
Il soldato Bowe Bergdahl (fermo immagine Sky Tg24)
E’ il primo soldato americano caduto nelle mani dei talebani on otto anni di guerra afgana e la sua cattura ha già determinato un importante cambiamento nella propaganda mediatica dei jihadisti.
Il soldato Bowe Bergdahl, 23 anni dell’Idaho, è stato catturato in circostanze mai chiarite a fine giugno nella provincia orientale di Paktika. Il 19 luglio un primo video diffuso dai talebani lo mostrava impaurito e incerto chiedere il ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan. Il nuovo video (qui sotto, da Youtube), apparso su un sito talebano comunicato all’agenzia France Presse e poi ripreso da tutti i network, ha caratteristiche molto diverse.
“Si tratta di un prodotto molto ben curato, “contenente molto editing” ha commentato un portavoce delle forze alleate a Kabul riferendosi all’accurato montaggio di immagini di guerra tese a mostrare le violenze compiute dalle truppe americane. Bergdahl appare a tratti in uniforme con elmetto in testa e occhiali da sole sugli occhi, a tratti in abiti tradizionali afgani mentre consuma un pasto.
Con tono pacato il soldato della Venticinquesima Divisione Fanteria si rivolge direttamente all’opinione pubblica degli states. “Mi dispiace dirvi che questa guerra ci sta sfuggendo di mano e si trasformerà in un nuovo Vietnam a meno che il popolo americano non si levi contro tale assurdità”. Nulla è casuale in questo video entrato nelle case degli americani proprio il giorno di Natale che vuole far leva su un’opinione pubblica in buona parte contraria alla guerra utilizzando il parallelo tra il conflitto afgano e quello vietnamita,lo stesso riproposto nei mesi scorsi dagli oppositori al “surge” di Obama a Kabul.
Bergdahl appare in ottime condizioni di salute, afferma di non aver subito maltrattamenti né torture, la stessa scritta che appare in sovrimpressione “prigioniero di guerra dell’Emirato islamico d’Afghanistan” dimostra che i talebani hanno abbandonato una strategia di comunicazione che li presentava simili a criminali e sanguinari terroristi per cercare di accreditarsi come un vero esercito rappresentativo di una nazione.
Nel video infatti il portavoce talebano Zabihullah Mujahid afferma che Bergdahl viene trattato in base alle regole previste per i prigionieri di guerra, non quelle delle Convenzione di Ginevra ma bensì quelle della sharia, unica legge riconosciuta dai talebani. Mujhaid propone poi la liberazione di Bergdahl in cambio della scarcerazione di “un limitato numero di prigionieri” detenuti dagli americani. Non un riscatto, uno scambio di prigionieri tra eserciti che si riconoscono reciprocamente come tali, ribadito alla France Pesse da un altro portavoce dei miliziani, Yusuf Ahmadi.
Una richiesta ragionevole e pragmatica (almeno rispetto alla pretesa di ritiro dei contingenti militari alleati ) comunque difficilmente accettabile per Washington ma che i talebani auspicano abbia un impatto molto forte sull’opinione pubblica Usa. Quanti americani ritengono che la vita di un giovane soldato non valga la liberazione di un pugno di talebani ?
Comunque vada il caso Bergdahl si presenta come un campo minato per la Casa Bianca, che solitamente non tratta la liberazione di ostaggi. Un’eventuale trattativa esporrebbe Obama ad aspre critiche politiche mentre lasciare Bergdahl nelle mani dei suoi carcerieri non aumenterebbe nè il sostegno alla guerra afgana né il consenso all’operato bellico del presidente. Secondo fonti d’intelligence il video sarebbe stato girato mesi or sono mentre il colonnello Wayne Shanks, portavoce della Nato a Kabul, ritiene che le immagini “non provano che il soldato sia ancora vivo”.
Nel dubbio il comando Usa ha aumentato le attività militari e di sorveglianza tra le province orientali afghane e il confine con il Waziristan pachistano, un’area dominata dal capo talebano Sirajuddin Haqqani nella quali si troverebbe la prigione di Bergdahl.
- Mercoledì 30 Dicembre 2009

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Commenti
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Il 31 Dicembre 2009 alle 15:18 indigesto ha scritto:
Vogliono essere riconosciuti come la rappresentanza di una nazione, quasi un ricoscimento ufficiale, e poi non applicano la Convenzione di Ginevra. Strano modo di ragionare di questi studenti. Credo che abbiano proprio bisogno di andare a ripetizione!
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