TGCOM News
Calcioscommesse, indagato anche Bobo Vieri Criscito salta gli Europei, Bonucci resta azzurro - Nel mirino un'organizzazione transnazionale dedita alle combine degli incontri. Coinvolti a vario titolo nomi eccellenti del calcio italiano - Inchiesta "Last Bet" a Cremona: eseguite 19 ordinanze di custodia cautelare, dieci per calciatori . A Mauri e Milanetto contestata l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

Panorama.it

Mondo

Scopri il nuovo Panorama
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker
 
 

Stati Uniti, la Jihad “fatta in casa” ed esportata

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Pakistan, Stati Uniti, terrorismo-islamico
  • 2 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
Leggi gli altri post »
Obama parla durante la cerimonia funebre a Fort Hood

Obama parla durante la cerimonia funebre a Fort Hood

Cinque giovani americani: volevano esportare la Jihad dalle dolci colline della Virginia alle montagne dell’Afghanistan per colpire a morte altri giovani americani. Cinque young americans, alcuni dei quali ancora adolescenti, tra i 19 e i 25 anni, partiti dal cuore degli Stati Uniti una settimana fa e finiti in una fredda cella pachistana con l’accusa di volersi arruolare nei Talebani per combattere contro i soldati del generale Stanley McChristal.

L’America che ha paura di nuovi attacchi terroristici, che ha timore di ritrovarsi con il nemico in casa, scopre non solo di avere una minaccia dietro l’angolo, ma anche di “inviare” fondamentalisti islamici sul fronte della Guerra (al terrore).
La storia dei Cinque di Alexsandria piomba su di un paese ancora scosso dalla strage di Fort Hood, ancora carico di inquietudini e interrogativi sui motivi che hanno spinto il maggiore Malik Nadal Hasan a imbracciare il fucile e uccidere tredici persone nella base dell’esercito in Texas.

La prima (e ultima) tappa del viaggio dei Cinque aspiranti jihadisti sulle tracce di Osama Bin Laden è stata Sargodha, una città nel Punjab, sulla strada del Nord Waziristan, uno dei paradisi di Al Qaeda. Erano ospitati nella casa di un parente del più anziano del gruppo, Umer Farooq, 25 anni, diversi dei quali passati negli Usa dove la sua famiglia si era trasferita per aprire un’attività legata all’informatica. Il padre del ragazzo, Khalid, in passato aveva avuto contatti con Jaish – e – Muhammad, un gruppo radicale bandito dal Pakistan dopo l’11 settembre e inserito l’anno scorso sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche delle Nazioni Unite. Non solo. L’uomo avrebbe gestito una piccola moschea, vicino a casa sua in Virginia. Nel gruppo c’è un altro ragazzo di origini pachistane, Waqar, con parenti a Karachi. E poi Ramy Zamzam, la cui famiglia ha radici egiziane, 22 anni, studente di medicina alla Howard University. A completare la squadra, Ahmad Mini, 20 anni, nato in Eritrea e Aman Hassan Yemer, 18, proveniente dall’Etiopia. Ma con passaporto statunitense, come tutti gli altri. “Cittadini americani”- ha detto uno degli inquirenti pachistani.

Li hanno presi seguendo le loro tracce sul terreno, insospettiti dalla presenza di cinque ragazzi che non sapevano una parola della lingua locale, ma che parlavano solo in inglese. E si trovavano lì, in mezzo a quelle montagne, covo dei fondamentalisti. Li hanno interrogati e hanno capito che si sono avvicinati alla causa della Guerra Santa guardando su YouTube i video degli attacchi dei Talebani contro le truppe Nato in Afghanistan e poi stabilendo un contatto con persone vicine ad Al Qaeda. Ma la loro missione è durata poco. Prima di diventare martiri sono stati fermati.

