
Afghanistan: passaggio di consegne per i militari italiani
Si fa presto a dire rinforzi e a contare le nuove truppe alleate destinate ad affiancare gli americani in Afghanistan. Cento genieri di qua, 30 fanti là più qualche poliziotto che dovrà addestrare gli agenti afgani ma che quasi mai è pronto ad affiancarli in azione. Al di là degli apprezzamenti diplomatici del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il contributo degli alleati alla nuova strategia statunitense è ridicolo e quasi privo di significato militare.
Lo dicono innanzitutto i numeri. Su 42 Paesi che affiancano gli Usa nel conflitto afgano (che dispongono complessivamente di 2,5 milioni di militari professionisti) 36 hanno finora accettato di inviare rinforzi ai 35.000 militari (per oltre un quarto britannici) già in Afghanistan. Rinforzi che ammontano in totale a 6.800 soldati come ha annunciato Rasmussen al termine della “Force generation conference” tenutasi il 7 dicembre a Mons, sede del quartier generale della Nato. In media ogni partner ha offerto appena 194 militari. Inoltre i 6.800 rinforzi non costituiscono un reparto da combattimento organico ma sono solo la somma di contributi minimi e a volte ridicoli, del tutto inutili per il generale Stanley McChrystal che aveva chiesto agli alleati sette battaglioni da combattimento e team di consiglieri militari per istruire ma soprattutto affiancare in battaglia poliziotti e militari afgani.
Solo Italia, Gran Bretagna e Polonia hanno messo a disposizione questo tipo di unità. Londra schiera due battaglioni in più con 1.200 militari, Roma mille soldati con un battaglione meccanizzato e nuove unità aeree ed elicotteristiche oltre a 150 istruttori dei carabinieri e Varsavia altri mille fanti, 600 in Afghanistan e 400 di riserva pronti a raggiungere Kabul. Tutti gli altri contributi sono per lo più ininfluenti, con pochi soldati o contingenti che non possono combattere a causa degli oltre 70 caveat posti dai singoli governi mentre molti rinforzi sono stati contati arbitrariamente perchè si tratta di unità già offerte prima della richiesta di Obama agli alleati.
I mille soldati promessi dalla Georgia per carenze addestrative e di equipaggiamento non sono integrabili nelle operazioni Nato e potranno al massimo fare la guardia a basi e postazioni fisse. Sul campo di battaglia non potranno essere impiegati neppure i 125 rinforzi albanesi (che raggiungeranno altri 120 soldati di Tirana utilizzati per fare la guardia alle basi italiane a Herat), i 40 armeni, gli 80 macedoni, gli 84 colombiani (affiancati alle truppe spagnole i 40 mongoli e altrettanti montenegrini. La Turchia, che ha il comando del settore di Kabul, porterà i suoi effettivi da 700 a 1.700 ma non sono autorizzati da Ankara a combattere come i 350 militari e 40 poliziotti sudcoreani mentre una maggiore operatività avranno invece i 120 poliziotti australiani e i 70 incursori neozelandesi appartenenti alle forze speciali.
Non impiegabili per dare la caccia ai talebani sono anche i 125 rinforzi svedesi e i 150 portoghesi ma di nessun valore sul piano numerico sono anche i 100 rinforzi cechi e rumeni e i 250 slovacchi per non parlare dei 25 finlandesi, 20 lituani, bulgari e croati, 22 ucraini e i 5 “rinforzi” offerti dal Kazakhistan. Olanda e Canada non solo non invieranno rinforzi ma hanno confermato che ritiraranno i loro contingenti dall’Afghanistan rispettivamente nel 2010 e 2011. Germania e Francia decideranno solo a febbraio se inviare altre truppe in Afghanistan mentre Spagna, Belgio e Norvegia potrebbero esprimersi in proposito prima della fine dell’anno ma in ogni caso le truppe di Madrid, Bruxelles e Berlino non sono autorizzate al combattimento. Rinforzi “di carta” utili solo a mettere bandierine su una mappa ma non certo a contrastare i talebani.
- Venerdì 11 Dicembre 2009

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Commenti
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Il 28 Dicembre 2009 alle 10:37 Afghanistan: la disfatta dell’Europa imbelle - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] A dispetto delle centinaia di miliardi di euro spesi ogni anno per le forze armate e degli oltre 2,5 milioni di soldati professionisti in servizio non è neppure in grado di far fronte con dignità alle sfide attuali come dimostrano i rinforzi inviati col contagocce in Afghanistan e quasi mai per combattere. [...]
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