Neppure le nuove minacce terroristiche al cuore degli States orchestrate nello Yemen sembrano aver indotto il presidente americano Barack Obama a rimettere in discussione la decisione di chiudere il carcere speciale di Guantanamo. Nemmeno all’indomani della notizia - resa nota in un rapporto del Pentagono - secondo cui il 20% dei prigionieri liberati ritorna a combattere.
Eppure le menti di Al Qaeda che hanno organizzato l’azione dinamitarda di Umar Faruk Abdulmutallab, (il nigeriano di 23 anni che il giorno di Natale ha tentato di innescare materiale esplosivo a bordo del volo Delta-Northwest da Amsterdam a Detroit) e che avevano pianificato per questi giorni un attacco con camion bomba all’ambasciata americana di Sanaa sono ex detenuti di Guantanamo, consegnati alle autorità yemenite che non sono riuscite a impedire la loro evasione in massa nel 2006.
Il 19 dicembre altri prigionieri sono stati consegnati alle carceri ben poco affidabili di Afghanistan, Somaliland e Yemen e in quest’ultimo Paese gli Usa prevedono di rimpatriare altri 91 membri di Al Qaeda in base ai piani di dismissione del super-carcere.
Secondo fonti britanniche almeno una decina di altri ex-prigionieri di Guantanamo ha raggiunto recentemente lo Yemen per arruolarsi nelle formazioni di “Al-Qaeda nella Penisola Arabica” organizzazione che tra i suoi leader ha molti ex detenuti, incluso Said al-Shihri, che ha rivendicato una serie di attentati in Arabia Saudita e Yemen e che forse è stato ucciso da un raid aereo americano nei giorni scorsi.
La chiusura di Guantanamo, prevista per il 22 gennaio, è già stata rinviata a tempo indefinito per le difficoltà incontrate a trovare Paesi disponibili ad accogliere detenuti così scomodi.
Al momento nella base americana a Cuba sono detenuti 198 prigionieri (erano 245 un anno fa) per metà da rimpatriare e per metà da metà da trasferire al Thomson Correctional Center, in Illinois, che però necessita di ampi lavori di miglioramento prima di accoglierli. Pur di sostenere la chiusura di Guantanamo, sbandierata fin dalla campagna elettorale di Obama, la Casa Bianca continua a ripetere che chiudere questo carcere sia “un imperativo della sicurezza del paese”.
I fatti sembrano dimostrare proprio il contrario. Centinaia di pericolosi terroristi catturati spesso a prezzo di tanti caduti tra le truppe americane e tra gli agenti dell’intelligence sono tornati in libertà, scarcerati o consegnati alle inaffidabili autorità dei Paesi d’origine.
Già un anno or sono uno studio del Pentagono, che oggi dovrebbe venire aggiornato alla luce degli ultimi eventi, rivelava che un ex detenuto di “Gitmo” su sette, tra i 534 che avevano lasciato fino ad allora il carcere militare, era tornato a combattere o a svolgere attività militante in organizzazioni terroristiche. Una lunga lista di personaggi poco raccomandabili, dei quali si occupò nel maggio 2009 panorama.it, alcuni dei quali sono poi stati uccisi in Afghanistan o Iraq.
Evidente l’assurdità di spendere vite umane e milioni di dollari per catturare pericolosi terroristi e poi consentir loro di tornare liberi, a combattere e a uccidere. Certo è più politicamente corretto fingere che la minaccia terroristica islamica sia finita, come ha fatto la responsabile dell’Homeland Security, Janet Napolitano, abolendo il termine “atti terroristici” e rimpiazzandolo con un più asettico ma ridicolo “disastri causati dall’uomo”.
L’attentato di Natale ha dimostrato anche a chi non voleva vederlo che la minaccia è più attuale che mai e che Guantanamo potrà non piacere alle associazioni per i diritti umani ma è utile, anzi indispensabile. Così come lo è il carcere militare speciale americano di Bagram, in Afghanistan, almeno fino a quando dalle prigioni gestite dalle autorità di Kabul i talebani riusciranno a evadere facilmente corrompendo le guardie.
- Martedì 5 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 6 Gennaio 2010 alle 19:43 pv21 ha scritto:
E’ facile far sognare gli elettori americani con la promessa di riportare a casa i militari dall’Iraq e dall’Afganistan o di chiudere Guantanamo. Obama si è guadagnato anche il Nobel della Pace. Un anno dopo “scopre” il terrorismo e i paesi da lista nera. Intanto i “cantori” della prima ora hanno perso la voce. Gli UNTORI della parola sono maestri nell’uso dei mass media a fini consenso. (=> //forum.wineuropa.it)
Il 16 Febbraio 2010 alle 14:52 Baradar, perché questa volta gli Usa hanno preferito catturare invece che uccidere - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Tra questi la maggiore sofisticazione dei sensori e dei missili impiegati dai jet e dai velivoli teleguidati Predator e Reaperpermettono di trovare e colpire i leader jihadisti in territorio pachistano (o in Yemen o in Somali.) e le crescenti difficoltà a gestire interrogatori e detenzioni dopo la controversa decisione del presidente Obama di chiudere Guantanamo. [...]
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