
Per le strade di Santiago l’inquietudine affiora a vista, mista a quella solita ironia cilena che ha permesso a questo popolo di andare avanti nonostante gli orrori della dittatura.
Il 17 gennaio prossimo l’intera popolazione è chiamata di nuovo a votare, stavolta per il ballottaggio che deciderà definitivamente chi succederà a Michelle Bachelet, esponente illuminata del socialismo cileno e, a poche settimane dalla fine del suo mandato, con un record di gradimento senza precedenti per il Cile, ovvero più del 70%.
Forse è per questo che i cileni non riescono a sorridere. Questo voto li costringe di nuovo, infatti, a dover fare i conti con una delle pagine più difficili della loro storia, quel regime militare messo in piedi tra 1973 e 1990 dal generale che tradì il presidente Salvador Allende, ovvero Augusto Pinochet Ugarte.
I due sfidanti che arrivano al secondo turno di domenica, infatti, invece di proiettare il paese nel futuro come ogni campagna elettorale che si rispetti ripropongono vecchi fantasmi mai dimenticati. In particolare a spaventare anche i più attenti analisti internazionali è il candidato di destra, quel Sebastián Piñera che, in testa al primo turno ma incapace di ampliare le proprie alleanze, il 17 gennaio se la giocherà all’ultimo voto contro Eduardo Frei della Concertación, la coalizione di socialisti e democristiani cui appartiene anche la Bachelet, nonché ex presidente dal 1994 al 2000.
Il perché di tanta preoccupazione? A finire sotto accusa sono state le dichiarazioni di Piñera in persona che ha lasciato aperta la possibilità di integrare nel suo governo, in caso di vittoria, due personaggi che ai tempi della dittatura giocarono ruoli pubblici rilevanti.
Si tratta di Joaquín Lavín, che con i militari collaborò nell’area economica e che nel 1999 e nel 2004 si candidò senza risultato alla presidenza, e dell’economista Cristián Larroulet.
“Aver lavorato con un governo, anche militare”, ha proclamato in loro difesa Piñera, “non è un peccato né un delitto”. Resta da vedere se ad essere d’accordo saranno tutti quei cileni che andranno alle urne per i quali la dittatura resta ancora un fantasma con cui si vorrebbero chiudere i conti una volta per tutte.
- Martedì 12 Gennaio 2010

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Commenti
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Il 12 Gennaio 2010 alle 16:48 indigesto ha scritto:
Caro Paolo Manzo, delle dittature sopravvivono spesso due giudizi, quello che ne dà il popolo e quello che ne danno i politici. Questo, soprattutto quando non è proprio il popolo ad esprimere i politici, cosa abbastanza frequente. Poi, col tempo, i giudizi coincindono: le nuove generazioni giudicano le dittature per sentito dire (dai politici) ed i politici per essere ossessionati da un loro temuto ritorno. La “storia” poi fa il resto!
Non conosco la situazione “generazionale” del Cile, anche se so che la dittatura può essere ancora considerata un fatto recente, in quel Paese; ma penso che le preoccupazioni del popolo nei riguardi di Pinera (mi manca la tilde) siano eccessive. In fondo è un atto di “coraggio”, per un politico, prescindere dalla storia personale di chi si intende chiamare a collaborare. Sono portato piuttosto a credere che siano argomenti più utili da invocare, per i politici di campo avverso. Come del resto accade un pò dovunque. Cordiali saluti.
Il 13 Gennaio 2010 alle 22:45 paolo.manzo ha scritto:
Caro indigesto,
non mi pare affatto siano eccessive le preoccupazioni dei cileni nei confronti di Piñera che è il grande favorito alla presidenza nel voto del 17 gennaio. E’ anzi probabile che ce la faccia a sconfiggere Frei.
Di certo c’è che camminando per Santiago e parlando con i taxisti (termometro parziale ma obbligato per chi fa il mio lavoro) e con la cosiddetta classe media impiegatizia ci si rende conto che sono in molti a considerare la dittatura sanguinaria di Pinochet come “difensiva” e, tutto sommato, “ottima dal punto di vista economico”. Della serie, Allende e i suoi volevano implementare il comunismo in Cile e Pinochet non ha fatto altro che impedirlo. Punto. Certo ha sbagliato modalità - sostengono sempre loro - certo invece di bombardare la Moneda avrebbe potuto agire in modo più subdolo (o intelligente, dipende dai punti di vista) come fecero Videla & co. in Argentina. Anche perché questi ultimi uccisero una decina di volte di più del generale Augusto Ugarte (3mila vs 30mila) solo che lo fecero di nascosto, proprio perché “avevano imparato la lezione cilena” che tante reazioni provocò in Occidente e nel mondo intero proprio perché condotta “alla luce del sole”.
