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Barack Obama, Premio Nobel della Guerra 2009

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, nobel, obamamania
  • 4 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Obama

La parola guerra è risuonata 44 volte nel discorso con cui Barack Obama ha accettato a Oslo il Premio Nobel per la pace 2009. Un paradosso. Una contraddizione su cui ha giocato lo stesso protagonista della cerimonia nella capitale norvegese. E non poteva essere altrimenti: l’uomo scelto come simbolo della pace è il comandante in capo di una nazione che deve affrontare due guerre.

Così, Barack Obama, nei trentasei minuti di discorso, ha voluto parlare al mondo, ma soprattutto alla sua gente, agli americani. Si è espresso più da presidente che da Nobel. Ricordando il suo ruolo, rassicurandoli di esserne pienamente conscio. Senza però dimenticare la dimensione internazionale, da leader carismatico, quasi da Guru Mondiale che il Comitato per il Nobel gli aveva disegnato addosso nel conferirgli il premio (alle intenzioni).

Ciò che è venuto fuori nell’asettica (ma non troppo) sala della cerimonia è stata una rivendicazione delle scelte fatte, dall’invio dei 30.000 soldati in Afghanistan all’intensificarsi della lotta ad Al Qaeda. La Guerra Giusta, contro un nemico spietato. “Il male esiste nel mondo. E io userò tutti i mezzi necessari per difendere il mio popolo”. - ha detto, facendo venire alla mente alcune espressioni del suo predecessore George W. Bush.

La parte più importante del suo intervento, Barack Obama l’ha dedicato alla (necessaria) spiegazione del suo pensiero sulla guerra. Non mi piace, ma come capo di stato non posso fare altrimenti. L’uso della forza è alcune volte indispensabile. Non è cinismo, ma la lezione della Storia, ha ricordato di fronte alla platea che gli aveva attribuito una standing ovation al momento della consegna del diploma e che, poi, invece, ha interrotto raramente con applausi il suo discorso.

E per rendere più chiaro il suo concetto ha elencato il contributo di coloro che l’hanno preceduto. Da Woodrow Wilson a John Fitzgerald Kennedy, due dei maggiori architetti della Pax americana del XX°secolo. Una stabilità (mondiale) costruita con l’impegno americano nelle guerre del ‘900 e attraverso l’edificazione di organismi sovranazionali come le Nazioni Unite (mai,però, espressamente citate). Un sistema che ora si trova di fronte a nuovi, grandi sfide: prima tra tutte quella contro il fondamentalismo islamico.

Qui, gli Usa, secondo Barack Obama potranno giocare per l’ennesima volta un ruolo chiave. Avere un compito fondamentale. Riproporre la loro leadership globale ( e morale), offuscata dagli anni di Bush. Ma sarà con la politica (supportata dai valori) che potranno farlo. La politica di una Nazione che ha una missione da compiere. L’obiettivo non sarà raggiunto seguendo le dottrine e i convincimenti espressi dai grandi padri del pensiero pacifista: da Gandhi a Martin Luther King. Il loro insegnamento sarà tenuto da conto, ma – ha detto chiaramente il pragmatico Obama – il loro esempio non potrà essere la sola guida della mia opera di leader di un paese che deve essere protetto”. La Guerra in Afghanistan è una Giusta Guerra.

E Obama ha voluto ricordare al suo popolo che il Nobel per la Pace non lo distrarrà dal compito. Anche se è evidente che lo ha messo in imbarazzo. Con sette americani su dieci contrari all’assegnazione al loro presidente; con i sondaggi che indicano una percentuale sempre più bassa di persone che lo appoggiano nella condotta della guerra, il riconoscimento del Comitato di Oslo rischia di essere un bastone tra le ruote, una promessa mancata, un motivo di (futura) disillusione, alienazione del consenso in patria e in Europa. Rischia di farlo rimanere intrappolato nella figura dell’icona mondiale che lui adesso, invece, vorrebbe allontanare. Perchè crea troppi vincoli a uno che ora deve dimostrare di essere soprattutto in grado di condurre (il paese fuori da) una guerra. Pur giusta che sia, sempre di una guerra si tratta.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 11 Dicembre 2009

Vedi anche:

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Commenti

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Il 11 Dicembre 2009 alle 15:47 Barack Obama, Premio Nobel della Guerra 2009 | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2009/12/11/barack-obama-premio-nobel-della-guerra-2009/ Posted by admin on dicembre 11th, 2009 Tags: America, Estero [...]

Il 13 Dicembre 2009 alle 19:25 ndogna ha scritto:

Il Nobel assegnato alla persona meno meritevole dopo quello a Dario Fo. Manda continuamente militari,bombarda e gli diamo il Nobel per la pace? Siamo alle comiche. Obama parla,parla,ma i risultati ? Guarda l’aiuto all’Abruzzo,qualcuno ha visto un euro?

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