Le gru sembrano danzare sotto il cielo di Berlino che scarica neve, in attesa delle celebrazioni in piazza del Capodanno 2010. Come quella sera dell’ottobre 1996 quando in Potsdamer Platz 19 gru edili ballarono davvero sulle note della Nona sinfonia per festeggiare il revival urbanistico.
Questa volta non c’è la musica di Ludwig van Beethoven e non c’è il maestro Daniel Barenboim. Ma c’è qualcosa che rende il movimento ritmato dei giganti meccanici ancora più magico. A 20 anni dalla caduta del Muro, Berlino si riappropria della sua vocazione di capitale dell’intero continente europeo. «Ovunque si volga lo sguardo si vedono tante opere in costruzione. Ma il cantiere non è solo fisico, coinvolge anche le idee e i progetti: avverto la stessa energia positiva di un paese proiettato verso il futuro con fiducia » dichiara a Panorama Michele Valensise, l’ambasciatore d’Italia in Germania.
La vulgata più diffusa lascia trasparire una sorta di eurostanchezza fra i politici e l’opinione pubblica tedesca. Vista dalla cancelleria federale invece non sembra affiorare alcun segnale di scetticismo. Anzi, «c’è molta attenzione anche per la costruzione europea» precisa Valensise. «I tedeschi dimostrano di sapere bene che, per quanto grande, la Germania da sola non andrebbe lontano nel mondo di oggi. E su molti temi guardano proprio all’Italia come partner naturale con tante affinità nell’ambito dell’Ue».
C’è sì Roma, ma c’è soprattutto Parigi, da tempo l’alleato strategico. E poi le tante capitali dell’ex impero sovietico, che ormai orbitano attorno alla ricca e potente Germania. Il cancelliere tedesco Angela Merkel non si sottrae alle sfide per rilanciare l’intera Europa. Come ha fatto per l’ambiente in vista della Conferenza di Copenaghen. «Berlino» scriveva già nel 1910 Karl Scheffler «è una città condannata per sempre a diventare e mai a essere».
Vale per il laboratorio politico in continua evoluzione, ma vale anche per la cultura e la società. Se oggi in Europa, come pure nel resto del mondo, c’è un magnete che attrae 8 milioni di turisti ogni anno e migliaia di giovani artisti dalla lontanissima Australia fino alla più vicina Italia, questa è proprio la capitale della Repubblica federale. C’era una volta la Parigi della Belle Époque o la Swinging London degli anni Sessanta. Ora lo scettro tocca a Berlino, la città considerata più trendy. Quella che meglio esprime lo spirito dei tempi (Zeitgeist in tedesco) grazie alle nuove tecnologie dei network sociali. È tanto forte la capacità di attrazione della metropoli tedesca (3,5 milioni di abitanti) che a Parigi le autorità comunali e quelle addette al turismo hanno cominciato a chiedersi su giornali e siti internet come «siamo riusciti a diventare così noiosi e a trasformarci in una città sonnolenta».

Prima della caduta del Muro qui si respirava l’«Angst», l’angoscia: a est, con le spie della Stasi pronte a impadronirsi delle vite altrui, e a ovest, con un senso di roccaforte accerchiata. Oggi no, oggi si esalta la voglia di creare. Forse inconsapevolmente, forse no, il poeta e cantautore canadese Leonard Cohen aveva colto la tendenza quando in una famosa lirica del 1988 presagiva: «Prima prendiamo Manhattan, poi prendiamo Berlino». È quello che ha fatto, per esempio, Alessandra Pace, arrivata in Germania nel 1997, quando aveva 25 anni, direttamente da New York. «I newyorkesi si erano convinti di essere al centro del mondo e stavano diventando insulari. Decisi di andarmene per vivere in una città molto più aperta e cosmopolita» racconta Pace, all’epoca prima curatrice d’arte italiana in città (oggi sono in tre). «Paradossalmente i berlinesi sono più concilianti verso gli italiani che verso loro stessi. Inoltre qui vale la meritocrazia, a differenza che in Italia».
