
Il presidente della Fed Bernanke con Obama
Un Nerd, uno sfigato, è stato la persona più influente (e importante) del 2009. Un uomo che non ostenta (anzi, al contrario, quasi nasconde) l’immane potere che ha tra le mani. Un Nerd, un sempliciotto, così come lo descrive per le sue abitudine casalinghe, banali, piccolo borghesi la rivista Time.
Come ogni anno, il settimanale ha stilato la sua particolare e prestigiosa classifica e questa volta ha deciso di incoronare l’uomo che ha evitato il baratro; colui che aveva studiato un’intera vita (prima da studente ,topo da biblioteca, e poi come docente) come affrontare una (possibile, poi certa) Nuova Recessione (simile a quella Grande, ma non uguale, per fortuna). E che, quando se la è trovata davanti, quando ha avuto l’occasione, non l’ha sprecata: Ben Bernanke, Numero Uno della Federal Riserve, la Banca Centrale statunitense.
Il suo volto quasi pacioso, contornato da una bella barba sale e pepe, il suo sguardo che guarda lontano, sono scolpiti sulla copertina dell’ultimo numero della rivista. La redazione l’ha scelto come la persona simbolo dell’anno che sta per chiudersi. Per aggiudicarsi il titolo ha battuto importanti concorrenti, prima tra tutti quel Barack Obama che stava per doppiare il successo del 2008, o come i contestatori iraniani ai quali gli elettori del sito di Time avevano dato l’ambito premio.
Ben Bernanke ha sbaragliato (un po’ a sorpresa) tutti. Perchè se è vero che l’economia è stato il tema forte degli ultimi dodici mesi per gli americani è anche vero che sono stati anche altri (Obama o il Segretario al Tesoro Timothy Geitnher) a gestirla in prima persona. Ma Time ha scelto questo timido docente universitario dell’epoca Bush (fu George W a volerlo alla successione di Alan Greenspan nel 2006 alla guida della Fed) come l’uomo simbolo del mancato crollo dell’economia americana e ha scartato gli altri due nonostante siano, visto il ruolo, i due veri timonieri della barca.
Che per uscire dalla Tempesta Perfetta si è affidata a questo figlio di un farmacista e di una insegnante, nipote di ex ufficiale dell’esercito austroungarico durante la Prima Guerra Mondiale, immigrato negli Stati Uniti per fare (una modesta) fortuna del campo della distribuzione alimentare.
Ben Bernake “è stato l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto” - dicono ora i suoi estimatori. La sua capacità di reazione alla crisi iniziata nel tardo 2007 e scoppiata nel 2008 è stata un misto di analisi e creatività, di dottrina e di fantasia. Di fronte al crollo di Wall Street e al fallimento di alcune delle più grandi banche statunitensi, Bernanke ha fatto le scelte giuste, con determinazione. Ha ampliato il mandato della Fed, ha fatto stampare carta moneta nel momento in cui tutti la chiedevano colti dal panico, ha triplicato il bilancio della sua banca per permettersi di intervenire nelle situazione più difficile, molte delle quali sono state risolte. Non ha fatto un errore, insomma.
Tanto che anche Barack Obama ( che era scettico sul personaggio) alla fine ha dovuto ricredersi e ha deciso di confermarlo per un altro mandato. Per ottenere la ratifica dal Congresso, l’ex docente di Stanford e Princenton, l’ex studente di Havard ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie. Bernake è dovuto andare diverse volte alle apposite commissioni per essere “interrogato”.
Una consuetudine– quella di parlare con le altre istituzioni (e con il pubblico) - che, in realtà, egli stesso aveva inaugurato dopo essere stato nominato a capo della Fed. Che ha voluto più trasparente, più comprensibile, più aperta rispetto agli anni di Greenspan. L’ha voluta più attiva nel momento della crisi. E ha colto i risultati a cui mirava. La disoccupazione è, si al 10%. Ma avrebbe potuto essere al 25% se Bernanke non fosse intervenuto come ha fatto.
Per lui, ora, gli allori. Ma queste glorie non nascondono alcuni quesiti sul suo operato prima dello Tzunami. Sulla sua incapacità di prevederlo. Sui suoi mancati interventi sulla bolla immobiliare e sulla mancanza di controlli e regole per il mercato.
Domande che ora, però, passano in secondo piano. Ben Bernanke in questo momento, come dimostra il riconoscimento di Time, è insostituibile. Nessuno come lui ha ora la capacità di “leggere il momento” e gli strumenti adatti per traghettare definitivamente il paese fuori dalle acque turbolenti della peggiore recessione da 75 anni a questa parte. A dispetto del suo stile di vita, dei suoi atteggiamenti timidi, il presidente della Federal Reserve è tutt’altro che un nerd.
LEGGI ANCHE: La top list del 2009 secondo Foreign Policy, vince Bernanke
- Giovedì 17 Dicembre 2009

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Il 17 Dicembre 2009 alle 15:45 Ben Bernanke: lo sfigato più influente del 2009 | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2009/12/17/ben-bernanke-lo-sfigato-piu-influente-del-2009/ Posted by admin on dicembre 17th, 2009 Tags: America, Estero Share | [...]
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