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Profughi somali in Yemen - Ansa
L’Europa è sempre più lontana, blindata, irraggiungibile. E così chi scappa dal Corno d’Africa sceglie un’altra rotta. Se possibile, più pericolosa di quella che attraverso il deserto e giunge fino alle coste libiche. Dalla Somalia, ma anche dall’Eritrea o dall’Etiopia, si affronta il mare e si fugge in piccole barche alla volta dello Yemen. Dall’inizio dell’anno, più di 56.600 migranti africani su 1.100 barche sono arrivati nella estrema parte meridionale della penisola arabica. Il dato, diffuso dall’UNHCR, l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, mostra come i flussi migratori cambino costantemente. Anche e soprattutto a seconda delle politiche migratorie attuate dai diversi paesi europei.
Il dato relativo allo stesso periodo dell’anno prima era di 50.091 arrivi. L’Unhcr fa inoltre sapere che quest’anno 281 persone sono morte annegate e 152 sono disperse nelle acque del golfo di Aden. Questo sono quelli di cui è dato sapere. Da Bosaso, porto a nord della Somalia, ci vogliono almeno tre giorni di viaggio per percorrere il tratto di mare lungo 400 chilometri tra Bir Ali e Ahwar e approdare così sulle coste yemenite. Solitamente, i migranti arrivano a gruppi di un centinaio su barche da pesca da 30 posti.
Le testimonianze raccolte negli ultimi due anni da Medici Senza Frontiere sono drammatiche: per evitare che la barca si capovolga, i passeggeri sono obbligati a stare seduti e a non alzarsi, nemmeno per urinare, per almeno tre giorni, spesso legati l’uno all’altro. Non è consentito loro di portarsi niente durante il viaggio, a volte nemmeno cibo e pochissima acqua. Alcuni non resistono alle difficili condizioni e muoiono durante il viaggio: i loro corpi vengono così gettati in mare. Dato le forze di sicurezza yemenite danno costantemente la caccia ai contrabbandieri lungo la costa, spesso i passeggeri devono tuffarsi in mare in piena notte, prima di aver raggiunto la costa. Alcuni sanno nuotare, altri no, e anche se sapessero farlo non saprebbero da che parte andare perché è buio fitto.
Non sono solo la guerra in Somalia e la dittatura in Eritrea a far fuggire i migranti dai pesi del Corno d’Africa. Santiago Perez, rappresentate in Yemen dell’organizzazione non governativa Danish refugee council (DRC), punta il dito sui tanti fattori che causano questo flusso di africani verso la penisola araba: “Abbiamo un aumento del numero di sfollati che dicono che arrivano in Yémen per fuggire da disastri climatici come siccità, piogge torrenziali e più in generale dalla povertà”. Secondo Perez il rapido aumento demografico in Etiopia, Somalia ed Eritrea è fra le concause del fenomeno. E così lo Yemen è diventata la nuova meta dei migranti in fuga dall’Africa. Ma per la maggior parte di loro, una volta arrivati, si spalancano le porte dei tanti e sovraffollati campi profughi. Ed è l’inizio di un nuovo incubo.
- Venerdì 11 Dicembre 2009
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