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	<title>Mondo &#187; Afghanistan, Bosnia, Iraq: non chiamatele missioni &#8220;di pace&#8221;</title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Afghanistan, Bosnia, Iraq: non chiamatele missioni “di pace”</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianandrea gaiani</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L'idea di realizzare un monumento ai caduti nelle operazioni internazionali è meritevole ma quelle in corso non sono missioni "di pace". In Afghanistan o in Iraq andiamo per stabilizzare il territorio, non per regalare caramelle ai bambini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-5147" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/100_0627-large.jpg" alt="Truppe italiane in Afghanistan (foto G. Gaiani)" width="500" height="375" />Prende corpo la proposta di erigere un monumento che ricordi i caduti italiani nelle <a href="http://www.difesa.it/Operazioni+Militari/">missioni internazionali &#8220;di pace&#8221; </a>degli ultimi decenni, promossa dal quotidiano <a href="www.ilsole24ore.com"><em>Il Sole 24Ore</em> </a>all&#8217;indomani dell&#8217; attentato a<strong> Kabul in cui persero la vita sei paracadutisti della Folgore lo scorso 17 settembre</strong>.</p>
<p><span id="more-8259"></span>In vista della gara per aggiudicare la realizzazione dell’opera, trenta tra i più noti architetti italiani e stranieri hanno presentato i loro progetti per il memoriale nell’ambito di un’iniziativa illustrata a Roma il 15 dicembre dal direttore del quotidiano economico, <strong>Gianni Riotta,</strong> alla presenza del presidente della Camera <strong>Gianfranco Fini</strong>. La realizzazione del monumento ai caduti, che ha incontrato il sostegno di <strong>Pdl, Pd e Udc, “</strong>consente ai più giovani di comprendere cosa significhi essere nazione”, ha detto il presidente della Camera aggiungendo che “l&#8217;aspirazione alla pace è comune a tutti gli uomini di buona volontà. <strong>A volte però affermare la pace comporta l&#8217;assunzione di responsabilità e in alcuni frangenti l&#8217;invio di truppe per contrastare in armi il terrorismo”.</strong></p>
<p>L’idea del monumento per ricordare i caduti che hanno perso la vita nelle operazioni militari è senza dubbio apprezzabile specie in un’Italia che tradizionalmente ha la memoria corta e tende a connotare ideologicamente anche coloro che sono morti vestendo l’uniforme. Chi non ricorda le polemiche sulla legittimità delle celebrazioni dell’anniversario della <strong>battaglia di El Alamein</strong> o le scritte infamanti contro <strong>i soldati uccisi in Afghanistan?</strong> Lascia   perplessi anche il continuo richiamo alla definizione “di pace” delle operazioni nelle quali i militari italiani hanno perso la vita, molti dei quali combattendo armi in pugno e non solo contro terroristi. Una definizione che sa di ipocrisia buonista <strong>(e saldamente bipartisan) </strong>a tratti un po’ ridicola dal momento che in nessuno dei teatri operativi dove sono morti i nostri soldati - da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Kindu">Kindu (Congo</a>) nel 1961 a <a href="http://www.difesa.it/Operazioni+Militari/Operazioni+internazionali+in+corso/Afghanistan+-+ISAF+HQ+-+ITALFOR+KABUL/incidenti_caduti.htm">Kabul</a> nel 2009 - c’era <strong>la pace.</strong></p>
<p>La pace non c’era nel Libano negli anni ’80 sconvolto dalla guerra civile e neppure <strong>in Somalia dieci anni dopo dove sotto la bandiera dell’Onu i nostri soldati hanno combattuto aspramente banditi e miliziani uccidendone non meno di 2.000.</strong> La pace non c’era in <a href="http://www.difesa.it/Operazioni+Militari/operazioni-internazionali_concluse/Iraq+-+ANTICA+BABILONIA/">Iraq</a> dove i nostri soldati hanno infatti ucciso centinaia di miliziani sciiti sostenuti dall’Iran e la  pace non c’è oggi in Afghanistan dove solo nel 2009 sarebbero almeno un migliaio i talebani uccisi dai nostri soldati.</p>
<p>E nemmeno nei Balcani, dove l’intervento delle truppe italiane e alleate è avvenuto dopo la sconfitta militare serba, <strong>la pace è stata raggiunta: rimangono infatti contingenti di migliaia di soldati di Nato e Ue per assicurare che non riprendano gli scontri etnici e la guerra civile</strong>. Se poi con il termine “di pace” si intende sottolineare che l’obiettivo della nostra presenza militare è riportare la pace vale la pena ricordare che questo obiettivo è stato sempre perseguito da tutti gli eserciti in tutte le epoche. Nessun Paese ha mai combattuto per protrarre i conflitti ma solo per conseguire la pace attraverso la vittoria. <strong>Persino le atomiche di Hiroshima e Nagasaki sono state lanciate sul Giappone per giungere alla pace, ossia alla fine alla guerra.</strong></p>
<p>Smettiamola quindi di chiamare “di pace” le operazioni nelle quali <strong>i nostri soldati hanno ucciso e sono stati uccisi</strong> e utilizziamo invece termini più appropriati anche se politicamente scorretti, specie in un’epoca nella quale si sprecano gli artifizi lessicali  tesi a mascherare la reale natura delle cose. Proviamo a chiamarli “conflitti” o “guerre”, “operazioni di stabilizzazione” o “di sicurezza”. Oppure seguiamo almeno l’esempio degli Usa che con <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/03/26/la-rivoluzione-linguistica-di-obama-la-guerra-al-terrorismo-e-terminata/">l’Amministrazione Obama</a> hanno rimosso il termine “guerra globale al terrorismo” coniato da George Bush e definiscono le missioni in Iraq e Afghanistan con un dignitoso “operazioni d’emergenza oltremare”.</p>
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