Prende corpo la proposta di erigere un monumento che ricordi i caduti italiani nelle missioni internazionali “di pace” degli ultimi decenni, promossa dal quotidiano Il Sole 24Ore all’indomani dell’ attentato a Kabul in cui persero la vita sei paracadutisti della Folgore lo scorso 17 settembre.
In vista della gara per aggiudicare la realizzazione dell’opera, trenta tra i più noti architetti italiani e stranieri hanno presentato i loro progetti per il memoriale nell’ambito di un’iniziativa illustrata a Roma il 15 dicembre dal direttore del quotidiano economico, Gianni Riotta, alla presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini. La realizzazione del monumento ai caduti, che ha incontrato il sostegno di Pdl, Pd e Udc, “consente ai più giovani di comprendere cosa significhi essere nazione”, ha detto il presidente della Camera aggiungendo che “l’aspirazione alla pace è comune a tutti gli uomini di buona volontà. A volte però affermare la pace comporta l’assunzione di responsabilità e in alcuni frangenti l’invio di truppe per contrastare in armi il terrorismo”.
L’idea del monumento per ricordare i caduti che hanno perso la vita nelle operazioni militari è senza dubbio apprezzabile specie in un’Italia che tradizionalmente ha la memoria corta e tende a connotare ideologicamente anche coloro che sono morti vestendo l’uniforme. Chi non ricorda le polemiche sulla legittimità delle celebrazioni dell’anniversario della battaglia di El Alamein o le scritte infamanti contro i soldati uccisi in Afghanistan? Lascia perplessi anche il continuo richiamo alla definizione “di pace” delle operazioni nelle quali i militari italiani hanno perso la vita, molti dei quali combattendo armi in pugno e non solo contro terroristi. Una definizione che sa di ipocrisia buonista (e saldamente bipartisan) a tratti un po’ ridicola dal momento che in nessuno dei teatri operativi dove sono morti i nostri soldati - da Kindu (Congo) nel 1961 a Kabul nel 2009 - c’era la pace.
La pace non c’era nel Libano negli anni ’80 sconvolto dalla guerra civile e neppure in Somalia dieci anni dopo dove sotto la bandiera dell’Onu i nostri soldati hanno combattuto aspramente banditi e miliziani uccidendone non meno di 2.000. La pace non c’era in Iraq dove i nostri soldati hanno infatti ucciso centinaia di miliziani sciiti sostenuti dall’Iran e la pace non c’è oggi in Afghanistan dove solo nel 2009 sarebbero almeno un migliaio i talebani uccisi dai nostri soldati.
E nemmeno nei Balcani, dove l’intervento delle truppe italiane e alleate è avvenuto dopo la sconfitta militare serba, la pace è stata raggiunta: rimangono infatti contingenti di migliaia di soldati di Nato e Ue per assicurare che non riprendano gli scontri etnici e la guerra civile. Se poi con il termine “di pace” si intende sottolineare che l’obiettivo della nostra presenza militare è riportare la pace vale la pena ricordare che questo obiettivo è stato sempre perseguito da tutti gli eserciti in tutte le epoche. Nessun Paese ha mai combattuto per protrarre i conflitti ma solo per conseguire la pace attraverso la vittoria. Persino le atomiche di Hiroshima e Nagasaki sono state lanciate sul Giappone per giungere alla pace, ossia alla fine alla guerra.
Smettiamola quindi di chiamare “di pace” le operazioni nelle quali i nostri soldati hanno ucciso e sono stati uccisi e utilizziamo invece termini più appropriati anche se politicamente scorretti, specie in un’epoca nella quale si sprecano gli artifizi lessicali tesi a mascherare la reale natura delle cose. Proviamo a chiamarli “conflitti” o “guerre”, “operazioni di stabilizzazione” o “di sicurezza”. Oppure seguiamo almeno l’esempio degli Usa che con l’Amministrazione Obama hanno rimosso il termine “guerra globale al terrorismo” coniato da George Bush e definiscono le missioni in Iraq e Afghanistan con un dignitoso “operazioni d’emergenza oltremare”.
- Martedì 22 Dicembre 2009
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 25 Dicembre 2009 alle 22:26 indigesto ha scritto:
Ma l’URSS, nel mentre gli americani effettuavano lo sbarco in Normandia, non stava occupando il Sacro Romano Impero facendo prigioniero Napoleone? Grandezza di Stalin!
Stupidaggini a parte, è vero! sono guerre chiamate missioni di pace. Guerre oltretutto mai dichiarate; ma si sa, gli americani sono specialisti nelle missioni di pace e negli interventi umanitari per portare la democrazia nel mondo. Ne sappiamo qualcosa noi, quando, a guerra praticamente decisa, quando bombardarono le nostre città, giusto per liberarci dal fascismo; e fummo i primi ricevere il dono della democrazia, questa! Ma nella nostra Costituzione è scritto che l’Italia ripudia la Guerra; e come faremmo ad ordinare agli Architetti monumenti per i nostri, pur valorosi, Caduti? Semplice, basta dire che sono caduti in missioni di Pace, e la Costituzione è salva! Come è salva quando serve di dire che tutti i Cittadini solo uguali di fronte alla Legge, anche se sono rimasti in pochi a crederci!
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.