Pace calcola che a Berlino vivono in questo momento 35 artisti italiani di valore oltre a centinaia di architetti, musicisti, designer, creativi e organizzatori di eventi. Un tempo la comunità italiana era la più numerosa dopo quella turca fra gli immigrati. Oggi in testa fra i neoberlinesi ci sono gli scandinavi, gli inglesi e gli americani (10 mila, secondo i calcoli del consolato Usa). La parola d’ordine è sostenibilità o, meglio, ecocompatibilità. «Uno dei primi motivi che mi ha spinto a trasferirmi quasi tre anni fa a Berlino con mia moglie e mia figlia, che all’epoca aveva 2 anni, è stata l’attenzione all’ambiente» racconta Davide Grazioli, designer e artista a tempo pieno, con loft al confine fra i quartieri Mitte (centro in tedesco) e Prenzlauer Berg, le due zone più «in»: quest’ultimo quartiere è quello considerato a più alta natalità di tutta l’Europa.
«Ero reduce da una brutta asma scatenata dallo smog di Milano, Saigon e Chennai, in India, dove avevo vissuto per un lungo periodo. Scoprii Berlino e tutti i suoi vantaggi: il confronto anche fisico con spazi urbani non compiuti e in costante trasformazione, la possibilità di non avere schemi rigidi, insomma l’autorizzazione a inventare e a incarnare il nuovo». Oggi la figlia di Grazioli, Emma, frequenta un asilo pubblico dove mangia prodotti biologici al 100 per cento. Secondo Grazioli, costa un quarto rispetto a Milano, come anche la casa e tutto il resto. La scuola materna è uno dei tanti progetti finanziati dal Senat, il consiglio comunale di Berlino, una città amministrata dall’Spd. «Il Senat» assicura il designer milanese «aiuta in modo concreto chi ha nuove idee con fondi speciali». Grazioli è in questo momento impegnato a sviluppare una collezione di abbigliamento in cotone e lino biologici, con una catena produttiva interamente africana.
«L’idea è di mantenere in Africa le risorse, come il cotone, e di lavorarle interamente lì: dalla fibra all’ultimo bottone». Chi abita nei quartieri alla moda dell’ex Berlino Est è come se vivesse in un piccolo villaggio. Nei bar, nei pub, nei ristorantini tutti conoscono tutti. C’è, per esempio, Oliver Speis, che assieme ad Annette Bruns inventa nuove tonalità di colori sia per le aziende automobilistiche sia per le tavole da surf o da skate. C’è Christine Mayer, nata nella Foresta nera, una disegnatrice di moda già affermata per la sua collezione ricavata da vecchie uniformi militari e da materiali riciclati. C’è Mari Kvien Brunvoli, giovane musicista sperimentale norvegese, che assicura: «Solo a Berlino sento di poter creare nuovi suoni». E c’è soprattutto Gereon Pilz van der Grinten, un architetto originario di Colonia, che ha fondato TheKey.to, la nuova fiera berlinese dedicata esclusivamente alla moda verde e alla cultura della sostenibilità.
Fra gli italiani spiccano l’architetto Beatrice Mosca, specializzata in case bioclimatiche, che in pratica funzionano come dei thermos; il regista e creatore di eventi Adalberto Andolini e l’artista napoletano Gio’ Di Sera, che si autodefinisce un ex scugnizzo prestato alla multimedialità. Dice Andolini: «Ho scelto Berlino perché costa poco, ma soprattutto per la qualità della vita: tre teatri d’opera, la filarmonica più famosa nel mondo, 175 musei, 150 teatri, un festival del cinema prestigioso, più di 300 gallerie d’arte e migliaia di eventi ogni giorno». Aggiunge Di Sera, già dj, poi pittore, scultore, fotografo e organizzatore di festival: «Berlino si sta affermando come capitale europea perché si identifica con il concetto di libertà». Alla vita d’artista Di Sera ha aggiunto più recentemente il progetto della Street- UnivercityBerlin, una sorta di università popolare per i giovani delle comunità più disagiate.
