
210 detenuti in tutto. 100 circa trasferiti su suolo americano. 65 rimpatriati nei paesi d’origine. 33 in Europa. Di questi, accolti 3 nel nostro paese. Ecco la fotografia della “diaspora” dei detenuti di Guantanamo.
Variegata la condizione giuridica: mentre per 40 prigionieri sono già state avviate le procedure per i processi (alcuni davanti alla giustizia militare, altri davanti a quella ordinaria), una trentina dovrebbero rimanere detenuti a tempo indeterminato.
I prigionieri di Guantanamo, sospettati o condannati per terrorismo e legami con Al Qaeda lasciano così in tempi diversi Cuba. Il presidente degli Usa Barak Obama lo aveva annunciato all’inizio dell’anno. Insieme con l’Italia, sono otto i Paesi europei che finora hanno preso accordi con gli States per accogliere i detenuti.
Tra quelli già trasferiti o in via di trasferimento, i prigionieri destinati all’Europa sono in tutto 31. In Francia saranno 4, in Spagna 3, più altri 2 la cui posizione non è ancora stata chiarita, 2 in Belgio, 14 in Gran Bretagna, 2 in Portogallo, 1 in Ungheria, 2 in Irlanda. Due giorni fa, la Bulgaria sì è detta pronta ad accoglierne massimo due. La Svizzera dovrebbe accogliere un uzbeko. Le procedure di trasferimento sono diverse da caso a caso, alcune già attuate, altre no. Paesi come Austria, Germania e Repubblica Ceca si sono rifiutati di accogliere detenuti.
In Italia, oltre a Riad Nasri e Abdel ben Mabrouk, dal 30 novembre a Milano, dovrebbe arrivare un terzo detenuto, Abdul bin Mohammed bin Durgy. Sono tutti accusati di aver avuto legami con organizzazioni terroristiche in Afghanistan, specializzati in particolare nel reclutamento e nell’addestramento di membri da preparare per attacchi suicidi e su di loro pendeva da anni un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalle autorità italiane.
Ma chi sono e da dove vengono i detenuti di Guantanamo?
Secondo quanto reso noto dal Center for Constitutional Rights, l’associazione che ha fornito assistenza legale ai detenuti, il gruppo principale è composto da 97 yemeniti. 24 provengono dall’Afghanistan, 12 dall’Arabia Saudita, 11 dall’Algeria, 8 dalla Tunisia, 17 dalla Cina (uighuri), 7 dalla Siria, 5 dal Pakistan, 4 dai Territori Palestinesi, 4 dall’Uzbekistan, 3 dall’Egitto, 3 dalla Somalia, 3 dal Sudan, 3 dal Kuwait, 3 dall’Egitto, 3 dalla Mauritania, 2 dal Marocco, 1 Azerbaigian, 1 dal Canada, 1 dall’Indonesia, 1 dall’Iraq, 1 dal Kenya, 1 dalla Russia, 1 dal Tagikistan, e 1 dagli Emirati Arabi.
I 17 cinesi di etnia Uiguri che non possono tornare in Cina perché perseguitati dal governo centrale, sono stati così trasferiti: 4 alle Bermuda, 6 a Palau, l’isola-Stato del Pacifico (pare in cambio di un consistente aiuto economico da parte degli Usa), altri 7 sono ancora in carcere. Tutti chiedevano di andare in Australia.
Un centinaio di detenuti di Guantanamo resteranno invece sul suolo americano e per loro si partiranno le porte del carcere di massima sicurezza Thomson Correctional Center, in Illinois. Il carcere, realizzato nel 2002, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. E’ composto da 15 edifici che coprono un’area complessiva di 146 acri. Otto gli edifici adibiti alla detenzione, che sono organizzati con circa 200 celle ciascuno, per un totale di 1.600. Il carcere, che sorge sulle sponde del fiume Mississippi, può ospitare fino duemila prigionieri. Attualmente ne sono detenuti 150, ai quali si aggiungeranno gli altri 100 in arrivo da Guantanamo.
- Lunedì 21 Dicembre 2009

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