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Che cosa pensano gli israeliani? Da Shalit a Obama, i miti e i fatti

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  • Tags: Barack Obama, Benjamin Netanyahu, Generazione Tel Aviv, gilad-shalit
  • 7 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Ragazzi a una manifestazione per Gilad Shalit a Gerusalemme (Lapresse)

Ragazzi a una manifestazione per Gilad Shalit a Gerusalemme (Lapresse)

Ogni tanto ho l’impressione che, in Italia e in altri Paesi europei, si tenda a farsi un’idea un po’ distorta di chi sono gli israeliani e che cosa vogliono. Spesso si tira in ballo un “punto di vista israeliano” (o peggio ancora “gli interessi di Israele”) su alcune questioni assai delicate, senza ben sapere di cosa si sta parlando.

Tanto per cominciare, una premessa. Parlare di “opinione pubblica israeliana” è un terreno estremamente scivoloso: perché Israele è un Paese molto piccolo (sì e no sette milioni di abitanti) e con una popolazione molto varia, divisa in decine di gruppi e sotto-gruppi – politici, religiosi, linguistici e via dicendo. Insomma, per ogni israeliano ci sono almeno due o tre opinioni politiche…

Ma, detto questo, forse qualche sondaggio recente può aiutarci a sfatare un po’ di miti.

Mito numero 1: gli israeliani odiano Obama
Sbagliato: Obama non sarà il presidente americano più popolare in Israele (probabilmente il titolo spetta a Bill Clinton!) ma non è affatto vero che gli israeliani lo odiano.
Soprattutto, è importante non cadere in alcuni tranelli. A cominciare dalle statistiche, decisamente sbagliate, divulgate dal Jerusalem Post: la scorsa primavera il quotidiano conservatore aveva diffuso un sondaggio secondo cui solo il 4% degli israeliani era “convinto che Obama fosse filo-israeliano”. Subito altre testate, incluso il prestigioso New York Times, si precipitarono a trarre la conclusione che gli israeliani non si fidano di Obama.
Ma siamo davvero sicuri che sia così? A guardare le statistiche del Gerstein Agne Strategic Communications, infatti, si scopre che il tasso di approvazione di Obama in Israele non è affatto basso: il 41% degli israeliani esprime un giudizio positivo sul presidente americano, il 37% esprime un giudizio negativo. Un risultato quasi sorprendente, se si tiene conto del fatto che Obama ha commesso alcuni errori gravissimi di comunicazione… come per esempio non rivolgersi quasi mai direttamente al pubblico israeliano.
In realtà le due statistiche sopracitate non sono in contraddizione l’una con l’altra. Sono pochi infatti gli israeliani che ritengono che Obama sia “filo-israeliano”… ma siamo sicuri che gli israeliani vogliano un presidente americano filo-israeliano? Più probabilmente, a loro interessa qualcuno che possa risolvere davvero il conflitto in Medio Oriente. Infatti il 52% degli israeliani pensa che l’elezione di Obama possa risolvere molti problemi.

Mito numero 2: Israele non tratta con i terroristi e disprezza gli europei che sono più favorevoli al dialogo.
Nulla di più lontano della realtà! Un recentissimo sondaggio condotto in collaborazione dall’Università ebraica di Gerusalemme e il Centro per la Politica e l’Opinione pubblica di Ramallah, dimostra che più della metà della popolazione, per esempio, è favorevole a “pagare qualsiasi prezzo” per la liberazione del soldato rapito Gilad Shalit. Solamente il 32 per cento degli israeliani è contrario alla di terroristi con le mani sporche di sangue in cambio di Shalit.

Mito numero 3: gli israeliani sono favorevoli all’espansione delle colonie.
Al contrario, il recente piano di congelamento degli insediamenti proposto dal primo ministro Benyamin Netanyahu ha più sostenitori che critici, tra l’opinione pubblica: il 48 per cento è favorevole, il 42 contrario – sempre secondo il sondaggio israelo-palestinese citato qui sopra.