Il loro arresto però riaffonda il coltello nella piaga del coinvolgimento di alcuni cittadini americani di fede musulmana nelle reti terroristiche internazionali. Solo pochi giorni fa un altro statunitense con radici pachistane, David Coleman Headley, era stato accusato a Chicago di aver avuto un ruolo nella strage del 2008 a Mumbai, in India, dove persero la vita 160 persone, tra cui anche alcuni turisti occidentali. Con la stessa accusa è stato messo sotto inchiesta anche un canadese nato in Pakistan Tahawwur Rana. Due altri esempi del nemico in casa. E nel cuore della mura domestiche. L’inchiesta sulla strage di Fort Hood ha scoperto che l’Imam al centro dell’indagine, Anwar al – Aulaqi – che tenne contatti con l’autore el massacro – divenne radicale dopo aver passato alcuni mesi in prigione nello Yemen con l’accusa di essere vicino al network fondamentalista. Una prova indiretta del suo ruolo e della sua influenza nella strage.

Una recente indagine di Ronald Kessler, penna di punta di Newsmax.com, ha rivelato che almeno nel 10% delle moschee statunitensi si tengono sermoni che inneggiano alla Jihad. “Il problema non sono i musulmani – scrive il giornalista del web magazine molto vicino ai repubblicani – E neppure il Corano. Il problema sono i fondamentalisti che usano il libro sacro dell’Islam come scusa per i loro atti terroristici e i musulmani moderati che, invece di condannarli, girano la testa dall’altra parte.” Il giornalista indica una percentuale svelata dall’Fbi. E ne riporta un’altra del prestigioso Pew Research Center, che ha condotto delle inchieste attraverso le moschee statunitensi: Un terzo dei giovani musulmani tra i 18 e i 29 anni credono che il l’attacco suicida, il kamikaze, può essere giustificato Una situazione migliore, certo, rispetto a prima dell’11 settembre, quando la predicazione della Jihad era permessa dietro il paravento degli articoli costituzionali e quando, di conseguenza, gli imam che incitavano alla Guerra Santa contro il Grande Satana erano molti di più di adesso. Ma pur sempre una situazione gravida di pericoli. La Jihad americana può essere esportata. O combattuta in casa.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 11 Dicembre 2009

Vedi anche:

  • Ancora sangue a Kabul: quale exit strategy per l'Afghanistan?
  • Afghanistan: gli amici dei nemici
  • Fort Hood: ora l'America scopre il Nemico in casa
  • La strategia di Londra in Afghanistan: corrompere i talebani
  • Afghanistan: hanno ragione i talebani
  • Il Terrore torna negli Stati Uniti
  • Barack Obama è in grado di difendere l'America?
  • Baradar, perché questa volta gli Usa hanno preferito catturare invece che uccidere
  • Obama l'idealista ordina l'uccisione dell'Iman americano
  • Stati Uniti:una bomba contro Obama a Times Square?
  • Stati Uniti: anche Sarah Palin contro la moschea a Ground Zero
Gli articoli più cliccati del decennio parlano di Cina. Parola di Global Language Monitor »
« Yemen, l’ultima spiaggia dei Somali

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 11 Dicembre 2009 alle 22:10 indigesto ha scritto:

E meno male che gli USA sono un paese di immigrati dove l’integrazione è una delle prime condizioni di sopravvivenza. Se la popolazione di origine africana si accorge dell’islamismo, tenuto conto dei latenti conflitti sociali con la restante parte, non so poprio come finirà. Speriamo bene, e speriamo anche che cessino d’incoraggiarla negli altri paesi, l’integrazione!

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

FALLIMENTO O SALVATAGGIO FALLIMENTO O SALVATAGGIO

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • “Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese
  • Barack Obama e Mitt Romney: rissa sul posto di lavoro
  • Attenti alla “dracmatizzazione”, perché l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti terribili per tutti
  • Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • Amnesty International: “Leadership mondiali incapaci di difendere i più deboli”
  • Le donne in carriera sopra i 25 anni per i cinesi sono “avanzi”. E nessuno le sposa
  • La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • Il Titanic naviga ancora, in un mare di teorie del complotto
  • Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • Un mondo di guerre per il petrolio - LA MAPPA

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • indigesto su Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • cantastorione su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti
  • cantastorione su La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • indigesto su Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto – Mondo … | Made in India su India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto
  • anna.one su 10 cose che accadono oggi: giovedì 17 maggio
  • anna.one su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti

Archivi

  •  2012
    • Maggio 2012
    • Aprile 2012
    • Marzo 2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152