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Il quesito di Barack Obama: bombardare lo Yemen sconfiggerà Al Qaeda?

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  • Tags: Barack Obama, obamamania, terrorismo, yemen
  • 3 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Obama

Barack Obama ha ora una priorità: dimostrare agli americani di essere un Comandante in Capo affidabile. Come risponderà al fallito attentato di Detroit ? Colpirà lo Yemen ?

Per martedì è stato convocato un gabinetto di guerra per decidere le misure da adottare. Il presidente con i suoi più stretti consiglieri discuterà se e quale rappresaglia adottare contro Al Qaeda nella Penisola Arabica.
E’ probabile che verrà intensificata la campagna di raid aerei mirati, iniziata da circa un anno nel più assoluto riserbo. Nella Situation Room della Casa Bianca verranno decisi quali obiettivi colpire. Quali dei capi del network del terrore in Yemen mettere nel mirino . E uccidere (?).

Il primo della lista è l’Iman che ormai ha preso il posto di Osama Bin laden negli incubi degli americani. Si tratta di quel Anwar Al Awlaki che alcune fonti davano per morto, altre per ferito gravemente, insieme al suo numero due (Saaed Al Shaeri, rilasciato circa un anno fa da Guantanamo, consegnato ai sauditi, poi sparito, per riapparire in Yemen), dopo un attacco aereo contro la principale base di Al Qaeda nel paese arabo.
Nessuno sa in realtà quale sia stato il suo destino. Gli americani vogliono scoprirlo. Il suo nome è collegato alla mancata strage di Natale. E al massacro di Fort Hood, visto che l’Iman era in contatto con l’autore del massacro nella base dell’esercito in Texas.

Nella riunione ai massimi livelli verranno discussi altri possibili target. Obama sa che non può tentennare, a rischio di apparire debole, indeciso; non all’altezza. Dopo l’11 settembre, i repubblicani addossarono molte della colpe dell’attacco all’America alla gestione della Lotta al Terrore negli anni di Bill Clinton, a quella che venne vista come una sua incapacità di capire la portata del pericolo.
I missili sparati in Sudan e in Afghanistan come rappresaglia dopo l’attacco alle ambasciate americane a Nairobi e Dar el Salam nel 1998 vennero indicati dal Grand Old Party come una segnale di grande debolezza (ma anche confusione e inconsapevolezza) da parte dell’allora Ammistrazione.

Obama non vuole essere sottoposto a un nuovo fuoco di fila di polemiche.
Ed è quindi probabile che qualche decisione “concreta” venga presa. La lista dei bersagli deve essere pronta. Ma con una accortezza, hanno tenuto a far sapere fonti anonime della Casa Bianca: verranno colpiti solo coloro sopra i quali “pendono” prove inconfutabili di coinvolgimento nel fallito attentato. Non si sparerà nel mucchio. Questa (forse) è solo un’illusione.
Poche settimane fa, a metà dicembre, c’é stato un raid che ha provocato almeno 30 morti in Yemen. Molti erano membri di Al Qaeda, ma altri – hanno raccontato testimoni oculari – sarebbero state donne e bambini.

Di questa campagna il Generale David Petraues, comandante del settore mediorientale, ne ha discusso con il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh in una cena a sorpresa nella capitale . Incontro che ha preceduto la decisione delle autorità statunitensi di chiudere l’ambasciata per motivi di sicurezza. Provvedimento adottato anche dai britannici.
Petraues e Ali Saleh hanno anche parlato degli ulteriori milioni di dollari che gli Usa intendono stanziare per la sicurezza del paese (e degli States, di conseguenza); dei progressi fatti nella lotta al terrorismo, ma anche dei passi che devono essere compiuti ( e molti) in un paese la cui instabilità politica e l’importanza strategica è stata sottovalutata per una decina di anni da Washington.

Troppi errori di sottovalutazione, imputabili, questa volta, alle precedenti amministrazioni.
Che hanno creato a una matassa difficile da districare. Eppure proprio in Yemen ci fu nel 2000 uno dei più gravi attentati contro gli americani (l’attacco alla nave della marina militare USS Cole) prima che un commando (composto per lo più da yemeniti e guidato da un uomo, Osama Bin Laden, la cui Patria Adottiva era proprio quella) lanciasse due aerei contro le Torri Gemelle e uno contro il Pentagono. Eppure, in questi anni, proprio in Yemen si sono rifugiati molti dei terroristi braccati in altre zone del “teatro di guerra”. Non è un caso che proprio lì siano quindi cresciute le cellule di Al Qaeda più forti mentre gli americani erano impegnati altrove a estirpare le altre.
“Fiori Maligni “ che sono riusciti a nascere anche grazie all’incapacità ( ma a volta anche alla mancanza di volontà) delle autorità locali di estirparli.

Barack Obama ora si trova a dover agire con forza, a trovare delle risposte convincenti che possano rassicurare gli americani. Una di queste potrebbe venire dai nuovi raid aerei contro i campi di Al Qaeda in Yemen; l’altra sarebbe il blocco del rilascio (o del trasferimento in altre carceri) dei prigionieri yemeniti a Guantanamo, con un conseguente ritardo nella chiusa del campo di detenzione, come richiesto dai repubblicani.

Comunque sia, Obama dovrà dare una segnale all’altezza della situazione. Gli Usa sono tornati in piena War on Terror.

  • michele.zurleni
  • Lunedì 4 Gennaio 2010

Vedi anche:

  • Il prossimo Afghanistan? Lo Yemen
  • La diaspora di Guantanamo
  • Il Terrore torna negli Stati Uniti
  • Yemen: gli Stati Uniti sono già in guerra (o quasi)
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  • Barack Obama e la guerra di spie alla Casa Bianca
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Alluvioni in Brasile: cento morti e molta rabbia »
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Commenti

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Il 4 Gennaio 2010 alle 17:45 Il quesito di Barack Obama: bombardare lo Yemen sconfiggerà Al Qaeda? | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/01/04/il-quesito-di-barack-obama-bombardare-lo-yemen-sconfiggera-… Posted by admin on gennaio 4th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]

Il 4 Gennaio 2010 alle 21:07 carlo.tosi ha scritto:

Purtroppo un nuovo fronte di guerra aperto dall’America nello Yemen, non servirà di certo a sconfiggere Al Qaeda, ma solo ad impegnare nuove truppe, nuovi soldi ed altri morti in una battaglia senza speranza. non si possono combattere questi terroristi, che si nascondono e vengono protetti dalle popolazioni locali. Purtroppo Obama, se scieglie questa insidiosa strada, rischia di compiere gli stessi errori de suo predecessore. Anche questa azione sarà una palude di sabbie mobili, dalla quale sarà difficilissimo uscire. Vero è che non può starsene con le mani in mano ad attendere gli eventi, ma tutto questo serve solo per alimentare le gia alte tensioni internazionali.

Il 8 Gennaio 2010 alle 11:39 Va bene la guerra al terrorismo… ma gli yemeniti cosa ne pensano? - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] organizzato proprio dalla cellula yemenita di Al Qaida. Risultato? Gli Usa stanno valutando di sferrare un attacco in Yemen, mentre il governo locale, messo sotto pressione, ha effettuato una serie di raid contro i [...]

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