
Una manifestazione del blocco anti-siriano a Beirut (Abaca/Lapresse)
Proprio mentre i governi di Beirut e Damasco tentano di riaprire il dialogo, dopo anni di gelo diplomatico, una sparatoria ci ricorda come la tensione sia ancora altissima tra i due Paesi arabi: ieri un autobus carico di lavoratori siriani è stato attaccato da colpi di arma da fuoco nel distretto settentrionale di Deir Emar, 5 km a Nord della città libanese di Tripoli, lungo l’arteria principale che porta in Siria. Un ragazzo di 17 anni è rimasto ucciso.
Il tempismo dell’attentato non sembra casuale: durante il fine settimana, il primo ministro libanese Saad Hariri era stato in visita ufficiale in Siria.
E’ stato un viaggio molto importante, che potrebbe segnare l’inizio di una difficile riconciliazione tra i due Paesi arabi, che hanno una storia molto travagliata.
Il solo fatto che Hariri abbia messo piede a Damasco è di per sé un fatto di portata storica.
Il giovane premier è infatti figlio di Rafiq Hariri, storico leader filooccidentale libanese ucciso in un attentato nel 2005. In molti – inclusa, in un primo momento, una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite – avevano attribuito la responsabilità dell’attentato ai vertici del regime siriano.
La Siria ha sempre avuto una grande influenza e un ruolo controverso nelle vicende interne libanesi: per quasi 30 anni, l’esercito siriano ha occupato militarmente una parte del Libano, ovvero la valle della Bekaa. Inoltre il governo di Damasco è tra i sostenitori principali di Hezbollah, la milizia sciita che di fatto controlla il Libano meridionale (di fatto creando uno “Stato nello Stato”).
Negli ultimi anni, la politica interna libanese si è di fatto distinta in due blocchi principali proprio in funzione del rapporto con Damasco: da un lato il cosiddetto fronte anti-siriano, guidato da Saad Hariri, dall’altro il blocco filo-siriano che fa riferimento a Hezbollah e ai suoi alleati. Per sapere di più sugli schieramenti politici libanesi, cliccate qui.
Il viaggio di Hariri a Damasco dimostra che le cose stanno cambiando? Probabilmente questa è la volontà politica del giovane premier: riconciliazione nazionale. Ma non è detto che riesca a convincere tutti i nemici e gli alleati. Non sarà facile modificare gli equilibri politici, delicatissimi, e le resistenze dei vari gruppi etnici: a Beirut lo spettro di una guerra civile è sempre in agguato, nonostante l’apparente accordo di unità nazionale tra tutte le grandi forze politiche, Hezbollah compreso.
- Martedì 22 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 22 Dicembre 2009 alle 13:58 indigesto ha scritto:
Non v’è dubbio che siano stati gli stessi di Hezbollah, o gruppi ad essi contigui, ad operare questo attentato in un momento di auspicata distensione. Nè mi meraviglierei della partecipazione dei Siriani stessi all’attentato. E’ tipico degli arabi in genere un comportamento bifronte in queste circostanze. Ma pur si dovrà venire a capo di tutto, sia per il Libano quanto per Israele.
Lasciando da parte i cialtroni e le cialtronate, sono convinto che un deciso interessamnto diplomatico a queste questioni, da parte degli USA, darà presto a questi due Stati un assetto definitivo nell’ambito della comunità internazionale, e segnatamente nel Medioriente, ma che necessariamente dovrà passare per la questione palestinese, anch’essa, sembra, a buon punto. Almeno questo è il mio augurio, unitamente a quello di buone Feste.
Il 22 Dicembre 2009 alle 21:55 arjabes ha scritto:
Forse Saad Hariri è andato a Damasco per dare un colpo di spugna, ma non è da escludere che vi sia stato “diplomaticamente” più o meno obbligato per non dover rinunciare alla carica. Non so, spesso le mosse politiche dalle nostre parti sono un po’ difficili da capire.
Ho sorriso leggendo che Enrico Fumagalli vorrebbe dialogare con i giovani di Tel Aviv, se scrive in inglese gli consiglierei di aprire un blog su qualche piattaforma in inglese, è come lo zucchero per le formiche, arrivano tutti.
Auguri di buone feste a voi tutti, soprattutto un 2010 migliore del 2009 per il mondo intero.
Il 23 Dicembre 2009 alle 0:42 arjabes ha scritto:
X Enrico Fumagalli - o mi è sfuggito qualcosa o non ci capiamo proprio ” Mi sono rivolto a te in quanto attivista di un movimento…” Ti sei rivolto a me??
Non sono più attivista del mio movimento da anni ormai,come molti altri movimenti ideologici anche quello a cui appartengo si sta sbriciolando, no, si è spappolato già da qualche anno e non mi ci ritrovo, a parte il fatto che non ho più ne’ l’energia fisica, ne’ l’entusiasmo e la fiducia di una volta. In tutti i casi se intendi dialogare sul diritto degli israeliani di esistere come israeliani, non credo ci sa molto da dire visto che hai espresso più volte la tua chiarissima opinione: lo stato d’Israele non ha diritto di esistere come tale, per avere il diritto ad esistere deve chiamarsi Palestina, includere tutti i palestinesi e gli attuali israeliani. Di solito aggiungi che la guerra e l’odio qui da noi, non avranno mai fine. Sbaglio? Con opinioni tanto convinte e rigide c’è ben poco posto per dialogare. Io, invece spero, nonostante tutto non ho ancora perso completamente la speranza. Forse la differenza sta soltanto nel fatto che io vivo questa realtà, tu giudichi accademicamente dal di fuori e, credimi, come dice una canzone israeliana ” quello che si vede da qui, non si vede da lì…”.
Il 23 Dicembre 2009 alle 16:46 indigesto ha scritto:
arjabes, ritieniti privilegiata: leggere tante stupidaggini, tutte in una sola volta, è da primato! Felice anno nuovo, a te e a tutti i tuoi conterranei.
Il 23 Dicembre 2009 alle 16:59 arjabes ha scritto:
Grazie indigesto, stupidaggini condite con buone dosi di cattiveria e antisemitismo del genere più banale. per fortuna quando le stupidaggini sono troppo grosse non riescono neanche ad offendere.
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