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Barack Obama: cambia (change) la tua politica!

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  • Tags: Barack Obama, massachusetts, obamamania, riforma sanitaria americana, Stati Uniti
  • 4 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Alla fine era diventato un referendum sul primo anno alla Casa Bianca. E Barack Obama l’ha perso. Inesorabilmente. Per lui un segnale molto forte. Per il Partito Democratico, fortissimo.

La vittoria del candidato repubblicano Scott Brown nelle elezioni per il seggio che fu di Ted Kennedy, rimasto vacante dopo la morte del Senatore, suona non come un semplice campanello di allarme. E’ qualche cosa di più. E’ quasi un avvertimento non solo per le elezioni di Medio Termine che si celebreranno tra qualche mese, ma addirittura anche per le presidenziali del 2012.

A dodici mesi esatti dal suo insediamento, Barack Obama deve fare i conti con la sua azione di governo. E pensare a come cambiarla, se non vuole perdere il consenso che un anno fa lo portò a sconfiggere John McCain.

L’esito delle supplettive del Massachusetts non ammette repliche. Uno sconosciuto repubblicano ha conquistato il feudo dei Kennedy, il luogo dove il Grand Old Party mieteva sconfitte da più di 30 anni. Brown ha vinto, con un risicato margine rispetto a Martha Coakley, ma senza grossi affanni, recuperando sondaggio dopo sondaggio il terreno nei confronti dell’avversaria.

Neppure l’impegno in prima persona del presidente ha arginato la falla nella diga dei voti democratici. Prima della consultazione Obama era volato a Boston per dare il suo appoggio alla Coakley. La sua presenza non è servita. Anzi. Secondo alcuni osservatori sarebbe stata controproducente.

L’analisi offerta oggi dal New York Times è lucida (e quasi spietata): i democratici hanno perduto l’elettorato indipendente, quello che 12 mesi fa (insieme ai giovani) fu il vero artefice della vittoria di Barack Obama. E se loro se ne sono andati, la colpa è proprio del presidente; degli errori tattici commessi in questo primo anno di mandato, delle promesse non mantenute, dei messaggi contraddittori inviati alla nazione, dei suoi dubbi nell’agire,
nelle sue scelte che, in alcuni casi, come per esempio la riforma sanitaria, hanno diviso il paese e “spaventato” una parte del suo elettorato.

Eletto alla Casa Bianca come l’Anti Bush, ma anche come l’uomo che avrebbe dovuto rasserenare il paese, Obama ha trascorso un anno difficile (con la crisi economica che ancora morde le caviglie di molte famiglie americane), ondeggiando tra il pragmatismo e il riformismo prudente; tra l’interventismo (del suo governo) e l’incapacità di cambiare “le cose” a Washington, come aveva promesso durante la sua campagna elettorale.Alla fine ha scontentato un po’ tutti.

Ora, l’inquilino della Casa Bianca deve fare scelte difficili.
La sconfitta in Massachusetts fa perdere ai democratici il sessantesimo seggio del Senato, quello indispensabile per evitare il filibustering dei repubblicani. La riforma sanitaria è a rischio.

Nei giorni scorsi, in caso di sconfitta a Boston, lo scenario era quello di approvarla in fretta e furia prima che si insediasse Scott Brown. Adesso, che l’incubo si è materializzato i vertici del partito democratico non sono più così sicuri che questa sia la strada da seguire. Il GOP ha chiesto di non fare blitz. Molti senatori democratici hanno espresso la stessa posizione, preoccupati del cadere, ancora loro, tra qualche mese sotto la scure della disillusione degli elettori.

Barack Obama dovrà decidere cosa fare. Se ascoltare queste voci, con la prospettiva che la riforma non veda mai la nascita, oppure se forzare la mano e proseguire nella strada intrapresa.Ma più in generale, il presidente dovrà rivedere la sua politica. Dovrà cercare un maggiore consenso bipartisan per far passare provvedimenti che vadano bene anche all’opposizione.

Dopo la sconfitta del Massachusetts, una cosa dovrà fare soprattutto Obama. Ritornare in sintonia con il “sentire” del suo paese, con le sue aspettative. Un anno fa se ne alimentava e l’alimentava. Ora,dodici mesi dopo, sembra un uomo non più dentro quel mood.

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 20 Gennaio 2010

Vedi anche:

  • Riforma sanitaria: Obama costretto allo stop
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Commenti

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Il 20 Gennaio 2010 alle 20:56 indigesto ha scritto:

Si, ma la strada tracciata da Bush non è certo la più facile da seguire! Qualche indecisione la si può pur capire. Le riforme sociali per cui è stato eletto trovano forte opposizione, la crisi finanziaria di certo non l’ha voluta Obama, e allora, per quanto risicato, mal si comprende il voto dato a Brown, se non come uno “sforzo” della opposizione repubblicana. A parte il seggio vacante, forse si vota troppo negli USA (come in Italia). Ma dubito che si arriverà al “sabotaggio” della linea politica del Presidente da parte dei suoi stessi elettori!

