
di MARZIA DE GIULI
“ Alcuni anni fa sceglievano i preservativi cercando di non farsi notare. Oggi le coppie li selezionano invece insieme” nota la commessa di un supermercato di Pechino della catena americana Watsons, in un’intervista al China Daily, quotidiano cinese semiufficiale in lingua inglese.
E in effetti, in tutti i supermercati, gli scaffali sono pieni zeppi di confezioni di condom di ogni genere e colore. In Cina il consumo di preservativi registra un boom: nel 2006 i cinesi hanno acquistato 2 miliardi di preservativi, quarti al mondo dopo britannici, statunitensi e giapponesi.
Da allora le vendite annuali nel paese sono aumentate del 15 per cento arrivando a sfiorare i 3 miliardi di unità. Le marche disponibili sul mercato sono circa 2 mila, prodotte da 120 aziende. Il fenomeno è dovuto a costumi sessuali più liberi rispetto ai tempi dell’ortodossia maoista, quando le rigidità morali indotte dall’ideologia vietavano perfino di tenersi per mano in pubblico, ma anche di un incubo chiamato «Aizibing» (aids), che in Cina ha già colpito centinaia di migliaia di persone (sono fra 560 e 920 mila i sieropositivi e fra 97 e 112 mila i malati conclamati, stando solo ai dati ufficiali, pesantemente sottostimati).
Il risultato è che oltre 6 miliardi di preservativi sono usciti dalle fabbriche cinesi nel 2009, secondo i dati forniti dalla Gobon, maggior produttrice cinese di condom con oltre 710 milioni di pezzi quest’anno, per metà destinati ai mercati europei, statunitense e africani. Il 30 per cento della produzione Gobon, inoltre, viene acquistato direttamente dal governo che, per contrastare il contagio del virus Hiv, organizza forum, campagne pubblicitarie e fiere del sesso con distribuzione di profilattici. Durante gli anni Ottanta e Novanta, infatti, in intere province, come quella poverissima dell’Henan, uomini d’affari senza scrupoli, protetti da funzionari corrotti del Partito comunista cinese, avevano organizzato un traffico di trasfusioni di sangue senza alcuna garanzia per i donatori.
Il risultato era stato un rapido sviluppo del contagio, tanto che interi villaggi di quell’area si erano trasformati in lazzaretti, nei quali la maggior parte degli abitanti era malata. Il numero dei sieropositivi nel frattempo è cresciuto: colpa della prostituzione, un business da decine di miliardi di euro l’anno, in rapida ascesa.
Nelle scorse settimane Yan Deli, «xiaojie» (prostituta) malata di aids, ha pubblicato sul proprio blog una lista dei clienti infettati, tenendo tutti con il fiato sospeso per giorni. La storia si è in seguito rivelata una truffa architettata dall’ex convivente della donna, ma resta il fatto che molte prostitute rinunciano all’uso del preservativo. Anche l’omosessualità, non più considerata tabù nella società cinese (sono 30 milioni gli omosessuali stimati in Cina), contribuisce, secondo le autorità, alla diffusione del contagio.
Se ne parla sempre di più sulla stampa e negli ultimi giorni l’agenzia d’informazione governativa Nuova Cina ha dato conto di diverse iniziative in locali gay, uno dei quali finanziato dal governo a Dali, provincia dello Yunnan, proprio per educare gli omosessuali all’uso del preservativo. Un tempo il partito vegliava sulla moralità dell’intero paese, oggi gli basterebbe garantire la salute.
- Mercoledì 16 Dicembre 2009
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.