
Anche se il presidente Obama ha annunciato che “andremo all’attacco dei violenti estremisti che complottano contro di noi ovunque si trovino” le operazioni militari americane contro Al Qaeda in Yemen non saranno su vasta scala. Con buona pace di quanti già prevedevano l’apertura di un nuovo fronte (il terzo) della guerra degli Usa contro il terrorismo, Washington non sembra avere nessuna intenzione di giocare pesante. Anche perché lo Yemen non è certo un “nuovo fronte” dal momento che già nel 2002 George W Bush inviò a Sanaa 600 consiglieri militari per addestrare e affiancare le forze anti-terrorismo yemenite e nel novembre di quell’anno un Predator della CIA uccise con un missile Hellfire sei uomini di al-Qaeda tra i quali Abu Alì al-Harethi, uno degli organizzatori dell’attentato al cacciatorpediniere Cole nel porto di Aden.
Dopo la magra figura dei servizi di sicurezza e della sua Amministrazione, Obama oggi cerca di fare la voce grossa, di assomigliare un po’ al suo predecessore con proclami che ricordano la “guerra preventiva” di Bush e infatti ha rispolverato il termine “war” (messo al bando dai un anno fa) affermando con poca originalità che “l’America è in guerra contro Al Qaeda”.
Nello Yemen però non ci sono regimi da rovesciare né ampie forze nemiche da combattere. Per questo probabilmente le navi e i sottomarini della Quinta Flotta e i bombardieri della base di Diego Garcia non lanceranno ondate di missili sulle basi di al-Qaeda la cui entità militare è stimata in 300 miliziani dai servizi segreti yemeniti e in circa un migliaio dagli statunitensi.
Forze speciali, elicotteri, velivoli teleguidati, unità operative della Cia e consiglieri militari da affiancare alle truppe locali sono sufficienti (sono disponibili in caso di necessità anche un paio di battaglioni di marines) a compiere missioni che avranno una visibilità molto limitata, come preteso dal governo di Sanaa. Il ministro degli Esteri, Abu Bakr al-Qirbi, ha assicurato che lo Yemen ha “la volontà e la capacità di affrontare Al Qaeda”, ha chiesto un maggior sostegno all’Occidente ma “non accetterebbe un intervento militare diretto degli Stati Uniti sul suo territorio”. Un’opzione che soddisfa anche Obama che dopo le polemiche sui rinforzi in Afghanistan avrebbe ulteriori difficoltà a far convivere un nuovo conflitto con il già ingombrate Nobel per la Pace.
A discutere con il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh i dettagli delle operazioni americane contro l’organizzazione di “Al Qaeda nella Penisola Arabica” ha provveduto il 2 gennaio il generale David Petraeus, alla testa del Central Command americano che già gestisce i conflitti in Iraq e Afghanistan. Secondo indiscrezioni, in cambio di aiuti militari per 150 milioni di dollari nel 2010 (il doppio dell’anno scorso), gli americani avranno mano libera nei raids aerei ma ogni operazione apparirà coordinata dalle forze yemenite come quella in corso in questi giorni nelle tre province di Shabwa, Maarib e Abyan. Qualcosa di simile alle incursioni compiute dagli Usa in territorio pachistano ma con molta attenzione a non screditare ulteriormente il governo dello Yemen, alleato debole ma anche ambiguo degli Usa.
Guidato da un regime nepotista, da tempo in difficoltà economiche e in rotta con i leader tribali e tra i più corrotti anche per gli standard del mondo arabo, lo Yemen è da oltre 30 anni nelle mani del presidente Ali Abdallah Saleh che si appresta a cedere il potere al figlio Ahmed e per restare in sella ha affidato tutte le istituzioni inclusi esercito e polizia e tutte le attività economiche ai suoi parenti più stretti.
Lo Yemen ha sempre accolto amichevolmente gli esponenti di Al Qaeda, negli anni scorsi arruolati nei ranghi dell’esercito per combattere i secessionisti del sud e la ribellione sciita nel nord, Fattori che ha probabilmente facilitato l’evasione dal carcere di 26 terroristi della rete di Bin Laden già detenuti a Guantanamo e che Washington aveva estradato, tra questi anche Nasser al-Wuhaishi, oggi alla guida di “Al Qaeda nella Penisola Arabica”.
- Venerdì 8 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 8 Gennaio 2010 alle 19:49 indigesto ha scritto:
Un bel teatrino, Dottor Gaiani, non c’è che dire! Un potere di “famiglia”, un debito di riconoscenza con Al Queda, un’alleanza ambigua con gli USA..ci sono tutti gli ingredienti del doppiogiochismo islamico. Non è tanto questione del Nobel per la Pace “riconosciuto” ad Obama, quanto che questo premio no diventi un riconoscimento alla irrisolutezza, primo ingrediente della Pace..codina!