Il 12 Luglio 2010 alle 22:46 Notizie dai blog su La riforma finanziaria ormai in porto ha scritto:

[...] Barack Obama: cambia (change) la tua politica! Alla fine era diventato un referendum sul primo anno alla Casa Bianca. E Barack Obama l’ha perso. Inesorabilmente. Per lui un segnale molto forte. Per il Partito Democratico, fortissimo. blog: Obamamania | leggi l’articolo [...]

Il 29 Luglio 2010 alle 2:12 gianni tavano ha scritto:

giovedì 15 luglio 2010

Barack Obama al Governo degli USA tra Segnali Divini e Condizionamenti Terreni

Si e’ da piu’ parti parlato e sempre piu’ spesso delle difficolta’ e dei tantissimi ostacoli che, senza soluzione di continuita’, quasi vorticosamente, si presentano sul cammino di questa nuova Amministrazione americana sin dagli inizi e di come il Presidente li affronti con il sostegno del suo Staff, della famglia e di tanti sostenitori fuori e dentro gli USA, spesso anche tra le fila dell’opposizione repubblicana.

Io stesso scrivevo nel marzo scorso di come Barack Obama riesce ad affrontare i vari problemi, le diverse crisi vecchie e nuove, non distraendosi mai dalle promesse fatte, dal programma presentato agli elettori che lo hanno poi premiato scegliendolo come nuovo inquilino della Casa Bianca.

Certo, un Barack Obama al timone della “barca” ormai da 18 mesi durante una navigazione sempre difficoltosa tra flutti tempestosi ed onde altissime in un mare quasi sempre in burrasca, intento continuamente a cambiare rotta per portarsi, assieme alla sua gente, al riparo dalla tempesta verso orizzonti sempre piu’ sereni e tranquilli, nel massimo possibile di condivisione dei benefici e del progresso della Societa’ che guida, animato com’e’ da una volonta’ ferrea e da un impegno sempre continuo e costante basato su una organizzazione del lavoro sua e del suo Staff molto qualificata nella piena consapevolezza di operare comunque nell’ambito della piu’ avanzata e fortemente consolidata Democrazia al mondo.

Ma andiamo con ordine; dalla seconda meta’ del marzo scorso con l’importante traguardo raggiunto con il via libera a maggioranza dal Senato alla Riforma Sanitaria estesa a 32 milioni di Americani; un vero e proprio stravolgimento culturale e delle condizioni di vita in quel Paese, un cambiamento cosiddetto “epocale” e, mentre ancora si assaporava il successo di quella iniziativa il viaggio a sorpresa in Afghanistan con le giuste rivendicazioni a karzai e la risposta rigida e diretta a Netanyahu per la presa in giro in Israele qualche settimana prima al Vice Presidente Biden circa la sospensione degli insediamenti dei coloni israeliani nei territori occupati.

Quindi la firma del trattato con il Presidente Russo fino al recente scambio di prigionieri detenuti per spionaggio avvenuto praticamente “alla luce del sole” in un clima di assoluta distensione come le attuali relazioni tra Stati Uniti e Russia impongono; poi ancora l’annuncio del varo di nuove centrali nucleari sicure con la ripresa delle trivellazioni, sempre nel massimo delle garanzie di sicurezza; forse una forma indiretta di “ricompensa” all’aiuto di alcuni Repubblicani sopratttutto in relazione al varo della nuova Riforma Sanitaria.

Tutto secondo quanto nel programma elettorale che non escludeva ne’ il nucleare, ne’ la ripresa delle trivellazioni per lo sfruttamento di nuovi giacimenti di petrolio a condizione che si agisse appunto secondo i massimi standard possibili di sicurezza e solo entro alcune specifcihe aree territoriali gia’ predefinite e consenzienti.

Ma il programma elettorale prevedeva anche la creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore delle energie pulite alternative ed in genereale per tutte le iniziative comunque indirizzate alla salvaguardia dell’Ambiente.

Poi ancora gli interventi sul sociale , la Laicita’ dello Stato ribadita con gli interventi in materia di Aborto e di diritti acquisiti a favore del popolo dei Gay.

Infine Wall Street, il controllo sempre piu’ stringente sulle Banche, sui grandi Gruppi Finanziari con il ridimensionaneto sia proprio in termini di dimensioni che dell’entita’ dei Benefits da riconoscere ai propri Manager.

Maggiore trasparenza richiesta proprio a quegli istituti a cui sono andati i primi aiuti gia’ all’inizio del suo mandato e questo a tutela degli investitori, sulla cui pelle sono stati commessi abusi ed illegalita’ molto pesanti.

Prima ancora il ridimensionamento della grande Industria Automobilistica americana con l’appoggio a Partnership con importanti Case Europee che dessero una svolta alla sua produzione di modelli ormai obsoleti ed antieconomici; anche in questo caso una svolta anche culturale assai importante.

