:

Quando si ruppe la zampa al mio cavallo nero di plastica, non ricordo che età avessi: 3, 4, 5 anni, fu per me una giornata tristissima. Mi piaceva così tanto. Ho perso memoria del momento, ma quella ferita rimarrà con me per sempre e quel giorno ho compreso per la prima volta il senso della perdita.
Ricordo l’incipit di un romanzo ambientato nella Budapest occupata dai nazisti (mi sfugge il nome al momento) in cui lo scrittore dice che la piccola storia può spesso non coincidere con la grande e quelle personali con quelle generali. Egli ricorda la guerra come il periodo più bello ed eccitante della sua vita: per iniziare non si andava a scuola e si era sempre in giro, non doveva sottoporsi alla disciplina e alla pulizia impostegli prima pedissequamente, le notti erano avventurose con le sirene e le bombe, e poi vedeva i soldati e delle volte trovava anche armi in giro. E non c’era la routine. È vero che in tavola c’era poco, ma si sentiva libero, molto più libero della sua vita precedente in una famiglia borghese e piena di regole.

Le tragedie sono personali e incommensurabili. La loro comparazione non mi interessa e non credo porti a nulla.
Io ho raccontato quello che vedo e quello che sento da qui. La mia visione è parziale e si fermava a quello che diceva.

Sono i “motivi di sicurezza” che mi con cui ce l’ho.
Dove mi parlano di “motivi di sicurezza” io vedo solamente un’ “esercizio di potere, sostanzialmente autoreferenziale e autolegittimante, spersonalizzante; nella sua forma tipica che lo stra-potere di chi ha in quel momento il monopolio del potere e della violenza con cui si legittima.
So benissimo che qualche volta i razzi arrivano e fanno danni, morti e feriti. Quello che ho scritto è che in circa due mesi che sono qui lanci quasi giornalieri di Qassam non han fatto nessun danno se non a chi li lanciava (non in assoluto dunque).
Negli stessi giorni qualche decina di persone è stata fatto oggetto di spari, colpita, ferita o ammazzata perché troppo vicina al confine (non ben definito all’interno del muro o delle recinzioni).
3 giorni fa è stato ammazzato un israeliano – si dice squilibrato – che ha tentato di entrare a gaza dal valico di Erez. Motivi di sicurezza.
Quando ti spogliano negli aeroporti, o ti fermano dopo 10 metri dall’uscita dell’aereo e altre 3 volte prima di arrivare a prendere il tuo bagaglio è per motivi di sicurezza; motivi di sicurezza quando rovistano tra lo spazzolino da denti, lo shampoo e due aspirine.
Un giorno durante l’operazione di controllo al Valico di Erez – motivi di sicurezza s’intende - sono usciti fuori due preservativi dal beauty case e la ragazza addetta al controllo si è lasciata sfuggire un sorriso che ne ha rivelato l’umanità in modo inconfutabile. “Security Reason” avrei voluto dirle, scherzando, ma l’umanità era già sparita nello sguardo grigio degli ingranaggi annoiati della megamacchina della sicurezza.
Motivi di sicurezza quando ti lasciano aspettare per 1 ora per controllare un numero che hanno sotto il naso.

A vedere il numero di guerre in giro si direbbe piuttosto che siano tutte sopportabili. Di solito combattute per la pace, per i diritti, per la libertà. E per motivi di sicurezza. Che sia una formula magica? Motivi di sicurezza.

Non volevo e non so essere equidistante. L’equi-vicinanza potrebbe aiutare?

Il 14 Dicembre 2009 alle 21:21 damurri ha scritto:

per enrico fumagalli, il libro era Liberazione, di Sándor Márai. ma adesso so che cosa comprerò in libreria la prossima volta che rientro in italia. grazie mille

Il 12 Gennaio 2010 alle 12:06 Israele, un altro muro. Per fermare gli immigrati africani - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] che si va ad aggiungere al muro sotterraneo che gli egiziani stanno costruendo per bloccare i tunnel diretti alla Striscia di Gaza, oltre alla [...]

Il 1 Giugno 2010 alle 11:37 L’Onu chiede inchiesta su azione israeliana. Guai in vista per Gerusalemme? - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] che sta portando avanti il blocco. Ma il fatto che nessuno stia protestando a gran voce contro il blocco egiziano ci suggerisce che il vero problema sia un alto: più che difendere gli abitanti di Gaza, si tratta [...]

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