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Iran: manifestazioni anti-governative (Credits: LaPresse)
Tra la Repubblica popolare cinese e l’Iran esiste da tempo un certo feeling. Sarà il fatto che entrambi i regimi sono dispotici, sarà la complementarietà delle economie – con gli iraniani pronti a fornire alla Cina quelle materie prime di cui è assetata in cambio di prodotti finiti, ma tra i due Paesi le relazioni veleggiano col vento in poppa. Del resto, le imprese cinesi non hanno esitato a violare l’embargo commerciale imposto dalle Nazioni Unite per esportare in Iran di tutto: persino la benzina, che a Teheran sono costretti a cercare all’estero perché privi di impianti di raffineria moderni.
Anche la svolta autoritaria del regime di Ahmadinejad, la repressione delle proteste nel sangue e l’isolamento internazionale non sembrano aver scalfito la simpatia cinese. Anzi: è di pochi giorni fa la notizia che dalla Cina sono arrivati in terra iraniana dei mezzi corazzati antisommossa. Un affare del valore stimato di un milione di Euro e dal valore simbolico elevatissimo: mentre le cancellerie di tutto il mondo condannano la condotta dei pasdaran, da Pechino arrivano dei veicoli che potrebbero rendere la repressione ancora più efficace (anche se forse meno sanguinaria, visto che i mezzi in questione sono equipaggiati con potenti idranti – sempre che questi non vengano caricati con liquidi urticanti o acqua bollente).
Insomma, il sostegno della Cina all’Iran non potrebbe essere più evidente. Invece, c’è una parte della popolazione cinese che ha preso le parti dell’opposizione contro Ahmadinejad. Difficile sapere quanti si siano appassionati alla causa dei sostenitori di Moussavi, ma il gruppo, autodenominatosi CN4Iran (nel linguaggio di Internet, significa “Cina per l’Iran”), è stato capace di organizzarsi e creare un sito per raccogliere tutti i cinesi che vogliono far sentire la propria solidarietà ai dimostranti di Teheran. Saranno capaci di modificare la linea ufficiale del loro governo?
- Giovedì 7 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 7 Gennaio 2010 alle 16:15 indigesto ha scritto:
In fondo, gentile Professoressa, sono paesi che finiscono per somigliarsi. La Cina, magari più “occidentalizzata”, comincia a perseguire un certo benessere interno, a compenso di quel fondamentalismo di marca comunista che le fa mantenere alto il livello repressivo, fino al terrorismo, dentro e fuori i suoi confini: vedasi il Tibet. L’Iran, preda del fondamentalismo islamico, persegue ancora il consolidamento del potere interno, un pò come nella vecchia URSS, con l’esercitare una notevole repressione interna e con interesse negli armamenti (vedasi la politica dello sviluppo nella missilistica e nel nucleare) e nell’alimentare il terrorismo arabo, in chiave antisraeliana ed antioccidentale. Tuttociò, ovviamente, a scapito del benessere interno, se ancora non si è dotata, per dirne una, di raffinerie di petrolio, sua principale risorsa naturale. E’ dunque nell’ordine delle cose che vi sia “collaborazione” tra questi due paesi. Quanto alle chances di Internet, acchè possano modificare qualcosa delle loro rispettive realtà politiche, le vedo molto esigue in questi paesi; come altrove, del resto. Internet è un mezzo aperto a tutti, dunque anche a chi fa repressione. Si tollera tuttociò che è considerato innocuo, nelle democrazie. Magari, in questi due paesi, nemmeno quello!
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