Di recente, proprio per questa attività di volontariato, l’artista è stato premiato dal presidente della Repubblica Federale, Horst Kohler. «La conoscenza e la creatività sono le maggiori risorse di una metropoli come Berlino» si entusiasma il popolare sindaco Klaus Wowereit. «Questi sono i motori della nostra economia». Quindi non solo pittori, musicisti, creativi, ma anche inventori di programmi per computer, videogame e intrattenimento mobile.
A Berlino la chiamano «economia creativa », con un fatturato annuale di 19 miliardi di euro. Il settore che meglio rappresenta il fenomeno è quello del software, 2.600 aziende, il doppio rispetto al 2000, che impiegano 8 mila dipendenti e fatturano 7 miliardi di euro. L’arma vincente, si vanta sempre il sindaco, è stata la cooperazione fra l’industria privata e le tante università della città oltre agli istituti di ricerca, come l’Adlershof, uno dei parchi scientifici e tecnologici più grandi del mondo. Durerà questo miracolo? Qualcuno ha cominciato già a stancarsi del consumismo, del turismo e della speculazione immobiliare che cominciano a fare breccia nei quartieri un tempo bohémien. L’inglese Fiona Bennett, che ha prodotto cappelli per Brad Pitt e Christina Aguilera, alla fine di luglio ha chiuso il negozio di Mitte. «Non ne potevo più di quelli che entravano ed esclamavano: “Oh quanto è cool Berlino!”».

- Venerdì 18 Dicembre 2009
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 19 Dicembre 2009 alle 12:58 imma31 ha scritto:
Ciao a tutti
E grazie per offrire la possibilità di esprimersi su questo sito. Molto belle le foto dell’articolo ed alcune considerazioni (ma non tutte) del giornalista. Anche io ho vissuto a Berlino, per 6 anni, e ho capito che non è tutto oro quello che luccica. In primo luogo vorrei sfatare il mito delle case a poco prezzo. Se mai lo fosse stato non è più così per esempio vedi http://www.myberlino.com/searc.....20Economia ma anche il lavoro e la questione delle ‘forze creative’ (leggendo sempre il sito segnalato si trova anche qualcosa a riguardo). Molti di questi creativi sono semplicemente persone che, ’spinti’ (leggi: obbligati) dagli uffici del lavoro, prendono il sussidio di circa 9 mesi per divenatare autonomi, ma poi guadagnao neanche 500 € al mese.
Io capisco non bisogna essere negativi, anzi lo sono infatti mi sono traferita a Palermo e vado al mare fino a dicembre….Ma aliementare falsi miti può portare alcuni a prendere decisioni sbagliate. Per il resto Berlino è una città assolutamente da visitare, con la sua vita notturna, locali, Sony Center e stile di vita. Ma per quello che riguarda il lavoro: meglio scegliersi un’altra meta!
Cordiali saluti
Imma
Il 20 Dicembre 2009 alle 0:14 imma31 ha scritto:
1) Non credo che faranno il ponte, piuttosto continueranno a spendere soldi per girarci attorno.
2) Ma sei stata in Florida? Sai quanta gente si è sparata alla testa solo questo anno in Florida perchè non riusciva a pagare i mutui? Sai quanta gente muore in florida per colpa di armi da fuoco? Attenzione a fare i paragoni.
Ognuno plasma il proprio destino nei limiti del possibile e credimi sono contenta di essermene tornata in Italia.
Per quanto riguarda i pensionati nordici, se vengono bene, se no bene lo stesso. Sei mai stata a Benidorm in Spagna? Se è quello che ti auguri, stiamo bene! No no caro meglio di no. Tutti si riempieno la bocca di belle parole, Sud, sole, turismo….Sono 40 anni che si parla di questo tipo di sviluppo, ma non vogliamo questo tipo di sviluppo. E poi dovresti informarti lo sai qual è il tasso di disoccupazione a Berlino? Sembra sia come quello di Palermo guarda un po’..
Scusate i fuori tema.
Saluti
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.