  • annamomigliano
  • Giovedì 24 Dicembre 2009

Vedi anche:

  • Caro Obama, perché non liberi Pollard l'israeliano?
  • Israele congela le colonie, per gli Usa la pace è più vicina. C'è da crederci?
  • Israele libera il terrorista Barghouti? Ma soprattutto: a che gioco sta giocando Hamas?
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Commenti

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Il 25 Dicembre 2009 alle 19:47 indigesto ha scritto:

In Italia, o altrove, penso che chi è scevro da ogni forma di mitomania sappia (per intero!) che il popolo di Israele (preferisco chiamarlo così) sia stato, e sia tuttora, un popolo fiero, legato alle proprie origini e ricco di intelligenza e sensibilità, tale da averne profuso in quantità, e qualità, ragguardevoli nella cultura e nella civiltà del mondo. Ripeto: del mondo! Queste considerazioni elementari, unitamente alle vicissitudini che questo popolo ha dovuto subire, per i diversi contesti storici, pongono l’Occidente, tutto, in debito, in forte debito, verso di esso. Il suo diritto ad esistere, in pace, nella terra degli avi sicuramente connota il primo desiderio dei suoi abitanti. Il diritto di esprimere questa unità d’intenti nelle varie forme, che i compositi punti di vista che la politica suggerisce, è indiscusso. Che piaccia o meno, l’Occidente è più che mai guidato dagli USA, alla cui politica di difesa dei diritti dei popoli l’Occidente tutto, appunto, s’ispira, esercitando talvolta anche un salutare diritto di critica. Se venisse a mancare quest’ombrello il futuro dell’Occidente correrebbe seri pericoli per il rinfocolarsi di antiche rivalità, anche all’interno della stessa fragilissima Europa. Occorre prendere atto, sia pure con fatica, che quest’ombrello protegge di fatto anche la libertà ed i diritti di Israele. Per i rischi che questo Paese corre vi è solo da augurarsi che azioni più incalzanti degli USA, in primo luogo diplomatiche, pongano il freno alle azioni delinquenziali che l’estremismo arabo pone in essere da troppo tempo. Tutto il resto è stupida polemica e sterile cronaca!

Il 28 Dicembre 2009 alle 12:56 indigesto ha scritto:

Carissima ariabes, nel rinnovarti tutta la mia stima, mi preme, semmai ce ne fosse bisogno, richiamare alla tua attenzione che la convinzione che le religioni siano “l’oppio dei popoli” è ben radicata nei soggetti che in modo pedissequo hanno fatto proprii “adagi” che, malcontestualizzati per assoluta mancanza di retroterra culturale, acquistano nel loro pensare significati generalizzati e privi di ogni riferimento storico e filosofico. Ma anche a chi ha minime capacità di articolare il Pensiero non dovrebbe sfuggire che, in primis, le religioni, hanno svolto azione moderatrice sugli istinti bestiali dell’Uomo e ne hanno incanalato la cosiddetta morale rendendo Dio arbitro delle vicende umane, essendo Lui l’unico Ente in grado di comminare castighi e pene in funzione dgli umani comportamenti, singoli e collettivi. Ciò ha dato la stura, per così dire, all’inizio delle civiltà ed all’aggregazione dei popoli. Che poi nei secoli si sia fatto abuso, fino al “Gott mit uns”, di questa presenza divina è altro discorso; fa parte della capacità speculative dei Politici, in senso lato, di cui la storia ha avuto bisogno, nel bene e nel male, per proseguire il suo cammino. Gli idioti che sono portati, per natura, a scambiare la causa con l’effetto, e pertanto a sostenere che un mondo senza religioni sarebbe più pacifico e giusto, a queste semplici considerazioni non sanno pervenire. E ciò nonostante che certe risultanze di un ateismo d’accatto, imposto con la violenza, siano ancora sotto i nostri occhi. Ma spesso si tratta di aggregazioni di violenti o di singoli che credono di aver qualche conto da saldare con l’Eterno, attribuendoGli anche le proprie sventure. Se sono ancora in età per ricredersi, lo faranno. Se sono già preda della demenza senile, bisogna compatirli. Intelligenti pauca!

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