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Gerusalemme-Tel Aviv: l’autostrada della discordia sarà riaperta ai palestinesi

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  • Tags: Generazione Tel Aviv, Gerusalemme, Modiin, tel-aviv, Territori-occupati
  • 2 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Un taxi palestinese a un posto di blocco israeliano in Cisgiordania (Debbie Hill/LaPresse)

Un taxi palestinese a un posto di blocco israeliano in Cisgiordania (Debbie Hill/LaPresse)

Quanto rumore per una semplice autostrada. La Corte suprema israeliana ha ordinato di aprire la Strada 443 al traffico palestinese, e in men che non si dica i media conservatori hanno lanciato l’allarme sicurezza. In effetti la Strada 443 è abbastanza pericolosa, ma dubito che la decisione della Corte possa peggiorare le cose. Anzi, si spera che le migliori.

“E’ una grande vittoria,” sostengono le associazioni per i diritti civili israeliane, citate dall’emittente araba al-Jazeera.

Ma che cos’ha di tanto speciale questa autostrada? Beh, tanto per cominciare “autostrada” è una grossa parola: ricordate che Israele è un paese molto piccolo, e il concetto che gli israeliani hanno di “autostrada” è un tantino diverso da quello che abbiamo in Italia.

Detto questo, la 443 è una delle arterie principali del Paese: collega Gerusalemme a Tel Aviv, passando per Modiin, un mega-sobborgo fatto di palazzoni moderni (non molto belli, a dire il vero) dove vivono molte coppie giovani che lavorano in una di queste due grandi città ma non si possono permettere un affitto “metropolitano.” Per questa ragione molti “la strada di Modiin”.

L’hanno costruita nel 1988 per due ragioni principali: da un lato creare un collegamento con Modiin per permettere ai pendolari di muoversi più velocemente, dall’altro offrire un’alternativa alla più vecchia autostrada Autostrada 1 che collega Gerusalemme a Tel Aviv, sempre intasata dal traffico.

Problema: “la strada di Modiin” in alcuni punti passa molto vicino ad alcuni villaggi palestinesi (nota bene: palestinesi, non arabi israeliani, stiamo parlando dei Territori occupati). Non solo: per una tratta di circa 15 chilometri, passa addirittura attraverso la Cisgiordania (e cioè sconfina nei Territori occupati).

Insomma, il tracciato è di per sé controverso. Ma in realtà meno di quanto non si potrebbe pensare: dopotutto, stiamo parlando una strada, non di un muro, e una buona arteria di collegamento farebbe comodo anche ai palestinesi.

Altro problema: a un certo punto, nel 2002, l’esercito ha deciso di non permettere agli automobilisti palestinesi di utilizzare questa strada per “ragioni di sicurezza.”

I problemi di sicurezza in effetti esistono: durante la Seconda intifada, alcuni cecchini hanno sparato sugli automobilisti che passavano per la 443, uccidendo o ferendo civili innocenti. Mi ricordo di avere attraversato questa autostrada più di una volta per spostarmi da Tel Aviv e Gerusalemme, quasi tutti mi davano lo stesso consiglio: la 443 si può prendere di giorno senza problemi, ma di notte è meglio guidare sulla Autostrada 1, onde evitare i cecchini (date un’occhiata qui, qui e qui).

Per questa ragione, alcuni temono che aprire il traffico alle automobili palestinesi potrebbe portare a nuovi attentati. Qui trovate un editoriale del quotidiano conservatore Jerusalem Post.

Ma io non sono d’accordo: che cosa c’entrano gli automobilisti palestinesi? Loro hanno bisogno di muoversi, proprio come gli israeliani. E chiudere la strada al traffico palestinese non ferma certo i cecchini, che comunque sparano dai villaggi.

Qui c’è un documentario, realizzato dall’Ong israeliana B’tselem, che spiega bene la situazione. In arabo ed ebraico, con sottotitoli in inglese.

  • annamomigliano
  • Martedì 5 Gennaio 2010

Vedi anche:

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Commenti

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Il 5 Gennaio 2010 alle 15:38 indigesto ha scritto:

Gentile Dottoressa, c’è solo da capire se l’opera dei cecchini era tesa a colpire indiscriminatamente auto palestinesi ed israeliane. Nel qual caso, chiudendo il transito alle auto palestinesi si finiva per esporre, senza il beneficio della casualità, unicamente le auto israeliane.
Ma penso che questo rischio sia stato comunque ridimensionato se si è pervenuto alla decisione di aprirla a tutti. Probabimente il chiuderla alle auto palestinesi era dovuto ad altro, e questa decisione è senza dubbio un segno di distensione. Speriamo che ne vogliano tenere conto un pò tutti!

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