“Collaborare con chi collaborò”, dunque, è a mio avviso più un modo per assicurarsi quest’elettorato, se vogliamo anche in modo populista, che un atto di coraggio. Sicuramente è un vedere la politica cilena in un modo worldwide assai poco “politically correct” … ;)
Il 13 Gennaio 2010 alle 22:47 paolo.manzo ha scritto:
Enrico, da vecchio anarco-comunista so per certo che puoi dare di più nell’analisi … ;)
Il 14 Gennaio 2010 alle 0:28 indigesto ha scritto:
Caro Paolo,faccio un pò fatica a capire; poichè non sono legato ad ideologie, con le quali misurare tutto, mi fido di te, per competenza e serietà, qualsiasi siano i tuoi orientamenti. Tutte le dittature sono deprecabili, soprattutto le sanguinarie. Ciò detto, credo che parlando del tassista e dell’impiegato voglia riferirti al ceto medio, tradizionalmente di “destra” a tutte le latitudini. Ma se Pinera ricorre, come dici, a criteri populistici (traduco:demagogici,tesi ad accatticarsi il popolo) nel procurarsi collaboratori legati al vecchio regime dittatoriale devo pensare che i “buoni ricordi” che questo ha lasciato siano più diffusi di quanto si possa credere. Forse sbaglio, ma non so francamente andare oltre. Cordialità.
Il 14 Gennaio 2010 alle 1:39 gratis ha scritto:
Mi riferisco alla risposta data da paolo.manzo a indigesto nel post del 13 gennaio delle ore 22,45.
L’opinione che lei ha ascoltato dei cileni è esattamente quello che è avvenuto all’epoca.
La demonizzazione di Pinochet è solo opera del sinistrume internazionale, il nostro in prima linea.
Allende non era altro altro che uno alla Chavez e forse peggio, aveva perso le ultime elezioni che davano la maggioranza alla destra ma non intese lasciare il potere, nonostante i disordini e gli scioperi che provocava nel Cile d’allora.
Pinochet fece l’unica cosa sensata, lo dimise con la forza, visto che con la politica non se ne voleva andare.
Da quelle parti, in sudamerica, come d’altonde in tutto il resto del mondo, le sinistre quando hanno il potere per le mani difficilmente lo mollano se devono.
Di conseguenza ci furono disordini e lotte armate che Pinochet NON poteva eliminare con la legge ordinaria o infilando in galera qualche rivoluzionario, la cosa non avrebbe avuto termine.
Di conseguenza fu costretto a prendere delle decisioni violente e sgradevoli e anche se sono passati alcuni decenni soltanto, all’epoca il clima e le modalità di comportamenti erano diverse da oggi.
In realtà Pinochet riuscì a far riprendere l’economia cilena che si era avvitata con Allende in una crisi senza ritorno.
In altre parole ha salvato economicamente il suo paese e gli ha dato un sistema pensionistico che fu addirittura studiato anche qui in Italia.
Il fatto è che le sinistre internazionali sono vendicative e quando hanno avuto l’occasione di avere in Spagna Pinochet, dopo che ormai si era dimesso, è uscito furoi il solito giudice Garzon, mi sembra, ad arrestarlo e volerlo processare.
Naturalemtente è finito che la Spagna, per evitare polemiche internazionali, ha finito per rilasciarlo ma la cosa ha avuto l’immediata replica delle sinistre in Cile appena ne hanno avuto l’occasione, prendendo la palla al balzo per processarlo, cosa non tanto intesa a colpire la persona Pinochet, malato e quasi morente, ormai evanescente nel pensiero per Alzheimer, ma come al solito per condannare tramite lui la destra di allora e d’adesso, in pratica per questioni politiche che facessero passare dalla parte della ragione chi fin dall’inizio aveva torto marcio.
Cosa che ovviamente i pratici cileni se ne infischiano, come ha potuto constatare lei, anche se il baccano fatto contro Pinochet li induce a fare dei distinguo.
La propaganda, dai e dai, anche se falsa finisce per infilarsi nella testa anche di chi non vorrebbe, perfino in Cile, e qui da noi c’è gente che crede ancora al dittatore Pinochet colpevole d’infamia.
Il 14 Gennaio 2010 alle 14:45 indigesto ha scritto:
Caro gratis, si, la propaganda penetra come un liquido corrosivo. Ma occorrono anche le teste vuote atte a riceverla. Chissà quanta ne hanno ricevuto le teste di chi ancora oggi sostiene che il comunismo distribuisce benessere. Forse si riferisce a quegli ottanta milioni di morti che sono passati a miglior vita(così si dice)in virtù del comunismo. O forse pensa che il benessere cresca spontaneamente e che basti raccoglierlo, o che venga calato dall’alto come la biblica manna. Chissà se in Cile il benessere da distribuire è da intendersi nelle sostanze di qualche magnate della TV, come da noi Berlusconi, della cui spoliazione qualche nostrano residuo di “comunista anni 40″ pensa ancora di poter beneficiare ed arricchirsi. Forse il nostro Paolo Manzo potrebbe dirci in proposito qualcosa di più.
Il 14 Gennaio 2010 alle 17:28 gratis ha scritto:
Moderatore, vedo che dorme quando c’è in giro il compagno ma si sveglia quando ribatte uno di centro destra.
Come ha già scritto “indigesto”, più che colpire noi utenti fa fare una figuraccia a voi di Panorama che permettete cose simili.
Il 14 Gennaio 2010 alle 17:34 indigesto ha scritto:
Gratis, avranno capito anche loro che si tratta di persona non sempre lucida.
Non credo che sia un problema di contenuti. Saluti.
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