Ancora Guantanamo, lo Yemen, il terrorismo e le iniziative tutte e sempre con la particolarissima attenzione su tutto a garantire la sicurezza a tutti dentro e fuori dei confini degli USA.

Infine l’Iran verso cui Obama e’ riuscito ad incassare l’appoggio anche della Cina sugli inasprimenti dell’embargo in caso di mancata interruzione del programma nucleare di arricchimento dell’uranio da parte di quel Paese.

Quindi, la questione dell’immigrazione con la tutela dei diritti dei piu’ deboli, dei piu’ disagiati; poi ancora gli attentati, il terremoto ad Haiti con un coinvolgimento personale anche emotivo ai gravissimi problemi di quel Popolo aggravati da quella immane tragedia.

Anche la First Lady, Michelle, riesce in modo pratico ed assai concreto , a fianco del marito, a contribuire a questo continuo e faticoso lavoro quotidiano di costruzione del bene e del progresso del loro Paese e, di riflesso, del Mondo intero; sempre elegante, non solo nell’abbigliamento ma anche nel modo di affrontare le tante diverse questioni che Le si prospettano, dall’impegno pubblico nel Sociale fino anche al Gossip subìto nel privato.

Ancora una particolare attenzione anche alla crisi finanziaria in Grecia ed all’Europa quindi la ricucitura dei rapporti con Israele e la promessa di sostegno ai Palestinesi per la nascita di uno Stato Palestinese tutelando la dignita’ di quel Popolo ed assicurando loro il massimo delle Garanzie possibili per tutti in quell’Area del mondo da sempre tanto tormentata.

Attenti pero’, alla base di tutto si ricorda essserci un importante lavoro quotidiano di tessitura del dialogo in tutte le sue parti, le sue componenti, da parte di tutto lo Staff presidenziale fino al compito piu’ delicato di comuicare al mondo tutte le decisioni prese e le iniziative avviate o da intraprendere; compito quest’ultimo assunto direttamente dal Presidente da vero Esperto di Comunicazione quale da piu’ parti gli viene riconosciuto.

Da ultimo, ma forse ormai il primo e piu’ grave dei problemi ancora da risolvere, la Marea Nera nel Golfo del Messico che ormai da oltre tre mesi sta provocando danni incalcolabili all’Ambiente ed all’Economia in quell’Area del Mondo; come fermare quel flagello!??

Problema evidentemente sottovalutato; si pensava probabilmente che sarebbe stato facile affrontarlo ed in qualche modo risolverlo in tempi anche piuttosto brevi; tutto si sarebbe superato con un risarcimeto danni piu’ o meno pesante da concordare tra le parti, scuse formali da parte dei responsabili, qualche testa tagliata e tanti soldi a tanta gente perche’ si potesse piu’ in fretta dimenticare i relativi conseguenti gravissimi danni all’ambiente verificatisi nell’Area interessata al problema.

Così non e’ stato e ci si chiede perche’ sia stato lasciato solo alla BP il compito di intervenire e non si sia messo subito in campo tutto l’impegno possibile da parte del Governo degli USA che avrebbe dovuto gestire direttamente tutti i lavori necessari sia di riparazione del danno che della successiva bonifica, semmai con aiuti esterni anche da parte della stessa BP e comunque utilizzando tutte le esperienze e le tecnologie accessibili disponibili “all over the world”.

Certamente un ritardo assai grave e colpevole che Barack Obama pero’, pur pagandolo pesantemente in termini di perdita di consenso negli ultimi sondaggi con percentuali a due cifre, sta gia’ trasformando in opportunita’.

Intanto si fa pagare dalla BP alcune centinaia di migliaia di quei 5 milioni di posti di lavoro promessi in campagna elettorale per gli interventi sulle energie alternative e la Tutela dell’Ambiente poi, illuminato da questo.. “Segnale Divino”, puo’ cogliere l’opportunità di rivedere al meglio i propri programmi annunciati sulle nuove trivellazioni e sul nucleare cambiando in corsa i piani sull’energia, la mobilita’ e le emissioni nocive in atmosfera anche a parziale modifica di quanto gia’ programmato senza ormai dover dare troppe giustificazioni ad alcuno, pur condizionato com’e’ e sempre piu’ in queste ore in particolare dagli ambientalisti e dagli ecologisti.

Condizionamenti in generale tutti in relazione alle diverse vicende ed ai quotidiani accadimenti nel mondo; condizionamenti spesso pesanti, nella sfera pubblica ed a volte anche privata e personalissima, per la particolare condizione di garante dell’ordine e della pace tra i Popoli che gli si riconosce appunto quale Presidente degli Stati Uniti d’America.

gianni tavano

http://lavoro-solidarieta-prog.....ogspot.com

gruppo “Riforma Etica” su Fb

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