Il 9 Gennaio 2010 alle 11:38 gianandrea gaiani ha scritto:
Credo proprio che abbia ragione, caro Indigesto. Il Nobel è già diventato una ingombrante zavorra per un presidente che, a dispetto dei cambiamenti radicali promessi in politica estera, deve fare i conti con gli stessi scenari (e le stesse minacce) del suo predecessore. Per questo forse avevano ragione coloro che invitarono il Presidente a rifiutarlo…. Oggi Obama deve dimostrare di essere all’altezza delle sfide che gli Usa devono affrontare sugli scenari di crisi internazionali. E tra poco verrà al pettine anche il nodo nucleare iraniano…..
Il 9 Gennaio 2010 alle 12:33 arjabes ha scritto:
Io lascerei all’Europa il compito d occuparsi dello Yemen, Al Quaeda compmresa. In fondo in Europa ci sono alcuni leader adatti, per esempio Zapatero, che facilmente può capire ed interpretare la politica yemenita ed allo stesso tempo, quando lo reputa necessario, sa usare la mano forte (vedi costruzione barriera ed ammazzatine di immigranti che vogliono entrare in Spagna illegalmente). Gli USA farebbero una bella cretinata ad impegnarsi seriamente anche nello Yemen, non è mica solo affare loro il terrorismo islamico.
Il 9 Gennaio 2010 alle 20:51 arjabes ha scritto:
Fumagalli, ti sei dimenticato il solito “voi ebrei”. Mi sembra che alla Spagna non abbia aiutato molto “fare gli affari loro” per quanto riguarda il terrorismo. Delle barriere israeliane penso molto male, le mie idee le esprimo sul mio blog di cui non ti do l’indrizzo perchè sei troppo accecato dall’antisemitismo e non ha senso discutere con un indottrinato come te. Per quanto riguarda gli affaracci miei, concordo, infatti è rarissimo che mi immischi di politica estera, persino non di politica italiana, mentre tu, direi quasi non ti occupi di altro che di affari altrui di cui non capisci praticamente un cavolo nonostante sputi sentenze su TUTTO. Ridicolo. Comunque al tuo posto proverei a fumare altro, ho l’impressione che i galli ti facciano male.
Il 9 Gennaio 2010 alle 23:40 arjabes ha scritto:
Chi spara giudizi a vanvera sei soprattutto tu, spari giudizi su tutto e su tutti spesso in maniera poco competente. Se ti definisco antisemita non è certo perchè tu critichi la politica del governo israeliano, ma per il tuo modo razzista di generalizzare e di usare frasi fatte del genere “…e la prova ne è l’Olocausto, avete adorato il denaro …” (parte di un tuo commento all’articolo Prove di disgelo tra Siria e Libano…ma a Tripoli si spara). Avete adorato il denaro? Chi? “Voi ebrei?” come hai scritto in un altro commento? Fai attenzione, forse non te ne accorgi, ma chi fa continuamente appello all’origine religiosa dell’interlocutore sei proprio tu (specialmente quando parli con me sapendo che sono ebrea). Allora, per tua informazione, io sono un’ebrea religiosa esattamente come lo sei tu in quanto cristiano cattolico, suppongo, battezzato. Circa il dialogo, come ti ho già scritto, non mi sembra ci sia molto da dialogare, hai già deciso tutto per me e per tutto il popolo d’Israele (avevi scelto di chiamarci così)allora su che cosa vuoi dialogare? Dimmi un punto su cui sei aperto al dialogo, cioè un punto su cui non hai un’idea fissa irremovibile, e se ho un’opinione in merito, dialoghiamo.
Il 10 Gennaio 2010 alle 18:54 arjabes ha scritto:
Dire che l’Olocausto è colpa degli ebrei..be’ mi sembra veramente una bella sparata di cannone. Anche se non pochi ebrei hanno contribuito finanziariamente al raffozzarsi del nazismo (ti cito perchè sinceramente non mi sono mai interessata di questo tema, mi sono sforzata per tutta la vita di dimenticarlo per vivere normalmente), non giustifica il massacro di sei milioni che non sono certamente tutti colpevoli. Alludo a questo quando dico che gneralizzi.
