Alla fine del 2008, un diciannovenne ha ucciso un politico in vista del suo villaggio e adesso è diventato l’idolo dei suoi concittadini. È successo a Xiashuixi, un centro delle regioni minerarie del Nord della Cina, dove il giovane Zhang Xuping ha accoltellato il delegato locale del Partito Comunista. Era stato pagato per farlo da un altro abitante del villaggio, un agricoltore le cui terre erano state confiscate illegittimamente qualche anno prima e che era stato malmenato da un gruppo di teppisti probabilmente al soldo del funzionario quando aveva tentato di rivolgersi alle autorità per contestare l’esproprio.
Oggi Zhang in primo grado è stato condannato a morte, ma è possibile che la corte che lo giudicherà in appello decida per una pena più mite. Ventunmila persone, soprattutto minatori e contadini, infatti, hanno sottoscritto una petizione in suo favore e a centinaia si affollano alle udienze per sostenere l’imputato. Per evitare che la loro rabbia esploda i giudici potrebbero pronunciarsi con indulgenza: del resto, non sarebbe la prima volta. A maggio dell’anno scorso, Deng Yujiao, una pedicurista di Badong (all’estremo occidente del Paese), aveva respinto le pesanti avances di un altro notabile del Partito e nel difendersi dalla sua aggressione l’aveva ferito a morte. Dopo solo un mese, la ragazza era stata lasciata libera dal tribunale, proprio per assecondare il poderoso movimento popolare di protesta che aveva simpatizzato con lei.
Nelle aree di periferia e di campagna, gli emissari del Partito sono spesso corrotti e si rendono protagonisti di abusi e prepotenze che la popolazione sopporta sempre meno. Soprattutto perché capita assai di rado le autorità centrali ammettono le malversazioni dei propri funzionari e chi protesta ha di regola la peggio, inducendo talvolta le vittime delle vessazioni a gesti estremi che i loro concittadini comunque giustificano.
- Venerdì 22 Gennaio 2010


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Commenti
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Il 22 Gennaio 2010 alle 15:20 indigesto ha scritto:
Da quello che leggo, gentile Professoressa, qualche parvenza del concetto di proprietà c’è da quelle parti, anche se spesso oggetto di soprusi, come nel caso descritto. Se vi aggiungiamo la produzione e conseguentemente l’economia, ad impostazione occidentale, che tirano a tutto spiano, ne viene fuori uno strano paese che di comunista ha conservato solo il Partito e, conseguentemente, la nomenklaura dominante. Anzi, con i suoi potentati periferici, finisce tanto per somigliare a qualche dittatura di tipo occidentale. Con buona pace dei duri e puri!
Il 22 Gennaio 2010 alle 16:21 jane55 ha scritto:
Questa storia di vessazioni da parte di piccoli amministratori locali mi ricorda tante storie lette sulla Cina imperiale, con i vari piccoli mandarini ed esattori locali che vessavano le popolazioni agricole.Mi sorge un dubbio:la storia ha forse dei cicli e ricicli continui?Una cosa è certa, le popolazioni agricole dei grandi imperi, più lontane dal potere centrale, sia che vestono in rosso,sia che vestono miseramente, sempre soffrire debbono…
Il 24 Gennaio 2010 alle 15:14 indigesto ha scritto:
Molti vogliono amministrare, pochi produrre! E per poter produrre occorre mettere in conto i limiti dell’uomo! Cosa che il parolaio Marx ha trascurato. Il benessere è sempre frutto di molte contraddizioni. Lo vediamo anche in Cina, liddove la strada del benessere, semmai raggiunto, passa attraverso soprusi, sofferenze per gli sfruttati, spregiudicatezza nei riguardi di tuttociò che è nocivo. Ciononostante si può raggiungere una certa ricchezza, che sarà poi possibile distribuire, se v’è coscienza sociale. Il miraggio del comunismo è mezzo di persuasione brandito da pochi furbi. Chi patisce e vi crede è, da sempre, e tale rimarrà, solo un “utile idiota”! Piuttosto che pensare di possedere “verità fallite” farebbe bene a dedicarsi a letture più adatte a distrarre la mente e lo spirito. Anche le avventure di Topolino potrebbero rivelarsi adatte allo scopo!
Il 25 Gennaio 2010 alle 13:25 indigesto ha scritto:
Leggere in modo scomposto e presuntuoso poco o nulla consente di capire. Se il capitalismo non distribuisse nemmeno potrebbe accumulare. Est modus in rebus, semmai. Questo lo capisce anche chi può permettersi di leggere solo le favole!
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