Non ho letto Karma Kosher, non so di che genere di giovani si tratta. Tel Aviv è una città molto moderna, ci sono vari generi di giovani occupati a vivere e a confrontarsi con tutto quello che interessa i giovani di tutto il mondo, suppongo che ci sarebbe chi ti risponderebbe che non gliene importa un cavolo del nome dello stato in cui vive ed altri che ti direbbero che loro si definiscono israeliani per ideologia perchè per loro Israele rappresenta le loro origini,la storia del popolo ebraico. Per di più non prendi in considerazione che i giovani (25-30 anni) sono già figli e persino nipoti di israeliani, per esempio io ho una nipote di 25 anni, loro sono nati e cresciuti in Israele, in una data realtà e se pensano di trasferirsi all’estero è per migliorare il loro stato economico (forse non sai che in Israele la situazione economica di moltissimi è brutta e il governo che adesso è di destra fa la sua politica di destra). Continuo qui sotto…
Il 10 Gennaio 2010 alle 19:22 arjabes ha scritto:
Continuo…
La tua ipotesi è che se Israele si chiamasse Palestina sarebbe uno stato “..laico, democratico con semplici leggi di un paese civile..”, assomiglia di più ad un bel sogno di quelli irrealizzabili, e forse per questo molto belli, che ad una realtà possibile. Le origini dei palestinesi (e degli arabi in generale) e degli israeliani sono semitiche, in molte cose l’ebraismo e l’islamismo si assomigliano, tra l’altro nel costante bisogno di affermazione. Che si voglia o no le religioni per migliaia di anni hanno influenzato l’uomo, nel Vecchio Testamento c’è scritto che Dio ha promesso “..sarete tanti quanto i granelli di sabbia..” e se nel Corano c’è scritto che Maometto (forse Allah)ha profetizzato che l’Islam regnerà sul mondo intero, a lungo hanno inculcato idee megalomani nei popoli di quelle culture di cui fanno parte oggi gruppi laici, ma anche gruppi fanatici ed estremisti che non lasciano vivere in pace. Duemila anni fa, gli ebrei sono stati scacciati o sono emigrati da soli verso altri lidi. Per duemila anni hanno subito influenze non semite, hanno imparato che cosa sia la democrazia e tante altre cose, mentre i cugini musulmani non si sono mescolati ad altre civiltà e non hannosubito influenze esterne. Oggi le differenze sono enormi, gli israeliani sono occidentalizzati (nel bene e enl male) i musulmani no. Pensare ad uno stato comune senza prendere in considerazione le differenze e la quantità di ostilità degli estremisti è assurdo. La realtà di qui è tanto diversa e strana che chi non la vive giorno per giorno, compresa la promiscuità con i nostri palestinesi israeliani, è quasi impossibile da capire.
Ti ho dato le mie sincere opinioni in breve perchè il discorso sarebbe lunghissimo e poco adatto a questo spazio di cui approfitto fin troppo.
Spero di essermi saputa spiegare abbastanza chiaramente nonostante il mio italiano che ormai zoppica un po.
Il 10 Gennaio 2010 alle 19:37 indigesto ha scritto:
Carissima arjabes, dico qualcosa sul tuo primo intervento Ho letto anche gli altri e sinceramente me ne meraviglio; a mio parere sono sprecati. Alcuni commenti non li leggo più per scelta, poichè confusamente ripetitivi, fino al parossismo, nonchè spavaldamente irresponsabili ed ingiuriosi. Dunque per me non meritano risposte. Ciò detto, e scusandomi con te per l’intrusione, passo all’argomento. Penso che riporre fiducia in questa Europa politicamente fragile, voluta solo da una certa finanza (verso la quale si può può essere critici finchè si vuole ma che va distinta dalla dignità e dal destino dei popoli) sia un imperdonabile errore. Non vi sono difatti margini, per i popoli che vi aderiscono, per poter praticare una propria politica estera, tranne che per l’Inghilterra, che, per i suoi vantati legami con gli USA, ne condivide zelantemente ogni mossa. Alcune iniziative, magari eccessive, come quelle della Spagna, sono da leggersi, come certamente sai, in chiave di inviolabilità dei propri confini; ma è da ritenersi parimenti eccessiva la politica filoislamica e della “accoglienza” praticata nel resto dell’Europa, qual’è segnatamente da noi (perseguita com’è dalle forze di opposizione), per ragioni che mi sfuggono, ma che non riesco ad intravedere come nobili. Da una Europa che non riesce a riconoscersi nelle sue radici giudaico-cristiane c’è da aspettarsi di tutto, tranne iniziative coraggiose in campo internazionale; è troppo impegnata ad approntare l’elenco dei divieti al suo interno. Ma questo è un discorso che, quando vorrai, potremo riprendere. Un caro saluto.
Il 10 Gennaio 2010 alle 19:57 arjabes ha scritto:
Indigesto (ma che razza di nick?)il mio tirare in ballo l’Europa era un po’ provocatorio. Più o meno seguo quello che succede in Europa, mi è piaciuta questa frase di Sarcozy che trovo molto giusta.”Bisogna rispettare chi arriva ma bisogna anche rispettare chi accoglie”.
Il 11 Gennaio 2010 alle 12:01 indigesto ha scritto:
Si, cara arjabes, è un nick un pò antipatico ,ma volutamente. Me lo scelsi per un blog, poi abbandonato, frequentato da certi “intellettuali” (che troviamo purtroppo anche qui), ai quali i miei commenti non potevano che risultare indigesti. Ma era come voler raddrizzare le gambe ai cani, come si dice nel gergo “colto”, e chi vuole mi intende! Si, bisogna rispettare anche chi accoglie..se i suoi scopi sono rispettabili, mi permetterei di aggiungere. Saluti da Nicola.
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